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Aranciera

Definizione-Etimologia

Dall’arabo narangi, arancio, edificio da giardino in muratura destinato al ricovero invernale degli agrumi. È anche noto come limonaia o orangerie. Simile a una loggia, l’aranciera è una costruzione di forma allungata relativamente poco profonda, dotata sul lato meridionale di grandi aperture vetrate al fine di ottenere un buon soleggiamento durante l’inverno. Nei Paesi del Nord Europa è pavimentata; in quelli più a sud talvolta ha solo un pavimento in terra battuta.

Storia

I primi esempi italiani di strutture provvisorie destinate al riparo di agrumi – l’arancio amaro (Citrus x aurantium), l’arancio dolce (Citrus x sinensis), il cedro (Citrus medica) e il limone (Citrus x limon) – e di piante esotiche sensibili al freddo sono citati nel 1545 negli orti botanici di Pisa e Padova. Ma già tra il 1499 e il 1510, in Francia, il giardiniere napoletano Pacello da Mercogliano aveva sistemato nel castello reale di Blois piantagioni di agrumi in contenitori di legno che, durante l’inverno, venivano trasportati in vasti capanni provvisori. Nella descrizione, pubblicata nel 1620, dell’Hortus Palatinus di Heidelberg, Salomon de Caus tratteggia per la prima volta un’aranciera in muratura. L’Hortus comprendeva, in una prima fase, un giardino di agrumi, orientato a sud e protetto da muri. Le piante vi erano interrate e venivano riparate durante l’inverno con strutture lignee e riscaldate grazie a quattro stufe. In seguito de Caus progettò una struttura in muratura con grandi aperture, scandita da colonne tortili inghirlandate, che serviva da riparo ad agrumi coltivati in vaso, e quindi facilmente spostabili.
Le aranciere, o orangeries, ebbero particolare fortuna in Francia, dove a partire dal XVII secolo diventano un elemento indispensabile al giardino di corte. In questo caso, per orangerie si intendeva, come a Versailles, un giardino formale decorato durante l’estate con piante di agrumi in vaso o, più spesso, in casse di legno fornite di maniglie metalliche (caisses de Versailles). Questo giardino era fiancheggiato dall’edificio destinato ad accogliere le piante nella stagione invernale. Gli esempi più antichi, non più esistenti, sono citati nel 1547 da J. Androuet du Cerceau in Les plus excellents Bâtiments de France. Il fatto che le piante venissero trasportate dentro e fuori due volte all’anno distingueva le aranciere dalle serre calde, nelle quali si trovavano invece aiuole con piante interrate e quindi inamovibili. Le aranciere, inoltre, non sempre erano riscaldate; a Versailles la posizione della grande orangerie, eccezionalmente a pianta quadrata, parzialmente sotterranea e bene esposta, rendeva il riscaldamento superfluo.
Gli esempi più notevoli di aranciera barocche in Europa si trovano a Versailles, al castello di Sceaux (entrambi opera di J. Hardouin-Mansart, 1684-1686), al Kengsington Palace di Londra (N. Hawksmoor e Ch. Wren, 1704), a Schönbrunn (N. Pacassi, 1754), a Kassel (J.C. Giesler, 1710). In Italia, specie in Toscana, le aranciere prendono il nome di limonaie; gli agrumi vi sono coltivati in conche di terracotta e gli edifici, per mantenere il giusto grado di umidità, hanno pavimenti in terra battuta. La limonaia del giardino di Boboli (Zanobi del Rosso) risale al 1778. Con lo sviluppo dell’industria del vetro, le aranciere acquistarono nuove aperture per la luce e divennero indistinguibili dalle serre (serra) calde e dai giardini d’inverno (giardino d’inverno), usati per coltivarvi altre specie botaniche esotiche. Una delle ultime aranciere di genere classico costruite in Europa è l’Orangerie des Tuileries a Parigi, ora trasformata in museo (F. Bourgeois e L. Visconti, 1853).

Bibliografia

Villa S., Maggia C.M., Cravanzola V., Serre, aranciere, limonaie, stufe in Italia dal Rinascimento agli anni Trenta del Novecento, Torino, 2002; Woods M., Swartz Warren A., Glass Houses: History of Greenhouses, Conservatories and Orangeries, London, 1988.

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