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Archivio (storia)

Sommario: 1. Etimologia2. Definizione e significato3. Processo formativoBibliografia

1. Etimologia

Dal greco ρχεον, palazzo dell’arconte, e per estensione dei magistrati, da cui il tardo latino archium, archivum, arcivum, che divenne di uso corrente durante il medioevo. Nel latino classico si usavano i sinonimi chartarium, chartophylacium, grapharium, grammatophylacium, scrinium, tabularium. Era il luogo di conservazione e custodia dei documenti pubblici. Per traslato archivum passò a designare anche il complesso dei documenti.

2. Definizione e significato

Il termine archivio si usa per indicare:

  1. il luogo di deposito dei documenti – edificio o parte di edificio (archivio);
  2. l’istituto o l’ufficio preposto alla conservazione di archivi (es. Archivio di Stato, Archivio storico comunale, Archivio notarile distrettuale ecc.);
  3. ogni complesso di documenti che deriva dall’attività di una persona fisica o giuridica. In questo senso l’archivio va considerato come un tutto unico, un corpus, ovvero – giuridicamente – come una universitas rerum e nella sua compiutezza storica viene detto anche fondo;
  4. l’unione di più fondi della stessa provenienza o natura.

3. Processo formativo

Lo sviluppo dell’archivio segue quello della complessità statuale. I primi esempi di archivi risalgono alla fine del quarto millennio a. C. nell’area mesopotamica, ed erano costituiti da depositi di tavolette di argilla, supporto scrittorio utilizzato per circa tre millenni. I principali ritrovamenti appartengono a centri di governo e amministrativi, dove esistevano archivi templari e palaziali (Mari, Uruk, Ebla). Per la sistemazione materiale delle tavolette in archivio, si usavano tre sistemi: nicchie a casellario; a scaffale aperto in verticale su banchine di mattoni o d’argilla o su scaffali di legno; a contenitore, in ceste, giare o scatole. Anche l’Egitto faraonico sviluppò una civiltà archivistica notevole utilizzando soprattutto il papiro come mezzo documentario e realizzando archivi centrali e distrettuali, che nel periodo Ellenistico presero il nome di bibliotheke (contenitori di rotoli di papiro).

Nella Grecia classica in ogni polis si istituirono pubblici archivi (demosia grammata). Anche i templi e i santuari custodivano documenti. Le leggi prevedevano gravi punizioni e anatemi per chi alterava, o asportava documenti. L’antico aeropago di Atene, sede dell’assemblea degli arconti, conservava i documenti dello stato, come in seguito il Bouleterion, che alla fine del V secolo venne ristrutturato come sede esclusiva d’archivio, e denominato Metroon, dalla dea Meter, che vi ebbe un santuario interno.

Nell’antica Roma il collegio dei pontefici conservava nella Regia i documenti di giurisprudenza religiosa e pubblica. Altri luoghi di deposito erano i templi, come quelli di Cerere, Diana, Apollo, Vesta. L’aedes di Saturno sul Campidoglio, che ospitava il tesoro di Stato e gli atti relativi, fu perciò detto aerarium termine che divenne anche sinonimo di archivio. Nel 78 a. C., per volere del console Quinto Lutazio Catulo, fu realizzato il tabularium come sede dell’archivio centrale della Repubblica. L’opera è attribuita all’architetto Lucio Cornelio. Questo edificio, costituito da un basamento sostruttivo di venticinque strati di pietra gabina, un piano superiore con grandi arcate e un terzo piano, era collegato al Foro con una scala e quindi alla Curia Senatus. Vi erano archiviati su tabulae lignee i documenti di tutti gli organi dello stato e su tabulae bronzee atti legislativi. A partire dal III sec. d.C. si diffuse anche il papiro, immagazzinato in depositi detti horrea chartacea. Nel periodo imperiale si costituì un Tabularium Principis sul Palatino. Anche nella domus esisteva un luogo specifico per la conservazione dei documenti, tablinum per i documenti privati familiari e per le tabulae publicae conservate domesticamente dai magistrati.

