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Arco diaframma

Arco posto trasversalmente all’asse longitudinale di un edificio, sormontato da un setto murario generalmente fino all’altezza d’imposta delle capriate o anche delle travi del tetto. L’arco diaframma  scandisce con ritmo regolare la volumetria interna ed è direttamente funzionale al sistema di copertura; non si può escludere, inoltre, che esso abbia svolto un ruolo anche nella prevenzione degli incendi, con una funzione simile al muro tagliafuoco.

Già conosciuto in epoca romana, se ne attestano esempi in Siria fino al periodo tardo-antico. Nel Medioevo viene ripreso a partire dall’epoca ottoniana e si riscontra frequentemente ancora in epoca gotica e rinascimentale, utilizzato in chiese, refettori, dormitori e infermerie. Un precoce e significativo esempio italiano è attestato nella basilica romanica di Santa Maria Maggiore a Lomello, Pavia (1025-1050 circa).

Bibliografia

Savi M.E., Archi-diaframma: contributi per una tipologia architettonica, in “Arte medievale”, II, 1, 1987, pp. 163-181.

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