Balaustra, Balaustrata | Wikitecnica.com

Balaustra, Balaustrata

Roma, Palazzo della Consulta, balaustra dello scalone di Ferdinando Fuga, XVIII sec.; S. Sperindei, 2010.
Roma, Palazzo della Consulta, balaustra dello scalone di Ferdinando Fuga, XVIII sec.; S. Sperindei, 2010.

Definizione – Generalità

La balaustra è un tipo di parapetto composto da una serie di singoli elementi verticali (balaustri) che poggiano su un basamento e sono sormontati da un architrave profilato, definito anche cimasa. Il suo utilizzo è molteplice: come parapetto per finestre, balconi, terrazze, scale; come strumento divisorio per interni o per connotare spazi dalla funzione ben precisa nelle chiese; infine, come coronamento di edifici. 
Nelle balaustre sono presenti altri elementi oltre ai balaustri, i piedistalli, impiegati sia per consolidarne la struttura, sia per motivi estetici. Essi possono comparire alle estremità delle balaustre o inseriti nelle sequenze dei balaustri (pilastrini) rendendo più articolata la visione d’insieme. Nel primo caso i piedistalli sono definiti “principali” ed il loro formato si estende anche al basamento e all’architrave, così che fungano anche da punto di raccordo stilistico tra la balaustra e l’architettura che la ospita: per mettere in risalto questo aspetto di norma sono sormontati da vasi, sculture ed ornamenti similari, e affiancati da un mezzo piedistallo secondario e un mezzo balaustro in successione. I materiali usati per le balaustre sono, in genere, il marmo e la pietra, mentre il basamento e la cimasa possono essere realizzati con gli stessi o con altri materiali, come il bronzo e la ghisa. Il legno (corredato o meno di uno scheletro in metallo) viene sfruttato, sovente, per scalinate interne.

Aspetti storici e tipologici

È solo a partire dall’età romanica che si registra la comparsa delle balaustre in sostituzione delle transenne, caratteristiche dell’architettura romana e di quella bizantina. La loro diffusione avviene però durante il periodo gotico soprattutto in Francia – dove se ne riscontra la frequenza lungo gallerie interne o all’aperto – come parapetti costituiti da colonnine coronate da archetti di forma variabile. Filippo Brunelleschi ha ideato la balaustra a colonnine con capitelli ionici, privata degli archetti gotici. Questa tipologia si diffuse nel Quattrocento, in particolare in Toscana, ma non quanto quella a doppio fuso, considerata più elegante e aggraziata. Nel corso del secolo, quest’ultima fu arricchita da una decorazione scultorea di grande preziosità riguardante sia i balaustri che i piedistalli (es. scala di Palazzo Gondi a Firenze, opera di Giuliano da Sangallo, 1490-94; tribuna dei cantori della Cappella Sistina, opera di maestranze fiorentine, 1481-82). Nella prima metà del Cinquecento si assiste ad una diversificazione dei tipi adottati. Quello a doppio fuso fu privilegiato dal Bramante (Tempietto di S. Pietro in Montorio, 1503-05 ca) e da Raffaello così come da Jacopo Sansovino (es. Palazzo Corner, Venezia, 1532-37/1545; Palazzo Dolfin, Venezia, 1536-47; Libreria Marciana, Venezia, 1537-56), che ne favorì la divulgazione in Veneto. 
Il balaustro a semplice fuso venne prediletto, oltre che da Michelangelo (scalone del ricetto della Biblioteca Laurenziana a Firenze, progettato dallo stesso ma eseguito sotto la guida dell’Ammannati, 1559-71; scalone del Palazzo Senatorio sul Campidoglio a Roma, 1542-52 circa), da architetti come Antonio da Sangallo il Giovane e Jacopo Barozzi da Vignola (es. Palazzo Farnese a Caprarola, 1556-73), i quali lavorarono prevalentemente a Roma. Lo stesso fu utilizzato anche capovolto, cioè con l’estremità bombata posizionata verso l’alto: il primo a sceglierne la forma, ma solo per un contesto ben preciso, fu Michelangelo, nel fregio di coronamento dei monumenti funebri medicei nella Sagrestia Nuova di S. Lorenzo a Firenze (1519-1525 circa). Gli fecero seguito Giorgio Vasari (Uffizi, 1560-70), Bartolomeo Ammannati e Bernardo Buontalenti (scala esterna della villa di Artimino, 1596-1597). L’alternanza di pilastrini semplici con la parte rigonfia verso il basso e verso l’alto, a base triangolare, è attestata per la prima volta nella balaustra al piano superiore del chiostro di San Carlo alle Quattro Fontane (1635-36), di Francesco Borromini. Questo motivo si può rintracciare anche nella Roma del terzo decennio del XVIII sec., nel contesto del revival borrominiano (borrominismo), come nella facciata del Palazzo Doria Pamphilj sul Corso di Gabriele Valvassori (1731). Ulteriori tipologie di balaustre, caratterizzate dalla ricercatezza decorativa e fantasiosa nell’ideare nuove forme per i pilastrini e l’inserimento di elementi plastici come statue, festoni, mascheroni e sfingi, sono presenti nell’architettura del tardo manierismo (es. Casino Mediceo di S. Marco a Firenze, opera di Bernardo Buontalenti, 1576 circa) e si moltiplicarono nei due secoli successivi. L’uso di coronare gli edifici, coperti a terrazza o a tetto, con le balaustre fu inaugurato da Raffaello nel Palazzo Branconio dell’Aquila a Roma (1518-20; demolito intorno al 1660) e divenne più comune dalla seconda metà del XVI sec.

Bibliografia

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