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Affresco

Fra le tecniche di decorazione pittorica che si realizzano sui rivestimenti delle murature, la pittura ad affresco è ottenuta applicando i pigmenti sull’intonaco fresco prima che vi si compiano i fenomeni di trasformazione consistenti in presa e indurimento. Nell’affresco, sul rivestimento murario costituito da calce (idrato di calcio) e inerti (polveri di pietre, cocciopesto, sabbia ecc.) miscelati nel rapporto di 1:2, i colori sono applicati a pennello sotto forma di polveri in sospensione acquosa: a contatto con l’aria l’idrato di calcio si trasforma in carbonato di calcio (carbonatazione) e con l’evaporazione dell’acqua d’impasto della malta le particelle di colore vengono inglobate nel sottile strato solido che si forma verso la superficie. Al termine della trasformazione la calce carbonatata risulta difficilmente solubile all’acqua e, con essa, la decorazione condotta a fresco.

Nella pittura ad affresco possono variare gli spessori degli strati di intonaco di preparazione, la natura e la granulometria degli inerti, l’addizione di sostanze usate per scopi specifici, come la paglia o la cenere, in grado di influenzare il ritiro in fase di presa. La presa e l’indurimento dell’idrato di calcio prendono avvio subito dopo la messa in opera dell’intonaco, con una velocità che varia a seconda del tipo di supporto murario, dello spessore del rivestimento, delle condizioni ambientali. Per poter realizzare l’affresco occorre dunque stendere esclusivamente la porzione di intonaco che si manterrà fresca durante l’esecuzione della pittura. Le leggere sovrapposizioni dei margini delle porzioni via via accostate si leggono come giornate di lavoro; se l’intonaco è steso in porzioni più grandi, ad esempio corrispondenti all’area coperta da un piano di ponteggio, i margini sovrapposti si leggono come pontate di lavoro. La pittura ad affresco si esegue in tempi brevi e senza esitazioni; la stesura della malta fresca che verrà dipinta è realizzata attraverso strumenti abitualmente utilizzati nell’arte muratoria. Con l’esame ravvicinato di un dipinto ad affresco, molto frequentemente si osserva il verso dell’azione compiuta per stendere e schiacciare la malta impressa dall’intonacatore con assicelle, cazzuole, spatole, o anche con le dita per piccole correzioni.

Nella necessità di realizzare la pittura prima che la malta dell’intonaco cominci a indurirsi, i pittori elaborarono diversi sistemi di trasposizione dell’impianto compositivo, nonché dei singoli dettagli della decorazione, che essi conducevano sia su livelli più profondi del rivestimento sia sull’intonaco da dipingere: la battitura dei fili, la quadrettatura, la sinopia, il disegno preparatorio, l’uso del compasso, lo spolvero, l’incisione diretta o indiretta attraverso il cartone e anche l’uso di sagome. I colori impiegati sono resistenti all’ambiente fortemente alcalino della calce fresca: ocre gialle e rosse, terre d’ombra, terra verde, blu egiziano, smalto azzurro, lapislazzuli, nero carbone, bianco di carbonato di calcio. Talvolta i pittori bagnavano e schiacciavano ulteriormente l’intonaco che andava indurendosi. In alcuni contesti, colori non resistenti all’alcalinità della calce fresca o foglie metalliche sono stati sovrapposti sulle parti già dipinte e al termine della carbonatazione, come rifiniture a secco, con l’ausilio di leganti organici naturali. Le tracce di lavorazione impresse nella malta fresca, includendo anche quelle non intenzionali come l’impressione delle unghie o dei poggia-mano, le giornate o le pontate, la resistenza all’acqua e le tonalità poco sature, sono segni inconfondibili della pittura ad affresco.

Bibliografia

Armenini G.B., De’ veri precetti della pittura, libro II, cap. VII, edizione Torino, 1988; Cennini C., Il Libro dell’arte, Vicenza, 1982; Mora L., Philippot P., La conservazione delle pitture murali, Bologna, 2003; Vasari G., Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti, edizione Torino, 1991; Vitruvio, De architectura, edizione Torino, 1997.

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