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Arazzo

Sommario: 1. Definizione-Etimologia2. Tecnica3. StoriaBibliografia

1. Definizione-Etimologia

Dal nome della città francese di Arras, celebre nel Quattrocento per la lavorazione di tessuti istoriati chiamati dai mercanti italiani “panni di razzo” o “arazzi”. Speciale tessuto destinato a rivestire le pareti ed eseguito con telai (telaio) a mano, in modo da creare un disegno, solitamente figurato, che occupa tutta l’estensione del panno, salvo l’eventuale cornice. Il termine arazzo è usato impropriamente per indicare anche altri tipi di tessuti decorativi (da appendere alle pareti o da rivestimento di mobili), nei quali il disegno è ricamato su stoffa (arazzo di Bayeux) oppure usando ago e fili colorati per coprire un canovaccio-base (mezzo punto).

2. Tecnica

La tecnica di fabbricazione dell’arazzo è invariata da secoli e utilizza due diversi tipi di telai: il telaio verticale ad alto liccio e quello orizzontale a basso liccio. In entrambi i casi l’arazziere, o licciaio, ricopre completamente i fili dell’ordito grezzo intrecciandovi i fili colorati della trama (i quali sono di lana o seta, talvolta d’oro o d’argento) e traccia il disegno mentre fabbrica il tessuto stesso. Terminato il lavoro, la differenza di esecuzione tra le due diverse tecniche è impercettibile. La tessitura degli arazzi è lentissima e costosa, dato che un arazziere può eseguire solo pochi centimetri di panno al giorno. Gli arazzi sono quindi sempre stati considerati arredi molto pregiati. Il modello è di solito fornito da un artista tramite un “cartone”, il cui disegno è riportato nel tessuto, con modalità diverse secondo il tipo di telaio usato. Un cartone può essere replicato molte volte. Gli arazzi formano abitualmente delle serie, definite dal soggetto rappresentato.

3. Storia

La tecnica dell’arazzo era già nota nell’antichità, ma i primi esempi conservati risalgono al Mille (arazzo di San Gedeone) e ai primi del Duecento (arazzo della cattedrale di Halberstadt). La grande epoca dell’arazzo inizia nella seconda metà del Trecento, quando i grandi teli istoriati sono usati per ornare chiese e castelli. I più importanti centri di tessitura si trovano allora a Parigi, Arras, Bruxelles e Tournai. In un primo tempo gli arazzi raffigurano motivi araldici, geometrici o vegetali, ma in seguito sono preferiti soggetti storici. Dopo la chiusura delle arazzerie di Parigi nel corso della guerra con l’Inghilterra, la supremazia passa nel Quattrocento alle Fiandre, dove sono probabilmente tessute le serie più note dell’epoca (La dama dell’unicorno e La caccia all’unicorno). Entrambi sono esempi della tipologia “arazzo millefiori”, in cui le figure si stagliano su sfondi coperti di fiori.
Nel Cinquecento il disegno dei cartoni è spesso affidato a famosi pittori (Raffaello, cartoni per gli arazzi della Cappella Sistina). Nella seconda metà del secolo, la Riforma provoca la fuga dalle Fiandre di molti operai, che trovano lavoro presso varie corti europee (Ferrara, Mantova, Milano, Firenze, Fontainebleau). Nello stesso periodo riprende a Parigi l’attività delle tessiture, che durante il regno di Luigi XIV sono accorpate nella manifattura dei Gobelins, alla quale si affiancano quelle di Aubusson, Beauvais e La Savonnerie. Per rilanciare la produzione fiamminga in crisi, famosi pittori, come Rubens e Jordaens, forniscono cartoni alle arazzerie di Bruxelles.
Il Settecento vede la nascita di nuovi centri: Madrid, Roma, Napoli, Torino. Ma la supremazia, sia per la qualità che per la quantità di produzione, rimane alla Francia. Un tentativo di ritornare ai motivi puramente floreali tardo-medioevali viene fatto in Inghilterra alla metà dell’Ottocento nell’ambito del movimento Arts and Crafts. L’arte dell’arazzo ha un nuovo impulso nel XX secolo grazie alle arazzerie di Aubusson, che istaurano una feconda collaborazione con artisti contemporanei (Rouault, Léger, Braque, Matisse, Picasso, Mirò, Dufy, Derain).

Bibliografia

Siniscalco Spinosa M., Grandjean S., King M., Gli Arazzi, Milano, 1981.

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