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Auditorio

Berlino, Philharmonie, veduta dell'interno della sala concerti, H. Sharoun, 1963.
Berlino, Philharmonie, veduta dell'interno della sala concerti, H. Sharoun, 1963.

Definizione-Etimologia

Dal latino auditorium, derivato di audire, udire. Ambiente destinato a ospitare prevalentemente manifestazioni musicali, soprattutto legate alla musica classica, sinfonica o da camera; con il termine per estensione si fa riferimento anche a interi edifici o complessi architettonici la cui funzione primaria è determinata dalla presenza di strutture specificamente realizzate per la fruizione musicale.
Se da un lato il termine auditorio indica anche spazi adoperati per convegni, conferenze e simili, con il tempo l’accezione legata alla fruizione musicale è divenuta preponderante. In questo senso può essere considerato sinonimo di sala da concerto.

Generalità

La struttura dell’auditorio si definisce in primo luogo per la natura della funzione che si svolge al suo interno: caratteristica centrale è dunque quella di ospitare una o più sale, generalmente di grandi dimensioni, all’interno delle quali si svolgono attività prevalentemente legate all’ascolto. In questo l’auditorio si differenzia dal teatro e dall’opera, che prevedono anche la presenza di complessi sistemi scenici. Benché l’accezione corrente ne caratterizzi soprattutto la fruizione musicale, rientrano nel novero degli auditori anche sale prevalentemente utilizzate per conferenze e altre attività frontali, sino a includere anche aule universitarie, sale per congressi ecc. Il termine auditorio si riferisce dunque sia allo spazio interno della sala, sia a edifici e complessi architettonici, spesso di cospicue dimensioni, la cui funzione primaria è legata alla musica. In questo senso, l’auditorio si configura come uno dei più complessi sistemi dell’architettura contemporanea, investendo numerose problematiche legate all’organizzazione funzionale degli spazi, ai sistemi strutturali, nonché all’acustica delle sale. Si tratta dunque di edifici altamente specializzati, il cui ruolo nell’assetto urbano è di tale rilievo da definirne sovente un carattere di unicità e monumentalità, chiaramente riconoscibile come funzione speciale su scala territoriale.

