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Arcivescovado

Milano, sezione del cortile dell'Arcivescovado (disegno Ferroni, incisione J.G. Sciller, in S. Latuada, "Descrizione di Milano", Milano, 1737-1738).
Milano, sezione del cortile dell'Arcivescovado (disegno Ferroni, incisione J.G. Sciller, in S. Latuada, "Descrizione di Milano", Milano, 1737-1738).

Definizione – Etimologia

Termine composto da arci- (o archi-, dal greco archi-, dal verbo árcho, essere a capo, che indica primato, comando o l’attributo di primitivo, primario in senso cronologico) e vescovado (o vescovato), derivazione di arcivescovo, dal greco archiepískopos e dal latino tardo archiepiscopus, colui che dirige l’arcidiocesi. Definisce la residenza e la sede dell’arcivescovo, il luogo in cui svolge le sue funzioni (denominato anche palazzo arcivescovile, patriarchìo, oppure vescovado (vescovadoepiscopato), episcopio e vescovìo quando è la casa del vescovo). Il termine individua anche il territorio sottoposto alla sua giurisdizione spirituale (arcidiocesi) e il suo ufficio, con riferimento alla dignità o alla durata. Le arcidiocesi (o diocesi metropolitane, da cui metropolita) sono suddivise in diocesi, amministrate dai vescovi suffraganei. Esistono anche le figure dell’arcivescovo senza diocesi e del primate (che dirigeva le diocesi più importanti), oggi nomine solo onorifiche.

Generalità

L’arcivescovado, molto simile dal punto di vista tipologico e architettonico al palazzo vescovile, inizialmente fu costituito da più corpi di fabbrica, spesso muniti di rudimentali fortificazioni (ad esempio Firenze, Milano, Napoli, Ravenna, Roma, Taranto). Dalla fine del XII, e maggiormente nel XIII secolo, si trasformò in articolato ed elegante palatium. La costruzione di edifici di alto valore architettonico e decorativo era finalizzata a creare una presenza fisicamente rilevante nel centro cittadino (quasi sempre essi si sopraelevano di uno o più piani); il palazzo civico e quello vescovile, sede e simbolo del potere politico e religioso locale, si contrapponevano spesso sulla medesima piazza, dove era presente anche la cattedrale, cui l’arcivescovado si addossava o era adiacente. Soprattutto dal Cinquecento, e fino a tutto l’Ottocento, gli arcivescovadi furono ammodernati e ampliati per adeguarli alle nuove funzioni e ai nuovi stili architettonici (Milano, Palermo, Perugia, Pisa, Siracusa).
Come esempio si delineano, in sintesi, le caratteristiche dell’arcivescovado di Milano, detto Domus Ambrosii: l’antico corpo di fabbrica, fondato nel 1170 e ricostruito alla metà del Trecento, venne rimaneggiato e ampliato nel XV secolo, nella seconda metà del Cinquecento da Pellegrino Tibaldi e in epoca neoclassica da Giuseppe Piermarini, fino a occupare un grande isolato rettangolare a lato del Duomo. I prospetti, risultato dei numerosi restauri, sono a due o tre piani, ritmati da fitte finestre incorniciate e timpanate e dai portali di rappresentanza, da cui si accede ai due cortili interni porticati, a forma quadrilatera chiusa. Gli uffici della curia (cancelleria e notai) sono al piano terra e lo scalone d’onore conduce al piano nobile, che ospita saloni delle udienze, studi, uffici della curia vescovile, cappella, biblioteca, archivio e sala capitolare, oltre alle abitazioni di arcivescovo e vicari, di canonici e ordinari (nei mezzanini) e della servitù (nei sottotetti). In un torrione angolare è ubicata la prigione, e nell’adiacente Rotonda del Pellegrini si trovano le scuderie.

 

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