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Bagno (storia)

Dal latino balneum e dal greco βαλανεῖον, indica, oggi come nel passato, l’atto di lavarsi e l’ambiente pubblico o privato in cui si svolge. 
Nel mondo antico, il rito del bagno è stato soprattutto un dovere sociale, nel Settecento e nell’Ottocento è stato considerato una cura e solo dal XX sec. è tornato ad essere una pratica igienica. 
L’abilità della civiltà Minoica nel realizzare impianti idraulici e igienici è già manifesta nel palazzo di Cnosso a Creta (2000 a.C. circa). Nella stanza da bagno della regina è stata ritrovata una vasca in terracotta che, sebbene fosse riempita a mano, si svuotava tramite un foro presente nel pavimento. La latrina, separata da questa luogo, era dotata di tazza con sedile, serbatoio d’acqua e cavedio per ventilare e illuminare l’ambiente. In Grecia dopo gli esercizi ginnici, ci s’immergeva solo in acqua fredda; il bagno caldo si faceva nell’intimità della propria casa offrendolo, quando le convenienze lo imponevano, anche ad eventuali ospiti. 
Per l’antico Egitto i ritrovamenti archeologici attestano l’uso di basse conche in pietra per fare una doccia. Durante l’Impero Romano la stanza da bagno era sempre presente nelle ville suburbane e poteva essere sostituita da un vero e proprio impianto termale nelle ville più grandi e lussuose. Il bagno caldo si faceva nell’alveus (conca scavata nel terreno) mentre la doccia fredda nel labrum (tazza con un piccolo bordo). La latrina, comune in tutte le abitazioni, era disposta vicino o all’interno della cucina per usufruire sia della stessa tubatura, sia dell’acqua già utilizzata. 
Nel Medioevo la pratica del bagno fu tenuta in vita dagli ordini religiosi tanto che san Benedetto, apprezzandone le proprietà terapeutiche, la indica ai confratelli malati. Sistemi di raccolta e canalizzazione sono quasi sempre presenti nei monasteri, anche se due cose non potevano mancare: la fontana per le abluzioni vicino al refettorio e le latrine fuori dalle mura, nei pressi di un corso d’acqua. 
I libri di galateo dell’epoca non parlano mai del bagno, anche se era uso offrirlo all’ospite e le dimore più ricche avevano ancora stanze riservate a questo rito. La forma allungata delle vasche di legno, dettata da necessità economiche, dava modo a più persone di immergersi contemporaneamente. Le latrine, garderobe (guardaroba), lieu d’aisances (luogo di comodità), furono ricavate nello spessore dei muri, dotate di scarico incanalato o a vista secondo l’importanza dell’abitazione. 
Nel Rinascimento e per i due secoli successivi si assiste ad un decadimento delle pratiche igieniche: la garderobe è sostituita dalla seggetta (cassa in legno con seduta contenente un vaso) mentre la stanza da bagno, chiamata stufa o stufetta, diviene solo un elemento evocativo delle terme romane e dunque tratto distintivo per le dimore di prestigio. 
Il primo esempio moderno è a Palazzo Ducale di Urbino progettato da Francesco di Giorgio Martini e fra gli esempi più antichi si ricordano le stufette del Cardinal Bibiena (Palazzi Vaticani, 1516 circa) e di Clemente VII (Castel Sant’Angelo del 1530). L’adozione della seggetta (o “comoda” in italiano) portò alla creazione nel XVII sec. di una “stanza da toletta”, dove però non trova ancora posto la vasca da bagno. 
Furono anni questi in cui stipettai ed ebanisti si prodigarono ad inventare mobili da toletta e nel brevettare sistemi meccanici per la raccolta e l’allontanamento dei liquami (water-closed). Dal XIX sec. il bagno recuperò le valenze curative attribuitegli già nel Medioevo e a tal fine furono elaborate tante vasche quanti erano i mali che si potevano curare. L’elaborazione dell’attuale bagno avviene alla fine del XIX sec. con la disponibilità di acqua corrente a tutti i piani che permise di radunare in un unico ambiente i dispositivi prima sparsi per la casa. 
Da una grande stanza si passò a uno spazio misurato e i rivestimenti lignei, i tendaggi e i tappeti lasciarono il posto a smalti, piastrelle e marmo.

Bibliografia

Wright L., Civiltà in bagno, Garzanti, Milano, 1961.

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