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Asse

Atene, Partenone, 447-432 a.C. Il fronte a otto colonne presenta l'asse di simmetria, il fianco a diciassette colonne quello di specularità.
Atene, Partenone, 447-432 a.C. Il fronte a otto colonne presenta l'asse di simmetria, il fianco a diciassette colonne quello di specularità.

Definizione-Etimologia

Dal latino axis, derivato dal greco hàm-aks-a, (carro) a un solo asse. Il termine asse può assumere in italiano significati diversi, sia concreti sia astratti, a seconda degli ambiti d’uso (astronomia, geometria, fisica, giurisprudenza, anatomia, ecc). In architettura sono così chiamate le linee virtuali che determinano nello spazio l’impianto geometrico degli edifici.

Origine concettuale

I concetti elementari di punto e di retta (con quello di asse che ne deriva) sono rimasti impressi nella mente dell’uomo a seguito dell’osservazione dei moti dei corpi celesti: con un modello dell’universo assimilato a un’immensa sfera in movimento rotatorio attorno al cosiddetto asse del mondo, inteso come la congiungente immaginaria tra i poli terrestri, prolungata all’infinito fino ai vertici della volta celeste. Da qui una serie di implicazioni sui piani correlati (mentale e reale) della geometria e dell’architettura, riguardanti in particolare la scelta prioritaria del migliore orientamento di un edificio in relazione al sito e al ciclo annuale del sole: scelta che si traduce in un asse d’impianto, la cui direzione planimetrica condiziona evidentemente lo sviluppo del progetto e, alla lunga, l’intera vita dell’organismo architettonico.

Significato architettonico

L’architettura moderna ha risolto tale problema in maniera scientifica, con il diagramma del cosiddetto asse eliotermico, per mezzo del quale è possibile stabilire, per ogni latitudine, la migliore declinazione dei corpi di fabbrica (Corpo di fabbrica) per una resa ottimale delle facciate all’irradiamento solare. La sua applicazione sta alla base della disposizione uniforme iso-orientata dei tessuti edilizi di molti quartieri del razionalismo tedesco degli anni Trenta del Novecento (Siedlungen).
La questione dell’orientamento incide in via preliminare sull’assetto funzionale e distributivo degli edifici: cioè sui diversi caratteri che ogni filone tipologico (edifici civili, produttivi, religiosi, per la cultura e lo spettacolo ecc.) tende a sviluppare processualmente per proprio conto nel corso dei secoli, attraverso il potenziamento gerarchico di uno dei tre possibili assi spaziali. Ne consegue la possibilità di distinguere e classificare, di conseguenza, gli impianti compositivi nelle tre grandi categorie degli edifici assiali (con asse longitudinale prevalente; assialità), nodali (con l’inserimento di un contro-asse equilibratore trasversale; nodalità) e polari (con asse verticale di rotazione; polarità) per ciascuna delle quali, in particolare, il filone degli edifici religiosi dell’architettura occidentale sembra offrire una progressione tipologica piuttosto ampia e convincente (ad esempio, templi greco-romani, basiliche paleocristiane, chiese bizantine a croce greca, cattedrali romanico-gotiche a croce latina, chiese rinascimentali e barocche a una navata e a pianta centrale).
Sul piano grafico del disegno, il concetto di asse assume poi il valore di carattere distintivo fra i vari sistemi di rappresentazione; ciascuno dei quali, per “proiettare” (dal latino proicere, gettare avanti, affine a “progettare”) un oggetto sul foglio di carta, ha bisogno di una terna spaziale di assi coordinati (xyz con i relativi piani xy, xz, yz) e di un centro di proiezione (posto anche a distanza infinita) rivolto all’oggetto secondo una direzione normale o inclinata rispetto a una delle tre facce del triedro cartesiano di riferimento.
Sulla base delle possibili combinazioni tra questi fattori geometrici elementari (tre piani, un centro e un asse di proiezione), verso la seconda metà del Settecento G. Monge riunifica su basi scientifiche i precedenti metodi empirici di rappresentazione, fondando così la geometria descrittiva come scienza del disegno, nella sua consolidata ripartizione in proiezioni ortogonali, assonometriche e prospettiche (dette anche centrali). Rientra in quest’ultimo sistema il metodo della prospettiva, ideato e perfezionato nell’ambiente artistico fiorentino del Quattrocento da F. Brunelleschi e L.B. Alberti, spinti probabilmente dalla convinzione del potenziale innovativo che il controllo a priori della forma dell’edificio tramite gli assi prospettici avrebbe potuto comportare nella progettazione architettonica. Con evidenti ricadute sul piano percettivo, in relazione al quale gli architetti del Rinascimento tendevano a privilegiare la visione frontale dell’edificio, imperniata su un asse mediano di equilibrio detto asse di simmetria: il più noto, forse, tra i principi dell’età dell’Umanesimo, derivato in maniera più o meno esplicita dall’architettura classica greco-romana. Con la prospettiva, esso però finiva per trascendere la mera contemplazione della facciata simmetrica, per assumere – dall’esterno verso l’interno – il valore dinamico di asse “vuoto” di percorrenza, misuratore e garante dell’unità dell’organismo architettonico.
È merito di P. Maretto avere posto l’accento della sua riflessione teorica sull’importanza in architettura della contrapposizione concettuale tra asse di simmetria e asse (o linea) di specularità: spesso confusi nella comune accezione geometrica di linee divisorie mediane di ribaltamento di una forma identica nelle sue metà di destra e di sinistra. In architettura la differenza è notevole, se si considerano gli edifici che, in corrispondenza dell’asse longitudinale, sono caratterizzati invece da un “pieno” strutturale (fila di pilastri o muro divisorio): sintomo piuttosto chiaro o di inadeguatezza tecnica (come nel caso dei templi greci arcaici con un fronte a numero dispari di colonne), o di volontà linguistica per così dire “lignea” (come in alcuni palazzi pubblici dell’Europa centrale nel tardo-rinascimento), o di continuità tipologica (come nelle logge mercantili fiorentine a due navate): ragioni tutte, comunque, riferibili sul piano teorico al rapporto “antinomico” tra spazi e strutture (a un numero dispari di spazi corrisponde sempre un numero pari di strutture, e viceversa). Per le strutture spingenti voltate, la diversità dei modi di estensione spaziale del profilo ad arco incide in maniera determinante sul loro comportamento statico, potendo essere generate geometricamente o per traslazione lungo un asse orizzontale (ma a volte anche inclinato) o per rotazione attorno a un asse verticale. Si vengono così a configurare, rispettivamente, le famiglie tipologiche delle volte semi-cilindriche a botte e delle volte semi-sferiche a bacino autoportanti, che possono essere realizzate senza centine proprio in virtù della coincidenza dell’asse di rotazione con il luogo dei centri degli anelli orizzontali sovrapposti che formano costruttivamente la struttura del bacino.

Bibliografia

Cataldi G., Sistemi statici in architettura, Firenze, 1973; Maretto P., Realtà naturale e realtà costruita, Firenze, 1980; Vagnetti L., De naturali et artificiali perspectiva, numero monografico di  «Studi e Documenti di Architettura», nn. 9-10, Firenze, 1979; Wittkover R., Principi architettonici nell’età dell’Umanesimo, Torino, 1964.

 

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