Addizione | Wikitecnica.com

Addizione

Pianta di Ferrara (M. Florimi, Siena, 1599).
Pianta di Ferrara (M. Florimi, Siena, 1599).

Definizione-Etimologia

Dal latino additio, -onis, derivato di addo (aggiungere), ampliamento pianificato di un centro urbano, ad impianto unitario, che si innesta su un versante della struttura insediativa, lasciando invariata gran parte del suo perimetro, ma mutandone l’orientamento e le dinamiche di sviluppo.

Generalità

Caratterizzata generalmente da un disegno regolare, l’addizione si connette al nucleo preesistente attraverso la continuità di percorsi stradali e di alcuni allineamenti, ma si differenzia nettamente sul piano morfologico, assumendo caratteri figurativi specifici e, non di rado, una differente scala di riferimento. La sua identità si definisce in contrapposizione rispetto alle componenti preesistenti della compagine urbana. Vecchio nucleo e città nuova tendono a mantenersi distinti e il loro rapporto dialettico viene a volte sottolineato anche dalla toponomastica.
Di norma la concezione di un’addizione si relaziona a iniziative di popolamento. La sua struttura tende ad assumere, così, una prevalente connotazione residenziale, subordinata al vecchio centro, nel quale rimangono localizzati i principali servizi urbani, gran parte delle attività tradizionali, ma soprattutto i poli rappresentativi del potere civile e di quello religioso.
Non mancano, tuttavia, esempi di addizione a carattere monumentale, concepite per conferire nuova magnificenza ad una città, senza alterare in maniera radicale la sua preesistente struttura. È la qualità delle architetture, la loro scala e l’esclusiva funzione pubblica a distinguere la nuova area urbana.

