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Ambasciata

In alto, Berlino, ambasciata svizzera, Diener & Diener, 2001; in basso, Roma, ambasciata olandese, J. Pesman, 2007.
In alto, Berlino, ambasciata svizzera, Diener & Diener, 2001; in basso, Roma, ambasciata olandese, J. Pesman, 2007.

Definizione-Etimologia

Dal latino ambaxus o ambactus, di origine gallica o germanica, da and-bahts, servitore. Sede di una missione diplomatica presso uno Stato estero, in genere situata nella capitale del Paese ospitante. L’ambasciata, per diritto internazionale, gode dell’extraterritorialità, ovvero ricade politicamente sotto la giurisdizione del Paese ospitato, ferma restando l’appartenenza del territorio al Paese ospitante; la proprietà della sede dipende dagli accordi tra i due Paesi.

Storia

Per quanto la funzione dell’ambasciatore, come incaricato di affari politici, abbia origini remote e fosse già presente nel mondo antico, essa non ebbe mai carattere permanente fino all’epoca moderna. Solo con l’affermarsi degli Stati nazionali venne associata, all’istituto dell’ambasciatore, una sede permanente con l’incarico di assolvere sia funzioni politiche sia giurisdizionali. I rapporti tra le missioni diplomatiche e gli Stati ospitanti si basano sui principi di reciprocità.

Generalità

La sede dell’ambasciata assolve due principali funzioni: quella politico-rappresentativa, attraverso gli ambienti di rappresentanza, e quella amministrativa, attraverso gli uffici della cancelleria e del Consolato. Non sempre tutte le funzioni sono racchiuse in un unico edificio: talvolta alcune si trovano in sedi distaccate (ad esempio il Consolato o la residenza dell’ambasciatore). Normalmente le due parti dell’ambasciata sono distinte, anche se collegate tra loro. La zona di rappresentanza comprende: sale per ricevimenti e per pranzi ufficiali, sale riunioni, talvolta piccoli auditorium; essa è a diretto contatto con l’ingresso principale, il foyer e lo scalone d’ingresso ed è affiancata dagli ambienti per il servizio. Adiacenti a tale zona, quando nella stessa sede, si trovano l’appartamento del capo missione e gli alloggi per gli ospiti. La parte degli uffici e degli spazi aperti al pubblico, distinta da quella di rappresentanza, ha accesso separato.

Caratteri dell’architettura

L’ambasciata (termine che comunemente ne indica anche la sede) è un edificio la cui funzione residenziale è meno importante (a volte assente) rispetto a quella rappresentativa e amministrativa. Dal punto di vista della funzione, un precedente storico può ravvisarsi nel palazzo rinascimentale: residenza del signore, esso svolge un ruolo a carattere prevalentemente rappresentativo, destinato ad accogliere, oltre all’abitazione, gli ambienti dedicati allo svolgimento degli affari commerciali e politico-amministrativi. Riassunti nei caratteri formali di solidità, imponenza e sontuosità, essi sono rimasti a lungo associati al palazzo e migrati successivamente nelle sue derivazioni tipologiche. Non a caso le ambasciate hanno privilegiato questo tipo edilizio, insediandosi per lo più in palazzi storici o a essi riferibili dal punto di vista architettonico (palazzetti o villini). Ciò ha comportato generalmente una scarsa identificazione della sede di un’ambasciata con i caratteri dell’architettura del Paese ospitato, a favore di un’immagine storicizzata, espressione più di un’appartenenza a un’omogenea comunità internazionale che non dei caratteri di un’identità nazionale.
Nel corso del Novecento, con il crescere del numero delle rappresentanze e con la formazione degli organismi internazionali, si pone la questione relativa al significato dell’ambasciata, il cui carattere architettonico tradizionale non sembrava più rispondere alla nuova realtà internazionale. Essa doveva ora rappresentare, con caratteri architettonici identitari, l’immagine di una nazione all’estero, e allo stesso tempo tener conto del contesto. Le ambasciate del dopoguerra privilegiano spesso il primo aspetto rispetto al secondo: ne sono esempi l’ambasciata della Gran Bretagna a Roma (B. Spence, 1971) presso Porta Pia, o quella italiana a Brasilia (P.L. Nervi, 1969). La questione del luogo, peraltro, assume particolare rilevanza laddove l’extraterritorialità di cui gode l’ambasciata la colloca in una sorta di “ubiquità” ideale (peraltro temporanea), che ha però dirette ricadute sui caratteri dell’architettura.
Negli ultimi anni, il ruolo delle missioni diplomatiche è parzialmente mutato per la consuetudine a realizzare spesso gli accordi internazionali nei summit tra ministri, capi di Stato e di Governo o all’interno degli organismi internazionali. Nei riguardi dell’organizzazione dell’ambasciata, ciò ha comportato, per contro, lo sviluppo della funzione relativa alla promozione del “sistema Paese” in senso culturale e commerciale, oltre a quella relativa alla protezione e assistenza dei propri concittadini. Di qui il bisogno di incrementare gli uffici di cancelleria e gli spazi per il pubblico: sale espositive, per convegni, per spettacoli o veri e propri centri culturali.
L’ambasciata si definisce quindi, oggi, quale luogo multifunzionale e organico, punto di riferimento per la comunità dei suoi concittadini, che richiede sempre più un’immagine rappresentativa dell’identità del proprio Paese veicolata all’estero. Molte nuove ambasciate registrano tale cambiamento: emblematico è il caso dell’ambasciata olandese a Roma, dove l’edificio è stato recentemente ristrutturato (Studio Cepezed, 2007) giustapponendo al preesistente villino classicista un volume rivestito in lamiera traforata ossidata. Oltre alle nuove ambasciate costruite in molti Paesi dell’Est Europa in seguito alla caduta dell’URSS, uno straordinario laboratorio architettonico è stata la città di Berlino che, tornata a essere capitale nel 1990, si è dotata di numerosissime nuove ambasciate.

Esempi

Nella città tedesca, tra i molti esempi a firma dei più noti architetti si segnalano l’ambasciata francese (C. De Portzamparc, 2001-2002) e quella britannica (M. Wilford, 1999-2000), che definiscono la loro identità formale, nella continuità urbana, mediante un’interpretazione contemporanea dei caratteri del palazzo. Di tipo decisamente innovativo è invece il complesso delle ambasciate nordiche: un recinto sinuoso, composto da lamelle di rame orientabili, racchiude l’area dove sorgono gli edifici di cinque diverse ambasciate (finlandese, svedese, norvegese, islandese, danese): esse condividono sia l’edificio collettivo aperto al pubblico, sia lo spazio aperto tra gli edifici, espressione del riconoscimento di una comunità di valori e di una consolidata collaborazione politica.
Altra recente tendenza riguarda le ambasciate dei Paesi occidentali costruite in Paesi a economia più debole. Casi emblematici sono: le ambasciate olandesi ad Addis Abeba (D. van Gameren, B. Mastenbroek, Abba Architects, 2005) e a Maputo, Mozambico (Claus en Kaan, 2004); quella britannica a Sana’a, Yemen (Design Engine, 2005-2007); quella della British High Commission a Kampala, Uganda (Cullum & Nightingale Architects, FBW Uganda, 2008). In questi casi, i progetti mostrano una tendenza alla rinuncia a una propria immagine identitaria, come riconoscimento di un’interdipendenza delle economie e dello sviluppo nel mondo globalizzato.

 

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