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Ambientamento

Venezia, la casa alle Zattere realizzata su progetto di Ignazio Gardella (1954-58).
Venezia, la casa alle Zattere realizzata su progetto di Ignazio Gardella (1954-58).

Definizione – Etimologia

Derivato da “ambientare”, ovvero “adattare all’ambiente o collocare nell’ambiente adatto”, il termine è stato utilizzato fin dai primi anni Venti del XX secolo per indicare “la ricerca intesa ad armonizzare le forme di edifici nuovi con le caratteristiche dell’ambiente in cui devono essere inserite” (Devoto-Oli, 2009).

Più in generale, l’origine dell’espressione va ricondotta alla diffusione del concetto di ambiente, nella sua accezione architettonica e urbana, nel corso del Novecento e all’ampio dibattito che si registra sul tema del rapporto tra antico e nuovo. Per ambientamento si può dunque intendere l’intera problematica della relazione tra un manufatto – o una sua parte – ed un contesto esistente, a partire dalla più piccola scala (un elemento mobile in un interno), a quella di un edificio nell’ambiente urbano, fino al tema dell’inserimento di nuovi tessuti o infrastrutture in un contesto territoriale o paesaggistico. Per la natura ambigua del suo significato, tuttavia, il termine ha spesso assunto una connotazione negativa, condizionata dalle diverse teorie architettoniche che ne hanno declinato il senso, tanto da essere utilizzato di frequente come emblema di un eccessivo condizionamento imposto alla libera creazione architettonico-ambientamento.

Nascita e sviluppo del concetto

L’attenzione al rapporto tra nuovi edifici ed ambiente, accennata fin dagli scritti di Ruskin e Viollet-le-Duc, trova in G. Giovannoni più specifica trattazione a partire dai primi anni Dieci del XX secolo. Fin dal 1918 – commentando il disposto della legge italiana sulle “cose d’interesse artistico e storico” e la possibilità di estendere la tutela dal singolo monumento al suo contesto – Giovannoni introduce il termine “ambientismo”, inteso come “correlazione tra un’opera e quelle che la circondano”. Tali riflessioni, ampliate nel capitolo L’ambiente dei monumenti, compreso nel volume Questioni di architettura nella storia e nella vita (1925), conducono lo studioso a teorizzare la necessità che ogni nuovo inserimento architettonico sia armonizzato con la preesistenza, attraverso un equilibrio di masse e di distanze, ma anche “di stile, di colore, di ornato”. Particolari perplessità vengono espresse da Giovannoni nei confronti dell’architettura moderna, che mal si adatta al confronto con gli ambienti antichi, inducendo lo studioso a proporre soluzioni mimetiche, mutuate dalla “cosiddetta architettura minore”.

Nel ventennio 1925-45 – grazie alla diffusione delle idee giovannoniane – l’ambientamento diviene uno degli elementi essenziali per la valutazione dei numerosi inserimenti di nuova edilizia nelle vecchie città italiane, tanto da figurare spesso come requisito nei bandi di concorso. I risultati concreti oscillano tra vere e proprie riproposizioni stilistiche – come nel risanamento del quartiere Salicotto a Siena, dove all’uso arbitrario del linguaggio gotico si associa il ricorso al cemento per cornici e marcapiani – al variegato filone del “moderno ambientato”. In quest’ultimo ambito, giudicato assai negativamente fino a pochi anni or sono, figurano talvolta architetture degne di interesse, realizzate in conseguenza degli interventi di diradamento compiuti in numerose città italiane, ben rappresentate dai nuovi edifici sorti lungo il corso del Rinascimento a Roma.

Nel dopoguerra, pur nel mutato clima culturale – arricchito dalle riflessioni di G. C. Argan, R. Pane, G. Rosi, tutte tese a superare ogni imitazione stilistica – il tema dell’ambientamento riappare in rapporto alla complessa problematica della ricostruzione, declinato per lo più nella soluzione del moderno ambientato, come nel caso della ricostruzione dei Lungarni a Firenze. Su questa via si collocano gli esempi veneziani degli hotel Danieli e Bauer, stigmatizzati da C. Brandi nel 1956 nell’ambito di una posizione di netta inconciliabilità fra architettura contemporanea e ambienti antichi). Nell’acuirsi delle polemiche sul rapporto fra antico e nuovo – accentuate dal progetto mancato di F. Ll. Wright per il Masieri Memorial a Venezia – si delineano nel corso degli anni Cinquanta tre orientamenti più netti: quello dell’intangibilità (Brandi, Cederna), quello della ricerca di una possibile continuità (Pane, Rogers) e quello della libertà stereometrica (Zevi). In tale contesto la posizione ufficiale degli organi di tutela indulge spesso al mimetismo, tanto che il tema dell’ambientamento costituisce un consistente capitolo del volume Il restauro dei monumenti in Italia del soprintendente Alfredo Barbacci (1956), dove l’ambientamento è affrontato attraverso parametri quali forma, volume, colore, spazio, patina.

