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Annonaria, architettura

Definizione-Etimologia

Dal latino annona, da annus, anno, per estensione raccolto dell’anno. Presso i romani, i magazzini erano consacrati alla dea Annona, protettrice dei raccolti, e il termine rimase in via definitiva a indicare la politica dell’approvvigionamento alimentare. L’architettura annonaria si occupa degli edifici destinati alla conservazione e al traffico delle merci.

Storia

Antichità e periodo romano

Scarsa è la documentazione per gli edifici adibiti in antichità al commercio nel Medioriente e in Egitto, mentre nel mondo greco le prime testimonianze sono del periodo ellenico, con i mercati di Priene, Pergamo e Magnesia. La vendita al dettaglio si svolgeva nell’agorà, dove c’erano botteghe e banchi; la vendita all’ingrosso (déigma) e la conservazione nei magazzini (empória) avveniva presso i grandi porti. Numerose sono le testimonianze per il mondo romano. Fin dal III seccolo a.C., nel foro erano il macellum, mercato coperto destinato al commercio dei prodotti freschi (carne, pesce, leccornie varie), le tabernae, botteghe per la vendita al dettaglio, e gli horrea, per conservazione degli alimenti. Con la progressiva politicizzazione del foro, si costituiscono fori specializzati: forum piscatorium, mercato del pescato, forum olitorium, mercato degli erbaggi ecc. e le tabernae trovano posto anche presso le domus ai lati dell’ingresso, o al piano terra delle insulae. Si assiste alla creazione di edifici destinati solo al commercio: i mercati di Traiano, ad esempio, avevano le presunte tabernae disposte su più livelli, che si affacciavano sia lungo la via Biberatica, sia su un grande spazio centrale coperto con volte a crociera. In aggiunta a queste costruzioni, i romani realizzano edifici destinati alla sorveglianza del commercio (mensae ponderariae), al controllo dei pesi (annonae) e alla conservazione delle derrate alimentari (horrea e porticus), dislocati nelle vicinanze dei porti. In particolare, gli horrea erano costituiti da ambienti disposti intorno a un cortile porticato, mentre le porticus erano costituite da lunghe serie di ambienti voltati disposti su più file.

Medioevo

Con il declino dell’Impero romano, si afferma la tendenza a produrre e a lavorare autonomamente le materie prime a scapito del sistema commerciale. La maggior parte della ricchezza – proveniente dall’agricoltura, dall’allevamento e dalla natura – era consumata nei luoghi dov’era stata ottenuta. Solo piccole quote uscivano dall’economia locale, come doni, imposte, decime o spese per l’acquisto di materie e manufatti, che i contadini non avevano, presso le fiere o i mercati. A partire dall’XI secolo, l’aumento e il migliore sfruttamento delle terre portano a una maggiore disponibilità di cibo e a un ripopolamento, che determina una nuova espansione degli insediamenti urbani. Le città tornano a essere padrone del sistema economico, le piazze – centro del potere religioso e politico – sono nuovamente destinate anche a luogo di scambi commerciali. Le vendite vengono organizzate anche al chiuso, con botteghe aperte nei piani terra o sotto i portici dei palazzi comunali. Nasce la loggia, detta dei mercanti quando serviva per incontrarsi e stabilire i prezzi delle merci, commerciale quando era dedicata alla vendita.

Età moderna

Nel XIV secolo si sviluppa in Europa il fondaco – l’islamico funduq – o mercato all’ingrosso di un solo genere di merci, come le Halles a Parigi o l’Orsammichele a Firenze. Tali edifici non hanno particolari sviluppi fino al XIX secolo, quando l’aumento esponenziale dei traffici porta alla creazione di magazzini con specifiche destinazioni (silos, celle frigorifere, docks), mentre la profonda modifica della vendita al minuto determina la nascita dei grandi magazzini (grande magazzino). Questo tipo d’architettura avrà importanti ripercussioni nell’età contemporanea e una forte incidenza sulle recenti periferie urbane; la creazione di imponenti centri commerciali determina oggi la nascita di nuovi brani di città.

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