Derivazione

La struttura dell’auditorio si forma, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, attraverso la specializzazione dei teatri, necessaria per garantire un più adeguato spazio per le manifestazioni con grandi orchestre sinfoniche, nonché un più accurato controllo dell’acustica delle sale, tale da poter soddisfare le crescenti esigenze da parte di musicisti e pubblico.
Dal 1850 circa vengono realizzati, prevalentemente in Europa e negli Stati Uniti d’America, ma anche in America Latina, i primi edifici esclusivamente dedicati alle manifestazioni di musica sinfonica e da camera, sovente in concomitanza con la formazione di orchestre stabili (l’orchestra dei Wiener Philarmoniker viene fondata nel 1842 e la sua sede storica, il Musikverein di Vienna, risale al 1870). Il crescente successo della musica sinfonica presso il grande pubblico, nonché la progressiva separazione dalla tradizione operistica, conducono nel corso di pochi decenni alla nascita di un nuovo tipo architettonico.
Sin dalle origini l’auditorio si contraddistingue per due distinte soluzioni tipologiche: da un lato dà luogo a edifici la cui configurazione è inequivocabilmente collegata a una funzione specifica (Royal Albert Hall a Londra, F. Fowke e H.Y.D. Scott, 1871), dall’altro vengono realizzate strutture inserite nel tessuto urbano che dissimulano, almeno in larga parte, la presenza delle sale (Wiener Konzerthaus, F. Fellner e H. Helmer, 1913).
Difficile datare i primi esempi di auditorio, poiché si tratta, nella gran parte dei casi, di adattamenti di edifici preesistenti, nei quali ambienti di grandi dimensioni vengono utilizzati per la musica orchestrale. In questo senso un esempio è il Gewandhaus di Lipsia, una sala realizzata, nel 1781, all’interno di un edificio precedentemente utilizzato per il mercato dei tessuti. Il secondo Gewandhaus di Lipsia, completato nel 1884 su progetto di Martin Gropius, è stato a lungo considerato uno dei migliori edifici per concerti, fino alla sua distruzione durante i bombardamenti bellici. Esso è stato adoperato come modello per numerosi edifici realizzati a fine Ottocento, come il Concertgebouw di Amsterdam (A.L. van Gendt, 1888), e la Boston Symphony Hall (McKim, Mead & White, 1900).
Al di là di variazioni linguistiche legate all’avvento del Movimento Moderno (ad esempio è il caso della Royal Festival Hall a Londra, di L. Martin e altri, del 1951, nella quale vengono adottate forme chiaramente razionaliste), il modello funzionale dell’auditorio rimane pressoché invariato sino al 1963, anno del completamento della Philharmonie di Berlino, capolavoro di Hans Scharoun. Questo edificio si presenta da subito come rivoluzionario, soprattutto per aver sostituito il tradizionale principio di frontalità della platea rispetto al palco orchestrale. Nella sala berlinese i loggioni vengono disposti “a vigneto”, circondando quasi completamente l’orchestra, sviluppando una notevole altezza della sala. In questo modo, la distanza media degli ascoltatori rispetto alla fonte sonora viene ridotta, garantendo una migliore qualità del suono. Questo modello, sviluppato da Scharoun insieme all’ingegnere acustico Lothar Cremer, ha introdotto non soltanto un nuovo sistema funzionale ma anche un diverso linguaggio formale nel quale asimmetrie, linee spezzate e corpi sospesi derivano direttamente dall’esigenza di ottenere un determinato effetto acustico. Il tradizionale auditorio ottocentesco, generalmente basato su una pianta di derivazione rettangolare, viene così sostituito da impianti poligonali più complessi. La diffusione del modello berlinese è favorita, oltre che dagli aspetti architettonici, anche dalla lunghissima e leggendaria direzione dell’orchestra sinfonica da parte di Herbert von Karajan.
A partire dagli anni Sessanta l’auditorio subisce una progressiva crescita di complessità, dovuta a numerosi fattori quali le maggiori esigenze sotto il profilo della sicurezza e della prevenzione incendi, nonché l’introduzione di modelli computazionali per il controllo dell’acustica in fase di progettazione. Il sempre crescente ricorso a simulazioni complesse relative alle dinamiche acustiche consente di prevedere con accuratezza gli effetti prodotti dall’invaso e dalla qualità delle superfici sulla sonorità delle sale. Attraverso questi modelli è possibile verificare i percorsi compiuti dalle onde sonore e il tempo impiegato da onde dirette e riflesse per raggiungere gli ascoltatori, e ciò consente pertanto di valutare la necessità di impiegare superfici riflettenti o assorbenti in ciascuna parte della sala, con l’obiettivo di creare un’acustica omogenea in ogni punto, incluso, nel caso della musica polifonica, l’area dove è disposta l’orchestra, così da consentire ai musicisti di ascoltare la propria esecuzione. Tuttavia un certo fattore empirico rimane legato all’esperienza di tecnici ed esecutori, così da comportare, in alcune situazioni, la necessità di modifiche e adattamenti della struttura dopo un periodo di collaudo iniziale.
In anni recenti, l’auditorio ha sviluppato, sul piano funzionale come su quello formale, un notevole grado di riconoscibilità, configurandosi sovente quale elemento di centralità urbana cui viene conferita un’immagine di forte impatto iconico. È questo il caso di alcune recenti realizzazioni, quali la Walt Disney Concert Hall a Los Angeles (F.O. Gehry, 2003), o la Casa da Música a Porto (OMA / R. Koolhaas, 2005).

Organizzazione funzionale

A seconda della dimensione e della frequentazione di sale e funzioni accessorie, la struttura architettonica contenente l’auditorio può articolarsi in maniera più o meno complessa. Nel caso degli edifici dedicati alla fruizione musicale il sistema distributivo è generalmente organizzato a partire da un foyer che serve da accesso al complesso architettonico, disimpegnando afflusso e deflusso del pubblico verso e dalla sala. All’interno di questi spazi accessori vengono di norma ospitate funzioni di servizio, di ristoro, biglietterie ecc. In alcuni casi (di nuovo la Philharmonie a Berlino) gli spazi di disimpegno acquisiscono uno spiccato carattere architettonico.
Le sale dell’auditorio sono generalmente riconducibili a una delle seguenti tipologie:

  • rettangolare (Auditorium della Conciliazione, Roma, M. Piacentini, 1950; Casa da música, Porto, OMA / R. Koolhaas, 2005);
  • “a vigneto” o ad arena (Philharmonie a Berlino; Kimmel Center, Philadelphia, R. Viñoly, 2001);
  • a ventaglio (Finlandia Hall, Helsinki, A. Aalto, 1971; Barbican Hall, Londra, Chamberlin, Powell & Bon, 1982).

