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Ascensore

Definizione – Etimologia

Derivato dal latino ascendere con il significato di dirigersi dal basso verso l’alto, l’ascensore è un impianto meccanico per il trasporto verticale di persone da un piano all’altro degli edifici o fra punti a diverse quote di un luogo abitato.

Storia

L’avvento degli impianti di trasporto meccanico ha modificato lo skyline della città contemporanea. È infatti a partire dalla metà del XIX secolo che ascensori in grado di servire più piani hanno indotto allo sviluppo di tecniche costruttive per edifici alti, contribuendo alla verticalizzazione dei grandi agglomerati urbani e al conseguente massimo sfruttamento della superficie fondiaria.
I primi esempi di ascensori modernamente inteso possono rintracciarsi nell’applicazione di motori a vapore o a stantuffo idraulico nelle miniere e nelle fabbriche ottocentesche, mentre le sue fondamentali tappe evolutive possono essere considerate:

  • l’installazione del motore elettrico sopra la cabina, nel 1880;
  • l’abolizione del manovratore, nel 1924;
  • la successiva introduzione delle porte ad apertura automatica;
  • la progressiva semplificazione dei “quadri di manovra” per il controllo e la gestione dell’impianto e gli attuali sistemi elettronici a microprocessori che consentono di adattare il funzionamento della cabina a molteplici esigenze d’uso.

Fra le più recenti evoluzioni vi sono: la regolazione elettronica della velocità che permette l’arresto della cabina perfettamente complanare al piano di arrivo, condizione necessaria al soddisfacimento delle norme in materia di sicurezza e di accessibilità (EN 81-70); l’eliminazione della “sala macchine” allo scopo di risparmiare spazio all’interno dell’edificio mediante l’accorpamento del motore, dell’argano e delle apparecchiature di comando in una centralina all’interno del vano corsa; la riduzione degli spazi verticali di sicurezza nel vano ascensore, in alto e/o in basso, in modo da ridurne l’ingombro verticale in copertura, specie in caso di edifici preesistenti.

Tipologia

La scelta del tipo di ascensore, tra elettrico tradizionale, oleodinamico o idraulico ed elettrico senza sala macchine, viene effettuata in funzione dell’altezza e della destinazione d’uso dell’edificio, del numero di utenti da trasportare e delle loro esigenze, della velocità richiesta all’impianto e del prestigio che gli si vuole riservare.
L’impianto ascensore, cioè il sistema che muove la cabina, è costituito da:

  • una sala macchine o una centralina;
  • un vano corsa entro cui si sposta la cabina, con l’eventuale contrappeso e le opere murarie necessarie per la sua delimitazione;
  • la testata e la fossa, spazi superiore e inferiore del vano corsa che ne consentono l’extracorsa.

Nell’ascensore elettrico il movimento della cabina avviene attraverso un argano azionato da un motore elettrico. Generalmente l’impianto è costituito da un:

  • basamento;
  • motore;
  • riduttore di velocità;
  • treno e una puleggia di frizione.

La presenza di un contrappeso, posto dietro o lateralmente alla cabina, consente di non dover completamente sollevarne il peso. La velocità di esercizio, rispetto all’epoca di installazione, oscilla tra 0,5-2,5 m/s. Il locale macchine è spesso posizionato al di sopra del vano corsa per facilitare la manutenzione dell’impianto.
Nell’ascensore oleodinamico, in grado di servire altezze fino a circa 20 m con velocità di esercizio fino a 0,6 m/s, lo spostamento verticale della cabina è azionato da un pistone, il cui movimento è regolato da un olio minerale poco infiammabile e piuttosto viscoso. Questa soluzione permette un facile inserimento in edifici preesistenti poiché non richiede spazi ulteriori oltre al suo stesso ingombro.
Il più recente ascensore elettrico senza sala macchine, azionato da un argano elettrico a basso consumo energetico collegato a una delle guide all’interno del vano corsa, può servire altezze notevoli con velocità pari circa a 1 m/s.

Bibliografia

Fornasari E., Lotti G., Ascensori e apparecchi elevatori, Rimini, 2005.

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