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Ambiente (tutela)

Sommario: 1. Definizione2. Aspetti normativiBibliografia

1. Definizione

L’idea che l’ambiente costituisca un bene da tutelare a livello legislativo si è affermata solo in tempi relativamente recenti: nella Costituzione del 1948 non vi è alcuna menzione dell’ambiente e, almeno inizialmente, neanche i Trattati europei, tesi soprattutto a disciplinare gli aspetti economici dell’integrazione fra gli Stati membri, dedicavano attenzione al settore ambientale. Soltanto a partire dagli anni Sessanta e Settanta, col crescere dell’attenzione sui problemi ambientali, ci si è posti il problema di individuare una nozione giuridica di “ambiente”. Ciò dipende principalmente dal carattere “polisemico” della nozione, che ha diviso gli studiosi fra coloro che hanno cercato di offrirne una ricostruzione unitaria (teorie “moniste”) e chi invece ha ritenuto che il concetto andasse necessariamente scomposto in una pluralità di aspetti (teorie “pluraliste”); sotto tale ultimo profilo, lo sforzo dottrinario più significativo è stato quello di chi ha ritenuto che la nozione giuridica di ambiente potesse rinviare alternativamente:

  1. a una zona circoscritta del territorio di cui si vuole soprattutto la conservazione (ambiente come paesaggio);
  2. all’unione di tutte le dimensioni spaziali contro le quali può esercitarsi un’azione aggressiva dell’uomo su elementi che lo compongono o potrebbero comporlo (suolo, aria, acqua: cd. matrici ambientali);
  3. all’ambiente urbanistico considerato nella sua globalità, come dimensione giuridica su cui si esercita la pianificazione territoriale.

Nello stesso periodo, la giurisprudenza ha cominciato a enucleare una nozione di ambiente rilevante anche sotto il profilo costituzionale, ricavandola da alcune norme della Carta del 1948 che, interpretate evolutivamente, individuavano un valore da tutelare a livello unitario: l’art. 9 (Tutela del paesaggio e del patrimonio culturale), l’art. 32 (Diritto alla salute), gli artt. 41 e 42 (Limiti di interesse generale ai diritti di proprietà e di iniziativa economica) ecc. Un punto di svolta è stato costituito dalla legge del 8.7.1986, n. 349, che ha istituito il Ministero dell’ambiente con la funzione di “assicurare, in un quadro organico, la promozione, la conservazione ed il recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività ed alla qualità della vita, nonché la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale e la difesa delle risorse naturali dall’inquinamento” (art. 1, co. 2). Questa legge segna un momento cruciale nel passaggio a una considerazione dell’ambiente globale, e non più parcellizzata. Nello stesso periodo, con l’Atto unico europeo del 1986, anche nel diritto comunitario è stato introdotta la tutela ambientale fra gli obiettivi fondamentali, inserendo nel Trattato CE – anche sotto la spinta di varie convenzioni internazionali, in primis quella di Stoccolma del 1972 – un gruppo di norme (gli attuali artt. 174-176) specificamente dedicate a tale settore.

2. Aspetti normativi

Malgrado ciò, ancora oggi non si rinviene una chiara definizione normativa di “ambiente”: neanche il d.lgs. 3.4.2006, n. 152, che rappresenta il più recente e raffinato tentativo di raccolta organica delle norme di diritto ambientale, contiene una tale nozione. Anzi, è possibile notare che tutte le varie nozioni sopra individuate hanno oggi ottenuto riconoscimento normativo e tutela tendenzialmente autonoma: esistono norme poste a tutela specificamente dell’ambiente (il citato d.lgs. 152/2006, ma anche numerose leggi speciali), del paesaggio e del patrimonio culturale (soprattutto il d.lgs. 22.1.2004, n. 42), dell’ordinato assetto e sviluppo del territorio (d.p.r. 6.6.2001, n. 380, e tutta la legislazione urbanistica). Tuttavia, la dottrina più recente reputa che si sia ormai affermata una nozione unitaria e autonoma di ambiente, da intendersi come “equilibrio ecologico”, derivante dall’interazione dei vari beni ambientali e caratterizzato dalla potenziale rigenerazione delle risorse che lo compongono, individuato come interesse in sé meritevole di protezione. Si tratta di un concetto di ambiente come “valore” piuttosto che come bene, avallato anche dalla Corte costituzionale la quale, nell’interpretare l’art. 117 Cost., ha affermato che la “tutela dell’ambiente” costituisce una materia sui generis, corrispondente a un valore trasversale, in cui le competenze statali possono interferire con competenze attribuite alle Regioni, p.es. in materia di governo del territorio (sent. 26.7.2002, n. 407).

