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Il termine, proprio di un lessico dotto, deriva dal greco bizantino eikóna (greco eikón, immagine). Pur essendo l´ancona di frequente identificata con la pala d´altare, quest´ultima corrisponde di norma all´immagine non comprensiva della sua cornice architettonica.
La sua accezione include una casistica variegata: con essa si può indicare, infatti, una raffigurazione pittorica o scultorea, variabile per formato e supporto. Le dimensioni si diversificano in base all´utilizzo e alla sua collocazione, sugli altari di un edificio sacro o nella dimora di un privato devoto. Può designare, inoltre, l´ornamento architettonico che la incornicia, nel caso si distinguesse per la sua fattura.
Le prime testimonianze di ancona destinate agli altari risalgono al XIII secolo. In epoca gotica si realizzano opere articolate in più scomparti (trittico, polittico), corredate di cornici con fregi e guglie. A partire dal XV secolo, gradualmente, si preferisce concentrare la rappresentazione su un´unica tavola.

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