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Altorilievo

Tecnica scultorea in cui le figure modellate sporgono, rispetto alla linea del piano di fondo, per circa tre quarti del loro spessore o con parti a tutto tondo. Nell’altorilievo le forme, subordinate alla superficie di fondo, sono riprodotte senza particolari alterazioni proporzionali o schiacciamento.
I primi esempi di altorilievo risalgono all’arte egizia, ma lo sviluppo di questo genere di arte avviene, in realtà, presso i greci. Uno dei massimi capolavori realizzati in altorilievo è il fregio ellenistico, con scene di gigantomachia, dell’Ara di Pergamo (II secolo a.C.). La tecnica dell’altorilievo si diffonde poi anche in ambito etrusco e romano. Nei grandi rilievi di soggetto imperiale si trovano spesso figure, o parti di esse, modellate senza riduzione di profondità (ad esempio la parata di cavalleria sulla base della colonna di Antonino Pio, II secolo d.C.). L’altorilievo è comune anche sulle pareti dei sarcofaghi (sarcofago) paleocristiani del IV e V secolo. Poco impiegato in epoca bizantina e in età barbarica, ricompare nella scultura romanica d’oltralpe e italiana. Fra gli scultori che impiegarono l’altorilievo si devono menzionare Nicola e Giovanni Pisano (pannelli del Pergamo del duomo di Siena, 1265-1269, e del duomo di Pisa, 1302-1310).
L’utilizzo dell’altorilievo è correlato, dal punto di vista storico, alla scoperta delle tre dimensioni, allo studio dell’anatomia umana nonché al rispetto delle regole della visione ottica. Non a caso, uno dei momenti più fertili dell’altorilievo corrisponde al Rinascimento. Nel XVII secolo l’altorilievo è impiegato, in maniera più pittorica e con una certa riduzione prospettica, dagli scultori barocchi (D. Guidi, altare maggiore, chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma). Scarsamente adottato in epoca neoclassica, l’altorilievo riappare, nel corso del XIX secolo, nella scultura romantica (Porta dell’Inferno di F.A.R. Rodin per il Musée des Arts Décoratifs di Parigi).

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