Nella legislazione italiana, il testo fondamentale in materia è oggi costituito dal già citato d.lgs. 152/2006, emanato in attuazione della legge del 15.12.2004, n. 308, il quale raccoglie numerose normative di settore (sull’inquinamento dell’atmosfera e delle acque, sulla difesa del suolo, sulla gestione dei rifiuti e delle risorse idriche, sulle bonifiche, sul danno ambientale, sulle procedure autorizzatorie in materia ambientale) in precedenza contenute in leggi speciali succedutesi nel corso del tempo. Peraltro tale testo normativo non esaurisce il diritto dell’ambiente, essendovi numerosi altri settori ancora disciplinati da leggi speciali, come ad es. in materia di inquinamento acustico (l. 26.10.1995, n. 447) o di energia (l. 23.8.2004, n. 239). Malgrado ciò, l’intervento correttivo compiuto col d.lgs. 16.1.2008, n. 4, previsto dalla stessa legge-delega e resosi necessario anche per risolvere svariati problemi di compatibilità del testo originario col diritto comunitario, ha prodotto fra l’altro uno sforzo per rendere il d.lgs. 152/2008 un vero e proprio codice, anziché una mera giustapposizione di discipline settoriali; non tutti i problemi sono stati però risolti, e non è escluso che nel prossimo futuro possano intervenire ulteriori correttivi.

In ogni caso, uno degli aspetti più rilevanti del d.lgs. 4/2008 è consistito nell’inserimento, nel Titolo introduttivo del t.u., di una serie di norme di principio (artt. 3bis-3sexies), quasi tutte di origine comunitaria, che hanno l’ambizione di porsi come i principi fondamentali del diritto ambientale, facendo da “ombrello” alle varie discipline di settore. Fra tali principi, degni di menzione sono:

  1. il principio di precauzione, per il quale, a fronte di un rischio di pregiudizio all’ambiente in conseguenza di una qualsiasi attività umana, vanno adottate tutte le misure necessarie, coerenti, uniformi e proporzionate, al fine di scongiurare o ridurre al minimo il rischio stesso;
  2. il principio di prevenzione, per il quale in presenza di danno all’ambiente va preferita l’azione preventiva all’intervento ex post;
  3. il principio secondo cui “chi inquina paga”, per il quale le conseguenze anche economiche delle azioni dannose per l’ambiente vanno poste a carico dei responsabili delle azioni medesime (tale principio è alla base delle normative in materia di bonifiche dei siti inquinati e di riparazione del danno ambientale);
  4. il principio dello sviluppo sostenibile, per il quale tutte le attività umane vanno commisurate alla necessità che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non debba compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.

Proprio quest’ultimo principio costituisce l’aspetto qualificante della moderna concezione della tutela ambientale, intesa non come conservazione dell’ambiente in sé, ma come individuazione dell’equilibrio ottimale tra attività economica e corretto sfruttamento delle risorse naturali, allo scopo di far sì che lo sviluppo si traduca in fattore di arricchimento delle generazioni future, e non di una loro penalizzazione.

BIBLIOGRAFIA

Borràs Pentinat S., L’impatto ambientale della clausola di condizionalità: globalizzazione sostenibile?, in «Rivista Giuridica dell’Ambiente», 2006, 3-4, 391 ss.; Giannini M.S., Ambiente: saggio sui diversi suoi aspetti giuridici, in «Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico», 1973, 276 ss.; Gustapane E., La tutela globale dell’ambiente, Milano, 1991; Zeuli S., Commento all’art. 1, in Greco R. (a cura), Codice dell’ambiente, Roma, 2009, 3 ss.

 

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