Dopo la caduta dell’impero romano declinano gli archivi pubblici e si affermano gli archivi ecclesiastici. Nei monasteri, nelle chiese, nei capitoli delle cattedrali spesso confluiscono documenti di ogni genere. Nel periodo carolingio (VIII sec.) comincia la rinascita degli archivi regi. Col tempo nelle principali Corti si costituiscono cancellerie e depositi d’archivio come in Francia il Trésor des chartes del sovrano. Con l’instaurarsi dei comuni si costituiscono i relativi archivi aventi sede principale nel palazzo di governo municipale e poi, con lo sviluppo delle magistrature civiche, si creano altri luoghi di deposito. Con l’avvento delle signorie, all’interno della residenza nobiliare si affiancano archivi statali e archivi privati della casata. Nascono in tutta Europa gli archivi degli stati nazionali. Nel 1471 Sisto IV istituisce l’Archivio di Castel S. Angelo. Nel 1567 viene riunificato l’Archivio della Corona di Castiglia a Simanςas. Nel 1568 a Firenze Cosimo de’ Medici riunisce l’archivio pubblico dei contratti notarili. Nel 1578 in Inghilterra viene fondato lo State Paper Office. Nel 1611 viene riunificato l’Archivio Segreto Vaticano. Alla metà del XVIII secolo si hanno nuove concentrazioni di materiale archivistico statale. A Torino nel 1731 su progetto di Filippo Juvarra viene realizzato il palazzo dei Regi Archivi. Nel 1720 Pietro il Grande ristruttura gli archivi russi. Nel 1749 l’imperatrice Maria Teresa crea a Vienna l’Haus-Hof-und Staatsarchiv. A Varsavia nel 1765 si riuniscono gli archivi della corona di Cracovia e gli archivi amministrativi. Nel 1770 si ha la concentrazione degli archivi a Venezia. Nel 1781 nascono a Siviglia gli Archivi generali delle Indie. Tutti questi archivi hanno carattere sovrano e segreto.

Con la Rivoluzione francese gli archivi sono aperti ai cittadini (1794) e vengono istituiti un archivio nazionale a Parigi e archivi dipartimentali e municipali. Napoleone cercò di riunire a Parigi gli archivi dei paesi conquistati per realizzare un archivio centrale europeo nel Palazzo di Soubis.

Nel secolo XIX gli archivi, considerati sempre più istituzioni di ricerca, ampliano i propri servizi in relazione alle necessità degli utenti, attrezzando sale di lettura e spazi espositivi, laboratori fotografici e di restauro. Nuove dimore per gli archivi vengono realizzate con criteri funzionali e moderni, a Londra, a Berlino, a Dresda e in altri paesi. Nel 1838 viene istituito il Public Record Office a Londra e decretata la centralizzazione degli archivi inglesi. In Italia dopo l’Unità si adibiscono a sedi per gli archivi di stato importanti palazzi ed ex conventi, come il Palazzo Senato di Milano, il Palazzo Piccolomini a Siena, il Palazzo Doria a Genova, i Frari di Venezia e il Monastero dei SS. Severino e Sossio a Napoli. A Roma dopo il 1935 viene ristrutturato come sede dell’Archivio di Stato il Palazzo della Sapienza.

Nel secolo XX gli archivi hanno uno sviluppo esponenziale in tutto il mondo. Nel 1934 viene creato a Washington l’Archivio Nazionale degli Stati Uniti. Nel 1948 si costituisce il Consiglio Internazionale degli Archivi (CIA) che darà notevole impulso in tutto il mondo al progresso degli archivi, dell’archivistica e degli archivisti. Un settore particolare d’intervento è quello degli edifici d’archivio e delle attrezzature e servizi connessi. Nel 1988 si è costituito un apposito comitato del CIA per l’edilizia archivistica.

Bibliografia

Bertini M.B., Che cos’è un archivio, Roma 2008; Canali F., Spazi d’archivio e tipologie architettoniche nell’età antica, in Gli archivi per la storia dell’architettura, Roma, 1999 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, pp. 108-128); Posner E., Archives in Ancient World, Cambridge MA 1972; Tamblé, D., Gli archivi e l’Europa – Per una carta del patrimonio archivistico europeo, in «Storia della Città», 1987, 37, pp. 113-118; Tamblé D., Tablina, tabulae publicae, Tabularium: gli archivi dell’antica Roma, in Strenna dei Romanisti, LXI, 2001.

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