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Arcaico, periodo

Sommario: 1. Definizione – Etimologia2. Storia3. L’elemento religioso e l’architettura templare

1. Definizione – Etimologia

Dal greco arché, principio. Differenti ne sono i significati a seconda degli ambiti disciplinari; è però sempre sottesa una lunga e unitaria durata. Nella storiografia dell’architettura dell’Occidente, non così in altre, arcaico indica una fase plurisecolare che si conclude con l’avvio del classico (classico, classicismo) nel 480 a.C. Ne deriva il termine “arcaismo”, che denota il volersi riferire alla produzione della fase iniziale di un sistema artistico.

2. Storia

Le epoche palaziali

Nell’età arcaica rientrano più e interrelati aspetti dell’architettura e degli impianti urbani di diverse aree. Il periodo arcaico viene articolato secondo una periodizzazione impostata sui rapporti tra il mondo cretese e quello della grecità. Il criterio fa riferimento al divenire dei palazzi (palazzo, storia) dell’isola di Creta (Cnossos, Festós, Mallia): cioè al sistema (politico, amministrativo, economico, artistico) della civiltà cretese-minoica e dei suoi insediamenti urbani e non urbani. Si distingue così un’epoca prepalaziale (2600-2000 a.C.), un’epoca paleopalaziale (1900-1700 a.C.), un’epoca neopalaziale (1750-1450 a.C.) e infine l’epoca postpalaziale (1450-1100 a.C.). Ciascuna di queste epoche viene poi suddivisa in due o tre fasi intermedie.
I miti religiosi di questa fase sono riferiti alle varie deità (uranie o ctonie) e simbolizzano, sottintendola, la realtà. Di speciale interesse sono i miti del ratto e seduzione di Europa da parte di Zeus (dio allevato a Creta), quello del labirinto cretese (il palazzo di Cnossos) e del Minotauro ivi rinchiuso e poi ucciso da Teseo e la successiva fondazione di Atene (però narrata in modo diverso in altri miti). In questi miti è adombrata la dominanza cretese nel Mediterraneo, il suo decadere e il succesivo e definitivo prevalere delle popolazioni greche. Il centro di potere si trasferisce infatti nella penisola greca, dando luogo al sistema miceneo (a Micene le mura della città con la Porta dei Leoni, il Tesoro di Atreo detto anche Tomba di Agamennone; a Tirinto le mura della città e anche edifici).

Il nuovo assetto del Mediterraneo

Con riferimento alla scultura e alle arti decorative, l’epoca successiva a quella post-palaziale (1100-650 a.C.) viene ulteriormente divisa nelle fasi “protogeometrica” e “geometrica e orientalizzante”, ma questa partizione non è adattabile all’architettura e agli impianti urbani. Appare comunque chiaro che qualche evento naturale, cui forse allude il mito di Atlantide, ha contribuito alla formazione, nel bacino mediterraneo, di un nuovo assetto e di una rete di relazioni altrettanto nuova. Ne sono aspetti la caduta del sistema ittita, le caratteristiche della fase tarda del potere egiziano, la penetrazione dei dori nella Grecia peninsulare, il dinamismo dei cosiddetti “popoli del mare” (tra i quali i fenici), l’espandersi del potere degli assiri e via seguitando. Va comunque tenuto conto che reti di interrelazioni (pacifiche o bellicose) tra tutte le aree del bacino mediterraneo si erano già istituite attorno al XIII-XII secolo a.C. Sono quelle che costituiscono lo scenario storico dei poemi omerici: dalla caduta di Troia alle peregrinazioni di Ulisse. Essenziale, per la storia degli impianti urbani di età arcaica, è il periodo (dalla fine del IX al VI secolo a.C.) della fondazione di colonie (principalmente greche e fenicie) e di nuovi centri urbani.

I fenici

Il nuovo scenario urbanistico-architettonico può essere schematicamente ricondotto a tre principali ambiti geoculturali: fenicio, greco ed etrusco-italico. Di primaria importanza, per il contesto fenicio (era incentrato sulle città di Tiro, Sidone, Biblo), è la fondazione di Cartagine (814-813 a.C.) che, divenuta centro autonomo, fonderà a sua volta più centri urbani nel Nordafrica mediterraneo, sulle coste ispaniche, su alcune isole tirreniche (a Malta e isolette vicine; nelle Baleari Ibiza; in Sicilia Mozia; in Sardegna Tharros, Nora, Sulcis e Karalis, cioè Cagliari).

