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Acroterio

Dal greco àkroteion, cima, sommità, elemento decorativo collocato all’apice e alle estremità del frontone in un edificio a carattere monumentale provvisto di copertura a falde. Il termine già in età antica è impiegato per indicare le figure poste a coronamento dei tetti.
La genesi della decorazione acroteriale in età arcaica appare legata al processo di specializzazione dei coppi di colmo del tetto. Nel VII-VI secolo a.C., in molti templi di Grecia e Asia Minore, coperti da tetti in terracotta con sistema laconico, l’A. centrale è un grande disco fittile, a chiusura dell’estremità del coppo di colmo. Lo sviluppo dei sistemi di copertura porta nel tempo all’adozione di diversi motivi figurativi e ornamentali, realizzati non solo in terracotta, ma anche in marmo o in bronzo. Già nel VI secolo a.C., con la diffusione del sistema di copertura corinzio, appaiono A. costituiti da figure a tutto tondo: sfingi alate, cavalli, leoni, grifi, nikai alate, cavalieri o gruppi a soggetto mitologico. Molti A., sia centrali che laterali, assumono forma di arpie, sirene e teste di gorgoni, con funzione apotropaica. È attestato inoltre, originato nel mondo cicladico e poi diffusosi in un ambito più vasto, un tipo a volute multiple con palmette sia in cima che nei punti di tangenza delle volute, impiegato al vertice del frontone e abbinato di norma a sfingi angolari. Nei templi romani le statue acroteriali, solitamente a tutto tondo e spesso realizzate in bronzo, vengono collocate anche lungo le falde del timpano. I motivi figurativi più ricorrenti sono quadrighe, bighe, vittorie, tritoni. Il termine indica pure le terminazioni superiori dei lati brevi della tavola d’altare in certi particolari altari, detti “a corna” o “ad A.”.

Bibliografia

Danner P., Griechische Akrotere der archaischen und klassischen Zeit, Roma, 1989; Ginouvès R., Dictionnaire méthodique de l’architecture grecque et romaine, Roma, 1998, 3, p. 52; Praschiniker C., Zur Geschichte des Akroters, Brünn, 1929.

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