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Acropoli

L'acropoli fortificata dell'Acrocorinto (Corinto), vista dalla città.
L'acropoli fortificata dell'Acrocorinto (Corinto), vista dalla città.

Definizione – Etimologia

La parte alta della città greca (ákros, alto, pólis, città) associata alla ypò pólis, la parte bassa. I termini disgiunti si trovano nell’Iliade (VI, 86) a proposito del troiano tempio di Atena sito in pólei ákrei, ma già nell’Odissea (VIII, 494) akrópolis è in unica parola; i due vocaboli separati restarono però in uso fino all’età greca tarda. In alcune fonti letterarie, l’acropoli è menzionata semplicemente come pólis, mentreásty è riferito alla città bassa.

Derivazione, processo formativo e filoni tipologici

Nella storiografia, acropoli è termine esteso agli ambiti non ellenici, soprattutto se di tipo cultuale ed è usato anche per siti preistorici con caratteristiche di rocca o di cittadella fortificata; ne sono esempi in Tessaglia Dimini e Sesklo, insediamenti di età neolitica e del bronzo recente (XV-XIII secolo a.C.). L’acropoli era considerata simbolo del potere e della forza della città, entità emergente di una città sviluppata sulle pendici e ai piedi di un rilievo; tale situazione insediativa era peraltro frequente data l’orografia delle regioni greche, egee e microasiatiche. Analoghi sviluppi sono documentati per le civiltà etrusco-italiche.
Nella tipologia dell’acropoli vanno distinti i tipi fondamentali dell’acropoli urbana, dell’acropoli santuario, dell’acropoli a funzioni miste, dell’acropoli più prettamente militare.
Al primo tipo, sviluppato con il consolidamento della struttura politico-economica della società, appartengono le città micenee collocate sulla sommità di rilievi, difese da potenti mura e dominate dal palazzo reale posto nella posizione più elevata, che garantiva visibilità e sicurezza; gli si affiancavano i luoghi per il corpo militare (Tirinto), mentre una porzione inedificata di città in caso di guerra dava riparo alla popolazione residente nelle campagne. Dal tipo miceneo derivò la città greca, ma per le mutate situazioni politiche il palazzo reale fu sostituito dal tempio della divinità tutelare del luogo; grazie alla continuità d’uso del sito, il passaggio è testimoniato da Micene e Atene; per la seconda, il sacro perípatos (sentiero) che la circondava era evidente segno di separazione dei luoghi sacro e profano.
Proprio in seguito alla progressiva distinzione delle funzioni cultuali, civili e politiche, commerciali, residenziali e difensive l’acropoli santuario si diffuse anche in ambito non greco, quando l’orografia lo consentiva. In età ellenistica e in periodo repubblicano romano (IV-I secolo a.C.) si svilupparono santuari acropolici di notevole e scenografico impatto: organizzati con più ordini di terrazze si svelavano gradualmente al pellegrino che saliva al tempio della divinità titolare collocato sulla terrazza superiore. Le isole egee prossime alla costa dell’Asia Minore e il Lazio sono le aree geografiche maggiormente interessate da questa esperienza. Per particolari situazioni storiche, sull’acropoli potevano trovarsi anche edifici a diversa destinazione. Il caso più noto è Pergamo, la cui scoscesa acropoli dominava il territorio e la città bassa con un assetto mantenuto in periodo imperiale romano: le strutture strategiche erano alla quota più alta, i santuari occupavano il sistema di terrazze digradanti disposte a ventaglio attorno al teatro, alle loro spalle erano il palazzo del principe e gli edifici amministrativi. Altrove, come a Corinto, Priene e Messene, rifondata nel 369 a.C., l’acropoli cinta da mura mantenne una funzione squisitamente rivolta alla difesa.

Collocazione rispetto all’insediamento urbano

Se l’acropoli costituiva il centro ideologico e simbolico della città, non ne fu quasi mai il centro fisico. Numerosi esempi documentano una posizione decentrata, giustificata dalla più alta quota disponibile, mentre la città era in relazione alle strade di collegamento con il territorio e a situazioni più favorevoli per gli spazi residenziali e civili. Di notevole interesse è Cirene, unica colonia greca in Africa, fondata nel 630 a.C.: l’acropoli murata, sito del primo insediamento, è rimasta decentrata anche se inclusa nel successivo sviluppo urbano cui non ha trasmesso le direttrici del proprio impianto ortogonale a lotti rettangolari. L’acropoli di Atene è viceversa il caso più noto di posizione rimasta baricentrica nel processo di crescita della città, orograficamente e formalmente emergente. Siracusa e Priene sono esempi di altra soluzione: l’acropoli cultuale, baricentrica o no ma sempre in posizione elevata, è inserita nella trama del tessuto urbano da cui si separa solo ritualmente grazie alle strutture che ne delimitano il témenos (recinto sacro).

Accezione moderna del termine

Seguendo la suggestione letteraria dell’acropoli della Troia omerica mutuata da quella ateniese, nel corso del Rinascimento la sperimentazione del modello acropolico, indagato soprattutto nel santuario laziale di Palestrina, portò a interessanti esiti quali il Cortile del Belvedere di Bramante nei Palazzi Vaticani e la Villa Barbaro a Maser di Palladio.

Esempi

Città fortificate di periodo miceneo: Micene, Tirinto, Argo, Pylo, Tebe, Orchomenos, Midea, Asine, Atene, Sifno; Acropoli greche con sola funzione cultuale: Atene, Lindos, Ialissos; Acropoli greche e di città coloniali: Corinto, Messene, Priene, Pergamo, Selinunte, Megara Hiblaea, Gela, Focea, Velia; santuari acropolici: Asklepieion a Kos, dei Grandi Dei a Samotracia, Fortuna Primigenia a Palestrina, Ercole a Cori, Giunone Lacinia a Gabii, Ercole Vincitore a Tivoli, Anxur a Terracina; Acropoli non greche: Marzabotto, Vehio, Ardea, Segni, Alatri, Volterra; Acropoli in posizione decentrata: Eretria, Pergamo, Lato, Gortina, Velia.

Bibliografia

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