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Atopia

Dal greco a -topos, privo di luogo, indica la qualità posseduta da alcuni tipi di spazi (spazio) non facilmente definibili poiché privi di un carattere specifico e di una relazione chiara con i luoghi dove sorgono. Il termine si può riferire anche a un’architettura che viene deliberatamente concepita senza riferimento a un luogo preciso, quale i progetti ideali (es. il ciclo di edifici concepito da E.L. Boullée dal 1778 al 1788, città ideale) o anche le architetture “mobili” (es. la Walking City, R. Herron, 1964).
L’accezione più canonica è tuttavia quella desunta dal pensiero filosofico, così come viene espresso da R. Barthes, che contrappone il concetto di atopia all’idea di eterotopia introdotta da M. Foucault. M. Augé collega il concetto di atopia a quello di “nonluogo”, indicando con esso la ridotta caratterizzazione e riconoscibilità degli spazi causata dal processo di globalizzazione.

Bibliografia

Augé M., Nonluoghi, Milano, 1996; Barthes R., Frammenti di un discorso amoroso, Torino, 1977; Foucault M., Des espaces autres, conferenza tenuta il 14 marzo 1967.

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