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Bagno (progettazione)

Definizione-Etimologia

Dal latino parlato bàneum pronuncia popopolare di bàlneum, mediante una forma bànium o balíneum, contratto dal greco βαλανεῖον. Termine con cui comunemente si intende l’immersione del corpo nell’acqua a scopo igienico o terapeutico. Per estensione, l’acqua stessa in cui si fa il bagno, la vasca e l’ambiente (stanza o stanzino da bagno) dove essa si trova con altre attrezzature e servizi igienici. Il termine è usato anche per indicare il luogo, lo stabilimento dove si fanno i bagni, in particolare gli stabilimenti di acque o fanghi termali, onde anche il toponimo Bagni. La radice è uguale al tedesco bad, bagno, all’inglese bath, al celtico bathain, bagnare, che deriva dal sanscrito bâd-ate, immergere, tuffare.

Derivazione-Processo formativo

La moderna stanza da bagno assume in sé due funzioni: l’immersione in acqua a scopo igienico, divenuta solo recentemente diffusa e comune, e l’espletamento delle funzioni corporali. Storicamente, il bagno ha significati relativi alla purificazione del corpo e dello spirito; in Grecia il bagno era una spazio del Ginnasio dove si facevano abluzioni dopo l’attività fisica. 
L’ambiente piccolo e marginale rispetto al complesso aveva anche piccole vasche per i piedi. 
Le ville di Pompei anteriori al 79 d.C., hanno tutte stanze da bagno, con impianti d’acqua calda e vasche; nella domus la stanza da bagno non ha nulla a che fare con gli spazi dove si trova il letto: essendo uno dei locali tecnici, si trova nei pressi delle cucine. Nell’Hamman gli Arabi curano i rapporti sociali e la contemplazione; il luogo fa parte delle attività religiose e pertanto è sempre vicino alla moschea. 
Nel mondo cristiano, l’uso di immergersi in acqua è mantenuto fino al Medioevo ma a partire del ‘400 si perde quasi completamente. Nel ‘700 si assiste ad un cambiamento radicale. Il bagno diventa luogo di trattamento medico, di docce fredde terapeutiche, e come tale riacquista importanza. La profonda trasformazione conseguente alla diffusione della fornitura idrica su larga scala avviene solo nel XX secolo: nascono appositi locali attrezzati, semplici oppure dotati di tutte le comodità. 
Nel 1902 Ch. R. Mackintosh progetta il bagno della Hill House con vasca, lavabo e wc nascosto da un mobile-schermo laccato. 
Le Corbusier con Villa Savoye nel 1928 anticipa l’integrazione tra spazio della camera e del bagno, separando solo il wc. 
P. Bottoni studia la funzionalità del bagno e dei sanitari della Casa elettrica presentata alla Triennale del 1930. R. Buckminster Fuller, con il progetto Dimaxion, propone un modello innovativo di bagno monoblocco in acciaio, da collocare nel vano centrale dell’edificio destinato ai servizi, attorno al quale sono poste le unità abitative. L’utilizzo delle materie plastiche consente, a partire dagli anni ’50, la sperimentazione su questo specifico tema: Jean Prouvè utilizza spesso blocchi funzionali e la scuola di Ulm negli anni ’70 propone moduli componibili sperimentali. L’uso del poliestere o di plastica rinforzata nei blocchi ambiente pellicolari “a guscio” o a elementi piani intelaiati trova effettivo riscontro solo in alcuni esempi specifici come i bagni dei vagoni ferroviari e degli aerei. 
L’attuale tendenza è quella di un ritorno alle origini – separare i locali piccoli e riservati per le funzioni corporali da quelli legati alla distensione fisica – con una maggiore estensione degli ambienti che si integrano con i tradizionali spazi di soggiorno. La diffusione dei centri benessere ha comportato da parte degli utenti una ricerca delle stesse prerogative all’interno delle abitazioni private.

Bibliografia

AA.VV., Bathroom design, New York, 2010; Bricarello, G. e Vaudetti, M. (a cura di), Ristrutturazione e progettazione degli interni, Torino, 1999, vol. II, pp. 107-132, 178-181, 296-297; Conran, T., Il Bagno, Modena, 2008; Mandolesi, E., Edilizia, Torino, 1983, vol. II, pp. 231-312; McLeod, V., Dettagli di architettura di Interni: il bagno, Modena, 2009.

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