Esempi

Modelli additivi di espansione urbana vengono adottati già in età classica. Un esempio è dato dall’ampliamento, tra il 440 e il 430 a.C., di Olinto, in Calcidica, dove l’area di nuovo insediamento viene strutturata, secondo uno schema ortogonale, su un’altura collocata a nord dell’abitato di età arcaica, rispetto al quale la tessitura della città nuova si distingue nitidamente per dimensioni e orientamento.
In età ellenistica il metodo dell’addizione viene adottato sistematicamente nella programmazione della crescita urbana di Antiochia sull’Oronte. Fondata da Seleuco I (301-281 a.C.), la città viene ampliata una prima volta per impulso di Seleuco II Kallinikos (246-226 a.C.), che avvia l’urbanizzazione dell’isola sull’Oronte; mentre ad Antioco IV Epifane (175-164 a.C.) va ricondotto l’impianto di un nuovo quartiere ad andamento regolare, significativamente denominato Epifaneia.
Nelle realizzazioni monumentali dell’età imperiale si devono riconoscere i contributi più significativi dell’urbanistica romana. Il prototipo di questo genere di interventi è costituito dal piano di urbanizzazione del Campo Marzio promosso intorno al 27 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, sulla base di un fitto reticolo di allineamenti ortogonali, con l’obiettivo di monumentalizzare un’area ancora marginale e paludosa, ma destinata a divenire, nel volgere di pochi anni, lo scenario della celebrazione del principato augusteo. Analoghe istanze rappresentative del potere imperiale sottendono la concezione del Foro provinciale di Tarragona, capoluogo della Spagna citeriore, un complesso di inusitata grandiosità, incentrato su un enorme spazio porticato a impianto rettangolare, la cui realizzazione, promossa da Vespasiano, viene completata sotto Domiziano.
Dopo la fine del mondo antico quello dell’addizione torna a essere uno strumento di pianificazione ampiamente diffuso in area europea e, soprattutto, nell’ambito comunale italiano, tra XIII e XIV secolo. Esemplare è il caso dell’ampliamento di Massa Marittima, delineato intorno al 1227, nel segno di una netta discontinuità rispetto al centro urbano preesistente. A differenza del tessuto consolidato, caratterizzato da matrici d’impianto curvilinee, la struttura della civitas nova, infatti, è improntata a rigorosi criteri di rettilineità e ortogonalità: un tracciato stradale di sezione più ampia ne costituisce l’asse fondamentale, sul quale si innestano simmetricamente due serie di traverse che delimitano, con passo regolare, isolati rettangolari.
In alcuni ambiti territoriali, le dinamiche di popolamento favoriscono, tra XIV e XV secolo, la realizzazione di addizione che spesso seguono soltanto di pochi decenni i piani di fondazione. Nelle aree della colonizzazione “teutonica” nell’Europa nord-orientale, ad esempio, questi processi determinano, di norma, la formazione di due nuclei diversi ma autonomi nelle forme, nell’orientamento e nelle dotazioni difensive. È il caso di città come Toru’n, fondata nel 1231 e ampliata già nel 1264, o Elblag dove il primo nucleo, definito nel 1237, viene ingrandito nel 1347.
Fenomeni analoghi, ma con esiti di maggiore integrazione tra le due componenti urbane, si verificano anche in area padana. Si possono citare, in proposito, le esperienze di Castel Bolognese, centro fondato nel 1388 e ampliato nel 1425; di Budrio, fondata nel 1373 e ingrandita a partire dal 1430; di Massa Lombarda, dove la fondazione del 1251 (Castelvecchio) viene ampliata per volontà di Leonello d’Este (1441-1450) con l’impianto del Castelnuovo.
Sarà proprio la capitale dei domini estensi, Ferrara, a divenire nella seconda metà del XV secolo il campo di sperimentazione più fertile sul tema dell’addizione.
Al 1451 risale l’iniziativa di Borso d’Este, volta ad ampliare il nucleo medievale verso sud-ovest, in un’area che viene strutturata da un ampio asse di spina (il corso della Ghiara), sul quale si intesse una trama di percorsi ortogonali di dimensioni più ridotte. L’addizione di Borso prelude alla messa a punto del grandioso piano di espansione della città verso nord voluto da Ercole d’Este e realizzato a partire dal 1492, con il contributo determinante di B. Rossetti: un vero e proprio “monumento” della cultura urbanistica italiana del Quattrocento. L’addizione erculea interessa un’area più ampia di quella già urbanizzata, a nord del vecchio centro. La sua struttura primaria è costituita da una imponente croce di strade: un modello ampiamente diffuso nell’Europa medievale, ma che viene sostanzialmente risignificato in senso moderno.
Tra gli esempi realizzati in Europa nel corso dell’età moderna spicca, anche per le notevole dimensioni, quello dell’ampliamento di Nancy, promosso da Carlo III di Lorena intorno al 1590. Anche in questo caso la ville neuve, delineata dall’ingegnere italiano G. Citoni secondo uno schema di impianto ad assi ortogonali che definiscono grandi isolati rettangolari, risulta giustapposta al nucleo di origine medievale, fisicamente separato anche da un complesso dispositivo difensivo.
Sul finire dell’età moderna addizione concepite sulla base di un’orditura a maglie regolari divengono la matrice di ampi piani di espansione che rifondono il centro antico e il primo nucleo di espansione in una nuova unità urbana. A Bari, per esempio, il disegno del cosiddetto borgo murattiano, messo a punto nel 1818, definisce direttrici e criteri di impianto per il più esteso accrescimento della città che si realizza progressivamente nel XIX e al principio del XX secolo.

Bibliografia

AA.VV., La ciudad hispanorromana, Barcelona, 1993; Carlone G., Urbanistica preunitaria: la fondazione del Borgo Murattiano, in «Storia della città», 51 (1990), Bari moderna, 1790-1990, pp. 13-32; Ciotta G.L., La fondazione della “Ville Neuve” di Nancy ad opera di Carlo III, duca di Lorena, in «Quaderni dell’Istituto di storia dell’architettura», XXIV, 1977-78, pp. 49-68; Greco E., Torelli M., Storia dell’urbanistica. Il mondo greco, Roma-Bari, 1983; Gros P., Torelli M., Storia dell’urbanistica. Il mondo romano, Roma-Bari, 1988; Gruber K., Die Gestalt der deutschen Stadt, München, 1952; Guidoni E., Emilia Romagna: l’urbanistica dei centri signorili (sec. XIV-XV), in AA.VV., Le sedi della cultura in Emilia Romagna, L’epoca delle signorie. Le corti, Milano, 1985, pp. 91-115; Guidoni E., Storia dell’urbanistica. Il Duecento, Roma-Bari, 1980; Zevi B., Biagio Rossetti architetto ferrarese il primo urbanista moderno europeo, Torino, 1960.

Copyright © - Riproduzione riservata
Addizione

Wikitecnica.com