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Attico

Attico della basilica di San Pietro a Roma, fronte absidale.
Attico della basilica di San Pietro a Roma, fronte absidale.

Come sostantivo (forma abbreviata di piano attico), il termine indica la parte di un edificio elevata al di sopra del cornicione o della cornice principale. 
Presente già nell’architettura romana, nelle porte urbane, in alcuni casi utilizzato per consentire il passaggio delle condutture di un acquedotto al di sopra delle arcate, come a Roma in Porta Maggiore, e negli archi onorari, dove in genere accoglie la lapide dedicatoria, l’attico trova impiego, davanti alle coperture, nei porticati dei Fori Imperiali, strutturato mediante un ordine architettonico di proporzioni ridotte (ordine attico), oppure con cariatidi e telamoni, come nel Foro di Augusto e nel Foro di Traiano, per il quale si è ipotizzato che celasse locali destinati a uffici.
L’attico, come coronamento di porte urbane, è ripreso dall’architettura rinascimentale, manierista e barocca (Porta Pia e Porta Flaminia a Roma) ed è adottato in palazzi e chiese, spesso sormontato da una balaustra; viene impiegato anche a uso residenziale, con ambienti di minore altezza rispetto a quelli dei piani sottostanti: ne è esempio la Reggia di Versailles. Si dà anche il nome di attico, o falso attico, a una fascia di altezza ridotta, interposta tra due piani o due ordini architettonici sovrapposti di una facciata, usata in alcuni casi per dissimulare la mancanza di coassialità tra ordine inferiore e superiore, ad esempio nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze.
Il termine rimane in uso, nell’edilizia contemporanea corrente, per indicare l’ultimo piano di un edificio, a funzione abitativa, generalmente sviluppato in arretrato rispetto alle facciate, quindi con superficie minore degli altri, ma con ampie terrazze a livello.
Come aggettivo, il termine si riferisce alle espressioni letterarie e artistiche dell’Attica e in particolare alla produzione di Atene nei suoi più compiuti risultati, raggiunti nel periodo tra la vittoria di Platea (479 a.C.) e la fine del V secolo: si parla quindi di stile attico, caratterizzato dalla ricerca di equilibrio e chiarezza compositiva, per cui, in età ellenistica e romano-imperiale, la cultura ateniese, pur nell’inevitabile decadenza dovuta alle mutate condizioni politiche e sociali, rappresenterà un riferimento costante di ogni revival classicista. 
In architettura, la storiografia individua un ordine ionico attico distinto dall’ordine ionico asiatico per l’impiego, in sostituzione dei dentelli, di un fregio continuo figurato (già presente in area cicladica e raro invece nelle isole e nelle città costiere della Ionia) e per altre caratteristiche (ordine ionico). Tra esse, l’adozione di un particolare tipo di base (base attica), costituito dalla sequenza toro-scozia-toro, con o senza plinto; negli esempi dell’Acropoli, privi di plinto, i rapporti dimensionali tra le modanature non sono ancora univocamente definiti (le basi del tempio di Atena Nike presentano il toro superiore di maggiore spessore rispetto a quello inferiore). 
Nel mondo romano, la base attica, in forme standardizzate e con listelli interposti tra i tori e la scozia, diviene il modello più diffuso, poi ampiamente ripreso in tutte le successive rinascenze medievali e moderne. Vitruvio definisce attico (atticurgo) un tipo di porta simile a quella dorica.

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