I greci

L’ambito greco, espandendosi dall’area peninsulare e insulare, darà luogo alla fondazione di colonie da parte di più “città-madre” (le metropoleis). Molte colonie diventeranno importanti centri autonomi e, talvolta, faranno anche guerra alla città-madre. Le colonie greche principali sono quelle della Sicilia (Siracusa, Selinunte, Agrigento, Segesta) e dell’Italia meridionale, detta anche Magna Grecia (Taranto, Reggio, Messina, Locri, Poseidonia, cioè Paestum, e così via).

Gli etruschi

L’ambito etrusco si situa (con presenze che risalgono a una data imprecisata) nella parte centrale della penisola italiana (dall’alto Lazio, alla Toscana, all’Emilia-Romagna). Gli etruschi, dediti all’artigianato (ceramico e metallico) e alla navigazione commerciale marittima e fluviale, si organizzano in gruppi di centri urbani dotati di loro peculiari forme istituzionali. Principali sono quelli dell’area etrusca meridionale (Tarquinia, Tuscania, Populonia, Vetulonia) e centrale (Volsini, cioè Orvieto-Bolsena, Chiusi, Arezzo), quelli adriatici (Spina, Marzabotto) ed emiliani (Felsina, cioè Bologna) e così via. Tanto l’impianto urbanistico delle città etrusche, quanto quello delle colonie greche, è sempre fondato sulla griglia ortogonale: sia della rete viaria, sia dei lotti fabbricativi.

I romani

È dovuta all’evoluzione dei rapporti tra etnie etrusche e italiche anche la fondazione di Roma (per tradizione 753 a.C.). Si deve ai Tarquini (fine VI secolo), di matrice etrusca, la prima evoluta fase urbanistica e dell’edilizia religiosa e civica della Roma di età arcaica che però (anche per la complessa altimetria dell’area cittadina) non presenta un impianto a griglia regolare.

3. L’elemento religioso e l’architettura templare

Linea ionica e linea dorica

Essenziale, in età arcaica, è la componente religiosa (le cui deità principali tendono ora a unificarsi) e, dunque, l’architettura templare: principalmente quella greca e quella etrusco-italica. Nelle aree insulari della grecità, l’edilizia templare presenta modalità (capitello, colonne e altro) che verranno definite ioniche (ionico, ordine) (VIII secolo a.C.: primo tempio di Hera a Samos; VI secolo: tempio di Artemide a Efeso), di cui si distinguono almeno due differenti versioni. Mentre, negli ambiti greco-peninsulare e delle colonie (Sicilia, isole minori del Tirreno, Italia meridionale), si svilupperà la linea cosiddetta dorica (dorico, ordine) (se ne considera primo esempio lo Heraion di Argo: 750-725 a.C.) che matura evolvendosi da Corinto a Corfù. In entrambi i casi si giunge relativamente presto alla cosiddetta “litizzazione” degli ordini architettonici: il passaggio dall’impiego di elementi strutturali lignei a quello di mattoni e materiali lapidei. Si considera che la realizzazione dell’Heraion di Olimpia (600-590 a.C.) sia il momento nel quale, in ambito dorico, si attua e si stabilizza tale passaggio. Tuttavia, mentre si va generalizzando il tipo del tempio dorico esastilo con pronao e opistodomo, non ne è ancora ben definito l’assetto interno.

Santuari e “tesori”

È anche di età arcaica l’importantissimo sviluppo dei santuari (santuario) panellenici, ove si svolgevano più attività (consiliari, teatrali, ginniche ecc.). Di speciale rilievo sono il santuario di Olimpia, nel quale (dal 776 a.C.) si tenevano (con ritmo quadriennale che servirà come datazione) i sacri giochi cui partecipavano tutte le poleis, e quello di Apollo Pizio a Delfi. Tipici dei santuari panellenici sono anche i cosiddetti “tesori”: edifici votivi realizzati dalle varie città doriche. Le colonie siceliote e quelle della Magna Grecia hanno sviluppato un’autonoma linea dell’edilizia templare dorica arcaica. Invece, per la comprensione dell’avvio e sviluppo dell’architettura templare romana è essenziale l’apporto del mondo etrusco-italico, cui si devono: l’alto podio frontale; in alcuni casi (Campidoglio) le tre celle dedicate alle tre deità principali; spesso la presenza del pozzo delle offerte (mundus). Sono inoltre differenti da quelle greche le modalità cultuali della romanità: anche se le rispettive principali deità (con altri nomi) tendono a sovrapporsi. E differenze si riscontrano anche nell’impiego degli elementi lessicali e sintattici degli ordini architettonici.

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