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Annodamento

Berlino,  Pariser Platz,  la DZ Bank a fianco della Porta di Brandeburgo,  Frank O. Gehry.
Berlino, Pariser Platz, la DZ Bank a fianco della Porta di Brandeburgo, Frank O. Gehry.

Definizione-Etimologia

Il termine (composto parasintetico del termine nodo, dal latino nodum di origine indoeuropea) indica l’esito del gesto costruttivo di connettere tra loro elementi diversi di una struttura allo scopo di formare un nodo spaziale all’interno dell’organismo architettonico o urbano, spesso coprendo uno spazio e legandolo alle strutture che lo circondano di solito costituite da una serie di vani. Molti tipi di edifici del passato e moderni si formano per annodamento, generati dalla dialettica tra recinto e copertura, tra strutture seriali e strutture organiche.

Processi formativi

Se si prescinde dalle sperimentazioni del mondo antico, dove pure si svilupparono forme di annodamento nelle trasformazioni del foro e nella formazione delle basiliche, i primi esempi risalgono al processo formativo degli organismi paleocristiani dove tanto il piccolo luogo di culto quanto la basilica si formano per modificazione di edifici preesistenti, il cui spazio aperto diviene il luogo dell’assemblea, nuovo centro distributivo e simbolico che annoda i vani perimetrali. Esempi evidenti, alle diverse scale in cui il fenomeno si sviluppa, sono la chiesa di Santa Maria Antiqua, nel Foro Romano, dove la navata centrale occupa l’impluvium di una costruzione di età antonina, e la basilica di San Clemente a Roma, costruita nella valle tra l’Esquilino e il Celio attraverso complesse trasformazioni, nella quale, nell’impianto originale del V secolo, la navata principale corrisponde alla corte centrale di un antico edificio commerciale della prima età flavia, riutilizzando anche i resti della serie di vani perimetrali in blocchi di tufo. 
Il processo di annodamento è alla base della formazione di molti tipi edilizi caratterizzati dalla presenza di un grande vano centrale, servito da vani seriali sul perimetro. Ne è un tipico esempio la formazione del teatro moderno per annodamento di spazi in origine aperti. Già nel Quattrocento si rappresentavano spettacoli nel cortile del palazzo del cardinale Raffaele Riario, trasformato provvisoriamente in grande vano per spettacoli attraverso una copertura di teli. Ma la vera premessa della formazione del teatro moderno per annodamento di spazi aperti è l’evoluzione della rappresentazione teatrale a partire dalle forme popolari di spettacolo (le recitazioni religiose, le feste laiche, le giostre) che avvengono in luoghi pubblici aperti circondati dal tessuto urbano. La forma originale del teatro elisabettiano, in questo senso, può essere considerata come la traduzione in edificio di questa tradizione, con lo spettacolo rappresentato inizialmente in spazi aperti circondati da un tessuto di palchi. Nel famoso disegno di Johan de Witt del teatro Swan di Londra (1596) compare lo spazio pubblico della platea-piazza, dove lo spettatore assiste in piedi o su sedili di fortuna, perimetrato dalle strutture private dei palchi, costruiti con la logica di un aggregato edilizio. La copertura della platea, in origine con materiale tessile e poi con strutture più stabili, costruendo un grande vano nodale, darà inizio al tipo di teatro ancora in uso ai nostri giorni. 
In molti tipi moderni la transizione dello spazio aperto in vano nodale avviene attraverso il riuso di edifici esistenti organizzati intorno a cortili o chiostri interni circondati da porticati (conventi, palazzi ecc.). Il fenomeno non consiste nella semplice copertura di tali spazi, ma in un processo che genera nuovi tipi di edifici. Si veda l’esempio della formazione dei grandi edifici postali, attraverso l’annodamento di vani seriali, riutilizzati per uffici e servizi, intorno alla sportelleria, grande sala per il pubblico che diviene spazio di mediazione tra città ed edificio. La trasformazione del Fondaco dei Tedeschi a Venezia in palazzo postale avviene attraverso l’introduzione, nell’edificio del XVI secolo, di una grande struttura in ferro e vetro a copertura del cortile aperto. Questo intervento innesca un processo di trasformazione che coinvolge tutte le componenti dell’edificio e il nuovo vano centrale destinato a sportelleria risulta, come in ogni edificio nodale, distributivamente servito, spazialmente prevalente, e la sua copertura, che grava sulle pareti del cortile, staticamente portata, mentre i vani periferici risultano distributivamente serventi, spazialmente seriali, staticamente collaboranti. 
Le nuove poste centrali di molte città europee, da Trieste a San Pietroburgo, vengono edificate seguendo questi caratteri. Molti dei maggiori edifici postali ottocenteschi sono organizzati su impianti basati sul tipo del palazzo, come quelli tedeschi organizzati intorno a una vasta Hof aperta (così a Breslavia, a Potsdam) ma anche protetta da vetrate, come a Berlino. In Italia, ancora all’inizio del XX secolo la stessa manualistica raccomandava di considerare la sala per gli sportelli come“spazioso cortile tutto ricoperto a vetri” (Donghi). 
Questo processo dà luogo a esiti di grande rilevanza alla fine degli anni Venti e agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso, attraverso trasformazioni ordinabili in sequenze (logiche più che cronologiche) rintracciabili nel passaggio dagli edifici“accademicamente” moderni, come il Palazzo delle Poste di Brescia di Piacentini, o quelli di Bergamo, Agrigento, Palermo costruiti da Mazzoni, fino alle poste romane di Libera e De Renzi, di Ridolfi, di Samonà, edifici per i quali il bando di concorso proponeva esplicitamente la tipologia a palazzo annodata nel cortile centrale. 
Analogo processo di annodamento può essere individuato in altri aspetti della transizione ai tipi impiegati dall’architettura moderna, nelle grandi borse, ad esempio, il cui tipo edilizio più diffuso ha origine nel XVI secolo (Borsa di Anversa, Royal Exchange a Londra) come grandi cortili chiusi all’interno della serie di vani per uffici e magazzini, la cui protezione attraverso una copertura genera lo spazio protetto dello scambio (Halle au Blé a Parigi, Stock Exchange di Londra, Borsa di San Pietroburgo). Spesso la necessità di illuminare il vano centrale finisce per indurre alla formazione di impianti di tipo basilicale, dove la funzione del cleristorio è spesso svolta da strutture in ferro e vetro. Esempio significativo dell’inizio di questo processo è la“basilica” di Berlage per la Borsa di Amsterdam terminata nel 1903, mentre un esempio contemporaneo significativo può essere riconosciuto nell’edificio per la DZ Bank costruito nel 2000 da Frank O. Gehry a fianco della Porta di Brandeburgo a Berlino.

