Archivi di architettura contemporanea | Wikitecnica.com

Archivi di architettura contemporanea

Generalità

Gli archivi di architettura contemporanea, pur conservando la stessa struttura dei fondi antichi, in relazione alla specificità del contenuto si differenziano per una maggiore eterogeneità del materiale custodito: a documenti cartacei, testi, corrispondenza, disegni e modelli, si affiancano prototipi, campioni di materiali edilizi, riproduzioni, fotografie, audiovisivi e una mole sempre più consistente di elaborati digitali.

Diversi supporti e tecniche scrittorie, dovuti all’introduzione di prodotti industriali, insieme all’evoluzione delle tecnologie di riproduzione e di elaborazione dei dati, determinano le specificità di un corpus documentario che presenta nuovi criteri e problematicità della conservazione e della tutela. La salvaguardia fisica del patrimonio documentario deve fare fronte a differenti deteriorabilità dei supporti, sperimentando nuove e diverse tecniche di conservazione e di restauro, dagli elaborati cartacei più fragili fino ai documenti digitali, la cui sopravvivenza nel tempo è legata alla possibilità di decodificarne la scrittura. La presenza nei fondi di un grande numero di copie di documenti di progetto, dovute al rinnovamento delle procedure amministrative e di esecuzione dell’opera, e, negli ultimi anni, di una grande quantità di elaborati digitali, implica un ripensamento del criterio di autenticità e originalità del documento quale valore discriminante per la conservazione e la tutela.

Origini e derivazione

Tra la seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso e la fine degli anni Ottanta, in concomitanza di un nuovo interesse della storiografia per le fonti originali di architettura, numerosi istituti si specializzano nell’acquisizione e nella conservazione di documenti di architettura, con particolare attenzione agli archivi privati degli architetti e degli ingegneri del Novecento. In seguito all’avvio di prime raccolte tematiche o monografiche, intorno alle principali collezioni archivistiche si sviluppano centri di ricerca che affiancano alla conservazione dei fondi l’allestimento di spazi per la consultazione e l’esposizione del materiale conservato.

Tra gli altri, nel 1979 viene fondato il CCA di Montreal; nel 1980 la sezione Collezioni del DAM di Francoforte; a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, l’Accademia Nazionale di San Luca inizia un’operazione di raccolta degli archivi degli accademici architetti; nei primi anni Ottanta viene fondato l’IFA di Parigi e si costituisce il CSAC di Parma; nel 1987, inizia la propria attività l’Archivio Progetti dello IUAV di Venezia; nel 1989, viene fondato l’Archivio del Novecento al MART di Trento e Rovereto.

Nel panorama attuale si delineano due strategie comuni: la creazione di estese reti informatiche che colleghino i numerosi soggetti produttori dei fondi (privati, enti locali, ministeri, imprese, ordini professionali, associazioni, accademie, scuole di architettura e ingegneria, gallerie private, riviste di settore) e forniscano agli utenti un unico sistema per la consultazione del patrimonio documentario, utilizzando la diffusione on line; l’incremento, attorno alle principali raccolte, di attività espositive e spazi a carattere museale rivolti a un pubblico sempre più ampio.

Bibliografia

Peyceré D., Wierre F. (a cura),Architecture et archives numériques. L’architecture à l’ère numérique: un enjeu de mémoire / Architecture and digitals archives Architecture in the digital age: a question of memory, Paris, 2009‬‬; Tafuri M., L’archeologia del presente, in Il disegno di architettura, Incontri di lavoro, Parma, 23-24 ottobre 1980, Parma, 1983; Tonicello A., Guida agli archivi italiani di architettura contemporanea, in Tonicello A. (a cura), Il progetto di architettura, Conservazione, Catalogazione, Informazione, Atti del seminario di Venezia, 21-23 gennaio 1995, Venezia, 1995.

Copyright © - Riproduzione riservata
Archivi di architettura contemporanea

Wikitecnica.com