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Antincendio, dispositivi e impianti

Dispositivi per l’estinzione antincendio

I dispositivi per l’estinzione antincendio possono essere di tipo automatico o manuale. Tra i dispositivi automatici vi sono gli impianti fissi di estinzione a pioggia detti a sprinkler (spruzzatori in inglese).

Impianti a sprinkler

L’impianto a sprinkler è composto da:

  1. alimentazione e reintegro di acqua o altra sostanza estinguente;
  2. collettore che collega l’alimentazione all’impianto;
  3. stazione di controllo con relative apparecchiature di allarme;
  4. rete di distribuzione;
  5. erogatori distribuiti sull’area protetta;
  6. apparecchiature di localizzazione della zona di incendio e di controllo collegate ad un quadro di controllo.

Gli impianti sprinkler possono essere a umido, a secco, alternativi, a preallarme.

Impianti a umido

Gli impianti a umido sono i più comuni. Il termine “a umido” sta ad indicare che le tubazioni sono riempite con acqua in pressione. Gli erogatori sprinkler, sensibili alla temperatura, sono installati secondo precisi criteri tecnici e normativi (UNI) ed in fase operativa consentono il controllo dell’incendio su tutte le aree protette con l’immediata fuoriuscita di acqua sotto forma di spruzzo, erogata dall’alimentazione idrica fino a quando sarà chiusa la valvola dalla stazione di controllo. L’impianto a umido può essere installato in tutte le destinazioni d’uso non soggette a rischio di gelo. Negli impianti a secco le tubazioni sono riempite con aria compressa o azoto. Un’apposita valvola di controllo (valvola a secco), posizionata in un’area riscaldata, impedisce l’ingresso dell’acqua fino a quando l’innalzamento della temperatura generato dall’incendio provoca l’apertura degli sprinkler. Con l’apertura degli erogatori l’aria fuoriesce e la valvola a secco si apre. Solo in quel momento l’acqua entra nelle tubazioni e viene erogata tramite gli sprinkler sulle aree da proteggere.

Impianti a secco

L’impianto a secco è utilizzato in ambienti non riscaldati e quindi soggetti all’azione del gelo. Gli impianti alternativi, utilizzati quando il rischio di gelo è limitato ad un periodo dell’anno, funzionano a umido nella stagione calda e a secco nella stagione fredda. Gli impianti a preallarme sono costituiti dalla combinazione di un impianto automatico a pioggia a secco e di un impianto automatico di rivelazione di incendio, che proteggono la stessa area di intervento. In caso di allarme, l’impianto di rivelazione comanda l’apertura della valvola di preallarme e l’entrata dell’acqua nelle tubazioni di distribuzione prima dell’eventuale apertura degli erogatori automatici. Da utilizzare se si teme un’erogazione intempestiva a seguito di danneggiamento di erogatori o tubazioni.

Impianti di rivelazione

L’impianto di rivelazione deve essere più rapido di quello di estinzione, in modo che possa intercorrere un adeguato intervallo di tempo fra l’attivazione dell’allarme e l’eventuale apertura degli erogatori automatici.

Idranti

Gli idranti appartengono alla categoria dei dispositivi antincendio manuali. La protezione esercitata dagli idranti contro l’incendio può essere esterna o interna. Per protezione esterna s’intende la protezione che si ottiene mediante idranti a colonna soprasuolo e/o sottosuolo con la relativa attrezzatura di corredo, installati in modo da consentire la lotta contro l’incendio quando dimensioni e caratteristiche dell’incendio stesso non consentono di operare da vicino, ma richiedono un intervento a distanza e un’azione essenzialmente di raffreddamento; la protezione esterna è destinata ad essere utilizzata da personale specificamente addestrato (vigili del fuoco, squadre antincendio aziendali). Per protezione interna s’intende la protezione contro l’incendio ottenuta mediante idranti a muro o naspi, installati in modo da consentire il primo intervento sull’incendio da distanza ravvicinata e utilizzabili da persone non addestrate.

Impianti ad idranti

Un impianto ad idranti è composto da:

  • alimentazione idrica;
  • rete di distribuzione con tubazioni preferibilmente chiuse ad anello e permanentemente in pressione; – valvole di intercettazione;
  • idranti UNI 45, UNI 70 e/o naspi.

