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Quartu, Sant’Elena (Cagliari), palazzetto su due livelli nel centro storico. Dettaglio della muratura in ladiri (mattoni crudi) priva di intonaco.
Quartu, Sant’Elena (Cagliari), palazzetto su due livelli nel centro storico. Dettaglio della muratura in ladiri (mattoni crudi) priva di intonaco.

Dall’egizio thobe, mattone, trasformato dagli arabi in ottob ed evolutosi nel francese toub e nello spagnolo adobe; in origine, non si riferiva necessariamente a mattoni di forma parallelepipeda come, invece, oggi comunemente si intende. Muratura ottenuta con mattoni di terra cruda formati a mano con o senza stampo, senza compressione e lasciati seccare naturalmente, senza cottura, rappresenta, probabilmente, una delle prime soluzioni costruttive adottate dall’uomo.
Le principali fasi costruttive di una muratura in adobe si sono tramandate nei secoli giungendo invariate sino ai nostri giorni; sinteticamente, si riconoscono le seguenti operazioni:

  • estrazione della terra nei pressi della costruzione da realizzarsi in quantità pari, in volume, al 30% di quello dei mattoni da realizzarsi;
  • vagliatura, da eseguirsi direttamente sul luogo di estrazione, generalmente con setacci a maglie variabili aventi dimensioni da 6 a 12 mm;
  • preparazione della terra, attraverso una idratazione preliminare fino a completa saturazione; successiva stasi per almeno 24 ore e aggiunta di sostanze di origine animale e/o vegetale (ad esempio paglia);
  • mescolatura e impasto da eseguirsi con vanghe e zappe, con i piedi o con l’ausilio di buoi, asini e cavalli facendoli muovere entro una fossa circolare predisposta all’occorrenza. Attualmente è possibile impiegare macchinari di vario tipo, fra cui in primo luogo la betoniera;
  • modellazione manuale o con l’ausilio di appositi stampi aventi dimensioni e forme variabili in funzione delle locali abitudini e tradizioni; generalmente si tratta di stampi lignei senza fondo con superfici interne perfettamente levigate. Una volta predisposta una superficie ricoperta di sabbia o paglia vi si posiziona lo stampo cavo, all’interno del quale si compatta manualmente un idoneo quantitativo di impasto, poi si pareggia la superficie superiore attraverso una tavoletta che si lascia scorrere appoggiandola al perimetro dello stampo. Trascorse poche ore, con un movimento deciso si solleva verso l’alto lo stampo lasciando sul posto il mattone ottenuto e provvedendo ad un lavaggio accurato dello stampo per evitare di compromettere le superfici dei mattoni successivi;
  • asciugatura dei mattoni, in un’area possibilmente al riparo dai raggi diretti del sole, almeno per i primi due giorni, onde evitare processi troppo rapidi di essiccazione e, quindi, formazione di fessurazioni superficiali; durante questo periodo i mattoni sono frequentemente rivoltati per consentire un’asciugatura omogenea;
  • stoccaggio del prodotto realizzato accatastando i mattoni, opportunamente distanziati, su file sovrapposte e al riparo da eventuali piogge improvvise. Il tempo necessario per una completa asciugatura varia in funzione della latitudine e del periodo dell’anno in cui si esegue tale operazione; in zone con climi non particolarmente caldi, se la produzione avviene in primavera e/o in autunno, un tempo pari a tre settimane o un mese, può ritenersi sufficiente.

Bibliografia

AA.VV., El adobe, Simposio Internacional y curso-taller sobre conservación del adobe, Lima-Cusco, 10-22.9.1983; Delcroix G., Les matériaux de construction en brique crue, Parigi 1972; Honsali A., Construction en terre. Guide pour la fabrication des blocs en terre crue, Ministère de l’habitat et de l’aménagement du territoire, Rabat, 1984; Melis L., Preparazione dei ladiri ed esecuzione delle murature, in Architetture in terra: tipologia, tecnologia, progetto. Atti del seminario svoltosi a Quartu Sant’Elena il 26.6.1990, Sanna A. (a cura), CUEC, Cagliari, 1993.

 

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