La sala a ventaglio, utilizzata con una certa frequenza nella prima metà del Novecento, è stata successivamente pressoché abbandonata, date le evidenti carenze di ordine acustico legate all’eccessiva simmetria e alla creazione di un fuoco sonoro di ritorno sull’orchestra. Attraverso l’opportuna sagomatura, inclinazione e finitura delle pareti di fondo tali effetti negativi possono essere limitati. In anni recenti il modello berlinese “a vigneto” continua ad affermarsi quale più adeguato, data la sua intrinseca capacità di minimizzare il volume della sala, ottimizzando dunque l’intensità delle onde sonore.
A seconda della soluzione tipologica adottata, l’organizzazione delle sale prevede una diversa relazione tra orchestra e pubblico. Nelle sale a struttura tradizionale, il palco dell’orchestra occupa uno dei lati minori, con la platea disposta frontalmente a esso ed eventuali loggioni sui lati maggiori e sul fondo, impostazione ereditata dalle strutture operistiche. Non di rado è prevista la presenza, sul fondo della sala, di una zona soppalcata detta balconata (Carnegie Hall, New York, W.B. Turnhill, 1891). Sul retro dell’orchestra viene alloggiato il coro, in genere su file gradonate parallele all’andamento del palco. Nelle sale “a vigneto” in assenza di coro gli spazi vengono destinati al pubblico.
La dimensione delle sale degli auditori è molto variabile e dipende, innanzitutto, dal tipo di musica che viene eseguita: le sale per orchestre sinfoniche ospitano tra i 1500 e i 3000 spettatori, mentre le sale per la musica da camera sono dimensionate per 500-1000 ascoltatori. Queste dimensioni sono spesso considerate “fisiologiche”, poiché intrinsecamente legate all’intensità acustica che può essere espressa dagli artisti e che determina direttamente il volume massimo che può essere raggiunto senza perdita di qualità. Sale troppo ampie o alte, quali ad esempio la Royal Albert Hall di Londra (originariamente costruita per ben 9000 spettatori, oggi capace di ospitarne, per motivi di sicurezza, solo 6500), sono note per la loro scarsa qualità acustica. La più grande sala da concerto italiana è a oggi la Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica a Roma (2750 posti), seguita dall’Auditorium della Conciliazione a Roma (1750 posti) e dall’Auditorium della RAI di Torino (1650 posti).

Acustica e aspetti costruttivi

Uno degli aspetti caratterizzanti gli auditori è sicuramente quello legato agli apparati utilizzati, all’interno delle sale, per il controllo dell’acustica. Dato che si tratta di dispositivi geometrici atti a governare il movimento delle onde sonore all’interno dell’invaso spaziale, essi contribuiscono notevolmente alla configurazione morfologica degli ambienti.
Negli auditori contemporanei, data l’esigenza di utilizzare le sale per l’esecuzione di diversi tipi di musica (sinfonica, corale, cameristica, amplificata ecc.), i sistemi acustici possono essere di volta in volta adattati alle differenti esigenze, attraverso la possibilità di movimentare gli elementi, alterando dunque il comportamento delle onde sonore. Data la necessità di escludere la presenza di zone d’ombra acustica nonché di focalizzazioni legate alla forma dell’ambiente, vengono generalmente utilizzati dei riflettori acustici, ovvero pannelli in materiali riflettenti che possono essere disposti al di sopra della zona degli artisti per direzionare il suono verso il pubblico. Ulteriori pannelli mobili possono essere montati sui lati lunghi delle sale, soprattutto nel caso di impianti rettangolari: questi pannelli vengono ruotati in funzione delle differenti esigenze e a seconda delle tipologie di musica eseguite. Le sale utilizzate per la registrazione possono essere inoltre modificate con lo scopo di simulare le condizioni acustiche in presenza di pubblico, sempre attraverso l’uso di pannelli mobili.
Per garantire un adeguato controllo dei livelli di riflessione e assorbimento acustico, risulta critico l’utilizzo di rivestimenti interni specificamente calibrati, le cui caratteristiche vengano già contemplate in fase di simulazione. Per i rivestimenti interni vengo spesso usati pannelli multistrato in legno con particolari trattamenti; in questo caso il differente spessore degli elementi può fornire risposte variabili in termini di fonoassorbenza o riflessione. Tessuti spessi (ad esempio velluti) vengono frequentemente utilizzati come elementi fonoassorbenti.

Esempi

Casa da Música, Porto, OMA / Rem Koolhaas, 2005; Auditorium Parco della Musica, Roma, Renzo Piano Building Workshop, 2003; Kimmel Center, Philadelphia, Rafael Viñoly, 2001; Kursaal Palace, San Sebastian, Rafael Moneo, 1999; Philarmonie, Berlino, Hans Scharoun, 1963 (ampliamento di Edgar Wisniewski, 1987); Palau de la Música Catalana, Barcellona, Lluís Domènech i Montaner, 1908.

Bibliografia

Beranek L.L., Concert halls and opera houses: Music, acoustics and architecture, New York, 2004; Forsyth M., Buildings for music: the architects, the musician, and the listener from the seventeenth century to the present day, Cambridge, 1985; Long M., Architectural Acoustics, Amsterdam, 2006.

 

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