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Agricoltura

Definizione – Etimologia

Dal latino agricultura, composto di ager, campo, e cultura, coltivazione, definisce l’arte e la pratica di coltivare il suolo allo scopo di ottenerne prodotti per l’alimentazione umana e animale e altre materie utili; in senso lato include anche l’allevamento animale.

Generalità

L’origine dell’agricoltura risale alla graduale sperimentazione della possibilità di domesticare piante e animali selvatici avvenuta in epoca neolitica. Le ricerche degli ultimi decenni hanno messo in luce come la nascita delle pratiche agricole, vale a dire selezione, semina e raccolta di alcune specie vegetali alimentari che crescevano spontaneamente (in primo luogo cereali), si sia prodotta autonomamente in varie regioni del globo. Dall’ottavo millennio a.C. tracce di pratiche agricole sono state riscontrate nell’area della Mezzaluna Fertile, nel nord del subcontinente indiano, in Cina; analoghi sviluppi, fra loro indipendenti, hanno avuto luogo in tempi diversi anche nel Sahel africano, nelle Americhe, in Nuova Guinea.

La pratica della coltivazione favorì la progressiva sedentarizzazione delle popolazioni e, a seguito del surplus di prodotti alimentari reso disponibile, la loro crescita e organizzazione in forme socialmente complesse. Allo sviluppo dell’attività agricola è pertanto connesso il fenomeno della creazione delle prime città, luoghi protetti in cui conservare i prodotti alimentari. Gli ambiti che videro sorgere questi insediamenti, tutti nel continente asiatico, coincidono così con quelli di più antica domesticazione di piante e animali e di diversificazione delle colture agricole.

Il legame di dipendenza alimentare fra città e territorio agricolo è perdurato a lungo, conducendo anche, nel caso di fenomeni climatici catastrofici o di degrado dei suoli coltivabili, all’abbandono di vasti abitati. Solo lo sviluppo dei mezzi di trasporto, ad esempio quelli navali per Roma, permise nel mondo antico la crescita di metropoli, indipendentemente dalla presenza di vasti territori agrari nell’immediato intorno. Negli anni più recenti quel legame arcaico si va riproponendo sotto il segno della sostenibilità ambientale: in relazione alle emissioni connesse ai trasporti e alla crescita della popolazione urbana mondiale, che per la prima volta nella storia ha superato quella rurale. Le proiezioni per il prossimo futuro, che la indicano in ulteriore aumento, impongono di sviluppare sistemi di agricoltura urbana e periurbana, affinché le metropoli possano raggiungere l’autosufficienza alimentare.

Il paesaggio agrario

La storia dell’agricoltura coincide con la messa a punto di una straordinaria varietà di tecniche, per espandere il terreno coltivabile e renderlo adatto ad accogliere specie botaniche dalle esigenze differenti. Nel corso dei millenni, la diffusione delle pratiche agricole ha condotto alla modificazione, sovente radicale, dell’aspetto dell’ambiente originario, convertito in territorio di coltura: il paesaggio naturale ha lasciato luogo al paesaggio agrario. Ogni società ha eseguito queste modificazioni in conseguenza di una complessa gamma di parametri: morfologia dei luoghi, idrologia, caratteristiche dei suoli, esigenze delle piante domesticate, dimensione della popolazione, avanzamento tecnologico, clima. Il pianeta ha così visto evolversi un paesaggio agrario infinitamente vario, frutto della combinazione degli elementi originari e di quelli culturali.

I paesaggi agrari più antichi sorsero intorno ai grandi corsi d’acqua (Tigri, Eufrate, Nilo, Yangtze) da cui derivare reti d’irrigazione. Territori meno vocati, come originariamente l’ambito settentrionale del Mediterraneo, dove mancavano grandi fiumi, furono coltivati selezionando quelle piante che meglio sopportavano la siccità, come grano, olivo e vite. La colonizzazione romana diede al paesaggio agrario una forma visibilmente organizzata di cui restano ancora tracce in molti siti: quella della centuriazione, tecnica della misurazione e ripartizione del territorio in parcelle regolari. Il terreno da coltivare era suddiviso, per mezzo di un’ideale maglia geometrica ortogonale, in centuriae, appezzamenti di forma quadrata di circa 50 ettari, che venivano poi ripartiti ulteriormente in lotti di dimensione variabile, per essere assegnati al colono e alla sua famiglia.

La trasformazione dell’ambiente naturale investì in epoca antica anche territori dalle caratteristiche apparentemente ostili, con l’impiego di tecniche specifiche, come ad esempio la tecnica dei terrazzamenti, usata per rendere coltivabili terreni fortemente acclivi e riscontrabile in infinite varianti pressoché in ogni territorio dove l’agricoltura si sviluppò. Nell’America meridionale, nel periodo della civiltà inca vennero creati circa un milione di ettari di appezzamenti gradonati sulle pendici scoscese delle cordigliere andine. Altrettanto sorprendenti sono i metodi ideati per coltivare ambiti lacustri di bassa profondità: attraverso orti galleggianti realizzati su zattere di canne, come avviene ancora nell’area del lago Inle in Birmania, o attraverso la creazione di isole artificiali, come le chinampas del Messico precolombiano.

Anche le forme di proprietà e di conduzione dei terreni agricoli hanno fortemente condizionato le caratteristiche del paesaggio agrario. Emblematico nell’Italia centrale l’ambiente fortemente cesellato formato dalla presenza della mezzadria, fatto di appezzamenti relativamente piccoli, ma ricco della compresenza di piantagioni differenti. La sua origine è nel rapporto contrattuale che legava le famiglie borghesi urbane, proprietarie delle campagne, e il contadino-mezzadro che in cambio del suo lavoro riceveva l’alloggio e la metà dei prodotti del podere ed era perciò spinto a una produzione agricola quanto più diversificata.

La consapevolezza del valore che i paesaggi agrari storici incorporano, ma anche della loro fragilità, ha condotto all’adozione di politiche di salvaguardia, seppure ancora timide, in rapporto alle dimensioni delle modificazioni ambientali in corso.

Agricoltura e giardino

Dalla progressiva assegnazione di valore estetico ai terreni usati per le coltivazioni nacque la cultura del giardino, la quale si sviluppò in parallelo con l’evoluzione delle tecniche agrarie. È in coincidenza con l’affermarsi del modello urbano in Mesopotamia che apparvero già nel secondo millennio a.C. i più antichi spazi verdi legati alle città di cui sia documentata la presenza: aree che erano insieme frutteto, orto, giardino e che conciliavano le finalità alimentari con quelle ricreative. Dall’Egitto antico giunge le testimonianza della grande diffusione degli orti-giardino legati alle case. Alla cultura romana si deve la tradizione dell’hortus, appezzamento legato alla casa e originariamente coltivato per il fabbisogno familiare, che, a partire dal II secolo a.C., mutò il suo carattere, divendo uno spazio ameno, dedicato all’intrattenimento e al riposo. Parallelamente agli horti dell’ambiente urbano, nella campagna si sviluppò una autonoma tipologia di architettura con giardini, destinata a grande successo: la villa, un edificio aperto al paesaggio, con grande giardino, e collocato in un’ambientazione bella e salubre, dove il cittadino romano si ritirava per alcuni periodi dell’anno, per svolgere attività culturali e sovrintendere alle produzioni agricole delle sue tenute.

Bibliografia

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