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Abbazia

Teolo (Padova), abbazia di Santa Maria di Praglia, XV-XVI sec., pianta (disegno C. Carpanese).
Teolo (Padova), abbazia di Santa Maria di Praglia, XV-XVI sec., pianta (disegno C. Carpanese).

Definizione-Etimologia

Monastero autonomo, con propria personalità giuridica, posto sotto la guida di un abate o di un’abbadessa (dall’aramaico abba, padre), eletti dalla comunità. È il ruolo di tali figure canoniche che distingue le abbazia dalle altre strutture costruite per comunità di religiosi regolari (priorati, conventi). Il titolo di abate è utilizzato dalla famiglia benedettina e da altre famiglie monastiche, ma è applicato anche per alcune congregazioni di canonici regolari. Le abbazie possono essere esentate dalla giurisdizione del vescovo locale o addirittura godere di un proprio territorio con statuto particolare extradiocesano (abbazia nullius).
L’abbazia è quindi una declinazione dell’architettura monastica e canonicale caratterizzata dalla complessità d’impianto e dalla rilevanza degli elementi di rappresentanza. Per tale valenza istituzionale, l’abbazia non può dunque essere semplicemente considerata come una sommatoria di edifici funzionali alla vita regolare (ossia condotta secondo le regole e le consuetudini monastiche), ma piuttosto come risultato, di particolare valore emblematico, delle differenti interpretazioni spirituali, ecclesiologiche, culturali e sociali della vita comune dei religiosi, nelle loro diverse articolazioni.

Elementi costitutivi

I principi architettonici delle abbazie si trovano nel passaggio dalla vita monastica eremitica (individuale) al regime cenobitico (ossia comunitario), basato sulla condivisione di regole di comportamento e di spazi destinati alla vita comune (chiesa, refettorio, dormitorio, sala capitolare, infermeria) e al lavoro (laboratori, cucina, cantina, magazzini, scriptorium, biblioteca). Le regole e le consuetudini definiscono gli usi, ma lasciano ampio spazio alle interpretazioni formali e artistiche. Se la chiesa abbaziale con il cuore monastico è il centro della vita liturgica, il chiostro è lo snodo funzionale e rappresentativo della vita comune.
Il termine claustrum nell’Alto Medioevo definisce il recinto chiuso al cui interno si ritirano i monaci, ma a partire dal IX secolo comincia a indicare uno spazio regolare quadrilatero, circondato da portici, oggi comunemente chiamato chiostro. Presso le abbazie si possono trovare inoltre strutture abitative per i lavoratori laici o conversi, foresterie per gli ospiti, i pellegrini e i viaggiatori. I complessi abbaziali sono solitamente poli ordinatori di strutture territoriali complesse, sia per la rilevanza istituzionale, sia per le implicazioni economiche: l’insediamento circostante l’abbazia, la rete delle dipendenze e dei poderi, le strutture e le attrezzature per la produzione agraria, le reti stradali e irrigue sono fattori che modificano il volto del territorio su scala ampia; al tempo stesso, nonostante la scelta di separazione dal mondo fatta dai monaci (fuga a saeculo), le abbazie si pongono come modello di città compiuta e imitabile dalla società urbana.

Periodizzazione

Nel primo monachesimo occidentale non sono riconoscibili modelli ricorrenti nella disposizione e nelle architetture (che, anzi, utilizzano sovente strutture tardoantiche o rupestri), né la regola benedettina (metà del VI secolo) stabilisce la forma delle strutture comuni: la pluralità di chiese e cappelle, l’articolazione varia di cortili e portici, la rudimentalità degli spazi abitativi non testimoniano esigenze di razionalizzazione negli impianti delle prime realizzazioni.
La varietà contraddistingue gli esempi più rilevanti dei secoli VI-VIII (Subiaco, San Vincenzo al Volturno, Farfa). Anche nel monachesimo di matrice irlandese (Clonmacnoise), provenzale (Lerins) e nel mondo carolingio (Novalesa, Saint-Riquier/Centula) si affermano impianti a strutture dislocate, connesse da recinti, percorsi porticati e ampi spazi aperti per le liturgie processionali, mentre nelle chiese abbaziali si verifica il recupero dei modelli basilicali paleocristiani (Montecassino, Saint-Denis, Fulda). La rinnovata codificazione della regola benedettina (Capitulare monasticum di Aquisgrana, 817) si associa alla ricerca di ordine e di organizzazione, sostenuta dal legame tra monachesimo e istituzioni politiche imperiali (materializzato dalle strutture occidentali delle chiese, Westwerk). La pianta ideale di un’abbazia conservata presso la biblioteca di San Gallo (825 circa) è lo schema direttore di una vera e propria città abbaziale: cuore funzionale e geometrico dell’impianto è il chiostro quadrato e porticato, che si affianca alla chiesa abbaziale, lungo il cui asse ordinatore si dispongono il coro e i volumi delle absidi e delle torri.
L’architettura abbaziale dal X secolo si afferma come fatto sociale e politico che travalica i limiti monastici: la seconda e la terza fase di Cluny (dal 993 e dal 1088) e l’abbazia di Montecassino ricostruita dall’abate Desiderio (dal 1066) sono capisaldi e modelli per l’architettura di tutta la Chiesa nell’età della riforma gregoriana. Declinazione specifica è invece quella inglese, in cui il modello abbaziale si contamina con quello della cattedrale (Canterbury).
La definizione di nuove consuetudini che reinterpretano la regola benedettina porta a una diffusione di modelli spaziali ispirati alle abbazie “madri” riformate e a visioni condivise della vita comune. Si può quindi parlare, nel Basso Medioevo, di architetture cluniacensi, cistercensi, camaldolesi o certosine per il mondo monastico, e premonstratensi o vittorine per le federazioni canonicali. La crisi del monachesimo di fronte alle rinnovate istanze spirituali bassomedievali, fatte proprie dai nuovi ordini mendicanti, non comporta il totale declino del modello abbaziale a fronte di quello conventuale. Le riforme benedettine quattrocentesche hanno esiti architettonici importanti (Santa Giustina a Padova, Santa Maria di Praglia), per arrivare in età controriformista e barocca a sviluppi monumentali e di grande impatto paesaggistico, in particolare nel centro Europa (ricostruzioni di Melk e di San Gallo).
Il Movimento liturgico e il rinnovamento ecclesiologico tra XIX e XX secolo hanno portato a un’innovativa ricerca contemporanea nell’architettura delle abbazie, sia in Europa (a Vaals di H. van der Laan, 1986), sia negli Stati Uniti (a St. John’s, Minnesota di M. Breuer, 1961; a Mount Angel, Oregon, biblioteca di abbazia Aalto, 1970), sia nelle terre di nuova evangelizzazione (Keur Moussa, Senegal).

Bibliografia

Braunfels W., Monasteries of Western Europe. The architecture of the Orders, London, 1972; Cassanelli R., López-Tello García E. (a cura), Benedetto. L’eredità artistica, Milano, 2007; De Rubeis F., Marazzi F. (a cura), Monasteri in Europa occidentale (secoli VIII-XI): topografia e strutture, Roma, 2008; Debuyst F., Il genius loci cristiano, Milano, 2000; Heitz C., Recherches sur les rapports entre architecture et liturgie à l’époque carolingienne, Paris, 1963; Romanini A.M., Righetti Tosti-Croce M., Monachesimo medievale e architettura monastica, in Dall’eremo al cenobio. La civiltà monastica in Italia dalle origini all’età di Dante, Milano, 1987, pp. 423-575.

 

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