La scala urbana

L’annodamento è anche individuabile nella nuova correlazione tra spazi urbani e spazi interni agli edifici originata, a partire dal XVIII, dal cambiamento di ruolo e dalla nuova gerarchizzazione nei percorsi della metropoli in formazione, quando la strada tende a specializzarsi in sede di traffico, da una parte, e spazio dedicato allo scambio, dall’altra. È proprio dall’annodamento di percorsi che da esterni e pubblici divengono interni all’edificio, unificati da una comune copertura, sede di nuove nodalità spaziali e distributive, che si formano i nuovi tipi legati al commercio prodotti dalla metropoli del XIX secolo. Il tipo dei grandi magazzini (Bon Marché e Printemps a Parigi, GUM a Mosca) si forma a partire dal tessuto della città moderna, secondo un processo che parte dalla copertura del percorso, dalla formazione dei passages protetti da strutture in ferro e vetro che tendono ad “annodare” i vani di negozi e botteghe in unità. Questo processo spiega anche la formazione delle gallerie parigine e, nella seconda metà dell’Ottocento, delle grandi gallerie commerciali di altre città europee, come, in Italia, la Galleria Umberto I a Roma e la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, che per il loro ruolo nella struttura di percorsi e per le loro dimensioni costituiscono veri annodamenti spaziali a scala urbana.

Bibliografia

Hilberseimer L., Hallenbauten, Lipsia, 1931; Lemoine B., Les passages couverts, Paris, 1990; Strappa G., Di Giorgio G., Palazzi storici delle Poste italiane, Milano, 1996.

 

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