Gli idranti sono suddivisi in quattro tipologie principali:

  1. Idranti a colonna soprasuolo (conformi alla UNI 9485). Ciascun idrante è dotato di una tubazione flessibile di lunghezza normalizzata, completa di raccordi e lancia di erogazione, ubicata in prossimità dell’idrante, in apposita cassetta di contenimento, o conservata in una o più postazioni accessibili in sicurezza anche in caso d’incendio. Ogni punto dell’edificio deve essere raggiunto dal getto d’acqua che si può considerare di una lunghezza di 5 m. Deputati alla protezione esterna dell’edificio, hanno un diametro nominale DN70, una portata nominale di 300 l/min e una pressione al bocchello di 4 bar.
  2. Idranti sottosuolo (conformi alla normativa UNI 9486). La posizione degli idranti sottosuolo deve essere adeguatamente indicata e devono porsi in atto misure per evitare che ne sia ostacolato l’utilizzo. In prossimità di ciascun idrante deve essere prevista l’installazione di una cassetta di contenimento dotata di una tubazione flessibile di lunghezza normalizzata, completa di raccordi e lancia di erogazione, e con i dispositivi di attacco indispensabili all’uso dell’idrante stesso. Ogni punto dell’edificio deve essere raggiunto dal getto d’acqua e la distanza massima tra due idranti è di 60 m. Deputati alla protezione esterna dell’edificio, hanno un diametro nominale DN70, una portata nominale di 300 l/min e una pressione al bocchello di 4 bar.
  3. Idranti a muro (conformi alla UNI EN 671-2). Ogni punto dell’area protetta deve trovarsi ad una distanza massima di 20 m; le manichette antincendio sono costituite da tubazioni flessibili conformi alle norme UNI 9487, e sono fabbricate essenzialmente con fibre tessili sintetiche (poliestere ad alta tenacità), rivestite internamente di gomma per ridurre le perdite di carico. Le manichette antincendio sono poste all’interno di apposite cassette avvolte in doppio (partendo dal centro della manichetta), e scollegate dalla lancia e dall’idrante. Deputati alla protezione interna dell’edificio, hanno un diametro nominale DN45, una portata nominale di 120 l/min e una pressione al bocchello di 2 bar. La posizione dell’idrante deve essere indicata da apposita segnaletica.
  4. Naspi (conformi alla UNI-EN 671/1). Costituiti da una tubazione semirigida in gomma, di diametro DN 20 o DN 25, conforme alle norme UNI 9488, lunga 20 metri, avvolta su bobina girevole, stabilmente collegata alla rete di alimentazione e terminante con una piccola lancia a getto variabile. Deputati alla protezione interna dell’edificio, hanno un diametro nominale DN 45, una portata nominale di 35-60 l/min e una pressione al bocchello di 2 bar.

Estintori

Apparecchio contenente un agente estinguente che può essere espulso per effetto della pressione interna e diretto su un incendio. Caratterizzato dall’agente estinguente e identificato mediante etichetta. Può essere a polvere, a biossido di carbonio, a idrocarburi alogenati, ad acqua (e agenti estinguenti a base d’acqua, come la schiuma), a clean agent (ad agente pulito, composto da sostanze non conduttive, volatili e gassose, che non lasciano residui dopo l’evaporazione).

Classificazione degli incendi e tipologia dell’estinguente utilizzato

 

Classe Fuoco Tipologia dell’estinguente
A Combustibili solidi organici che producono braci (legno, tessuto, carta, gomma, alcune materie plastiche) Acqua, schiuma e polveri chimiche
B Combustibili liquidi (oli combustibili, grassi, vernici, paraffina, ecc.) Schiuma, biossido di carbonio e polveri chimiche
C Combustibili gassosi (metano, g.p.l., propano, ecc) Biossido di carbonio, polveri chimiche, idrocarburi alogenati
D Metalli (Al, Mg, Na, Ca) Biossido di carbonio e polveri chimiche
E Apparecchiature elettriche in tensione che richiedono estinguenti dielettrici non conduttori. Oggetti di valore (quadri, libri antichi, mobili d’arte) Centrali telefoniche ed elettroniche Biossido di carbonio, polveri chimiche, idrocarburi alogenati

Evacuatori di fumo

Consentono di agevolare lo sfollamento delle persone da un locale interessato dall’incendio, riducendo i danni provocati dai gas di combustione e la neutralizzazione dell’incendio da parte dei Vigili del Fuoco con una migliore visibilità. Testati e certificati per prova di resistenza al calore secondo le Norme UNI 9494 ed EN 12101-2. Su coperture piane o con pendenza minore del 20%, deve essere collocato un evacuatore ogni 200 mq, su coperture con pendenza maggiore un evacuatore ogni 400 mq.

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