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Anfora

Dal greco amphoréus e dal latino amphora, recipiente di terracotta a due manici (detti anse), destinato nell´antichità al trasporto di derrate alimentari liquide o granulari; generalmente di forma allungata, presenta un collo più sottile, sormontato in corrispondenza dell´imboccatura da un orlo sporgente e seguito da un corpo che, più largo nella parte superiore (spalle), si restringe verso il basso, fino al piede, configurato a punta per essere le anfore impilate l´una nell´altra, oppure infisse nel terreno o in apposito sostegno. Il termine indicava anche un´unità di misura di volume, in Grecia del valore di circa 20 l, pari a tre quarti dell´anfora romana (26 l).
Come suppellettili e come oggetti ornamentali, le anfore antiche in ceramica hanno fondo piatto, corpo svasato, ovoide o globulare, e anse innestate sulle spalle o sul collo. Fondamentalmente si distinguono due tipi, con collo staccato dalle spalle o con sagoma costituita da una curva continua dall´orlo al piede; ulteriori classificazioni sono condotte in base all´origine e al luogo di provenienza, alle caratteristiche formali e decorative, al periodo di diffusione ecc. Un tipo particolare è rappresentato dalle anfore panatenaiche, così chiamate perché date in premio ai vincitori nelle competizioni panatenee.
Le anfore sono state realizzate anche in materiali diversi dalla ceramica (bronzo, argento, cristallo, porfido). La produzione si prolunga nel Medioevo, nel Rinascimento, nel Barocco e, solo come oggetti di lusso, fino al XIX secolo.
In campo architettonico-edilizio, anfore di terracotta sono state impiegate per alleggerire il conglomerato cementizio in alcune costruzioni a volta: esempio notissimo il mausoleo di Elena a Roma (IV secolo d.C.), detto anche Torpignattara dal termine “pignatte”, usato per definire le anfore All´esigenza di realizzare strutture leggere si richiamano anche le cupole ravennati del V-VI secolo, con tubi fittili, realizzate mediante ricorsi di anfore da trasporto innestate l´una nell´altra.

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