Tra gli interventi che esprimono l’idea di una possibile continuità tra antico e nuovo, declinando il concetto di ambientamento in termini positivi, si può citare la casa alle Zattere di I. Gardella (1954-58), lodata per il rapporto con l’edilizia tradizionale veneziana. Il tema è specificamente affrontato in due convegni dedicati all’incontro tra antico e nuovo, organizzati da R. Pane a Venezia e Firenze (1965-66), attraverso i quali si propongono vincoli all’edilizia di sostituzione, pur ammettendo la legittimità dell’architettura modernambientamento Sul fronte della libertà stereometrica si pronuncia Zevi, affermando che “non vi è concetto più pericoloso ed equivoco dell’ambientamento”, invitando a rispettare i pochi “ambienti di valore autenticamente antichi” e consentire piena libertà altrove. Pane replica sottolineando la scarsa attenzione di Zevi ai fenomeni speculativi, che segnano l’urbanistica italiana del periodo.

Sul finire degli anni Sessanta, a seguito di ulteriori riflessioni provenienti dal campo dell’urbanistica, tra cui quelle di K. Lynch, l’ambientamento assume un significato più ampio, configurandosi “non come metodo di assimilazione formale di un trascorso linguaggio figurativo, ma come metodologia globale di intervento in cui innanzi tutto l’interesse si sposti dal singolo edificio all’insieme e l’insieme venga inteso come fenomeno umano e naturale a un tempo riconducibile e riconoscibile in una esperienza percettiva” (Petrignani, 1968). Nel decennio successivo il dibattito si arricchisce di ulteriori contributi, tra cui spicca quello di Ch. Norberg-Schulz, che nel volume Genius Loci (1979) – pur non utilizzando espressamente il termine ambientamento – sottolinea le profonde relazioni tra uomini e territori, che l’architettura ha il compito di interpretare, integrandosi con lo spirito dei luoghi.

In anni più recenti, tuttavia, il termine ambientamento appare compiutamente storicizzato e circoscritto alla specifica esperienza del XX secolo, tanto da figurare sempre più di rado nel lessico relativo alle attuali problematiche architettoniche.

Bibliografia

Argan G. C., Urbanistica e architettura, in «Le Arti», I, 1939, 4, pp. 365-373; Barbacci A., Il restauro dei monumenti in Italia, Roma 1956, pp. 225-249; Giovannoni G., L’ambiente dei monumenti, in Id., Questioni di architettura nella storia e nella vita, Roma 1925, pp. 171-195; Pane A., Il vecchio e il nuovo nelle città italiane: Gustavo Giovannoni e l’architettura moderna, in Antico e Nuovo. Architetture e architettura, Atti del Convegno (Venezia, 31 marzo – 3 aprile 2004), Venezia 2007, pp. 215-231; Pane A., «L’inserzione del nuovo nel vecchio». Brandi e il dibattito sull’architettura moderna nei centri storici (1956-64), in Brandi e l’architettura, Atti della giornata di studio (Siracusa, 30 ottobre 2006), Siracusa 2008, pp. 307-325; Pane R., Restauro e problemi d’ambiente, in «Architettura-cantiere», 1955, 6, pp. 18-25; Pane R., Centri antichi e libertà stereometriche, in «Napoli nobilissima», V, 1966, 1, pp. 34-37; Petrignani M., Ambientamento, in Dizionario enciclopedico di architettura e urbanistica, diretto da P. Portoghesi, Roma 1968, vol. I, pp. 93-95; Rosi G., Intorno all’ambiente dei monumenti e ai monumenti d’ambiente, Napoli 1949; Zevi B., L’ambientamento, parola preclusa, in «L’Architettura. Cronache e storia», VII, 1961, 70, p. 221; Zevi B., Contro ogni teoria dell’ambientamento, in «L’Architettura. Cronache e storia», XI, 1965, 118, pp. 212-213.

 

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