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Aereogel

Nel 1931 Steven Kistler, sottraendo del liquido da un gel, ottiene un materiale spugnoso, con una trama tridimensionale nanostrutturata e con una bassa densità. Si ricava da: silicio, alluminio, cromo, stagno e carbonio. I costi di produzione ne hanno limitato sinora l’utilizzo nel settore edilizio e si indagano nuovi sistemi produttivi, quale l’utilizzo di bucce vegetali (Malaysian Aereogel).
Il più utilizzato è l’aereogel di silice: è costituito per circa il 96% da aria e per il 4% da una struttura porosa aperta, biossido di silicio, principale componente del vetro. Ha conducibilità termica da 0,003 a 0,004 W/mK e assorbe fortemente la radiazione infrarossa; si pone come uno dei materiali innovativi traslucidi e isolanti (TIM, transparent insulating materials).
L’aereogel si presenta in granuli o pannelli che, posti all’interno di vetrocamera, realizzano involucri di edifici ad alta efficienza energetica (Thomas Herzog nel 1994). Prestazioni termiche e ottiche sono legate allo spessore.

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