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Balcone

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Definizione – Etimologia

Il vocabolo è l’accrescitivo di balco, che significa palco di legname, dal germanico Balko. Il balcone è una struttura piana a sbalzo che sporge dalla facciata di un edificio all’altezza degli orizzontamenti, utilizzata per ricavare spazi esterni praticabili. Il termine si può anche riferire a una finestra estesa fino al piano del pavimento con semplice sporto e ringhiera. È da preferire il termine ballatoio se la lunghezza della struttura è preponderante rispetto alle altre misure e permette di accedere a più ambienti. Si usa terrazzo quando l’aggetto è maggiore di 1÷1,20 m. Il balcone può essere anche coperto (veranda; bay-window).

Tipologia – Tecniche costruttive

I balconi si distinguono in base alla tecnica costruttiva impiegata. Per il balcone in cemento armato si realizza una soletta a sbalzo semplice (quando misura 1 m circa) o gravante su mensole. Se gli aggetti sono prominenti è opportuno ridurne il peso anche utilizzando materiali laterizi adatti, mentre per le lunghezze notevoli sono programmati giunti (giunto) di dilatazione alla distanza di 3÷6 m l’uno dall’altro. Il balcone in ferro viene impiegato per passerelle, scale antincendio e, più in generale, come struttura portante di materiali ausiliari (laterizi, cemento). Il balcone in legno, adottato nelle costruzioni con scheletro ligneo, è costituito da mensole coperte da un tavolato praticabile. Nel balcone in pietra, il lastrone è sostenuto da mensole incuneate nel muro. 
Tracciare un percorso storico e tipologico del balcone è oltremodo complesso e poco fruttuoso. Appare più interessante porre l’attenzione sulle scelte stilistiche relative ai parapetti (balaustra; transenna; ringhiera) o ai sostegni che corredano i balconi provvisti di un aggetto consistente. Oltre alle comuni mensole in pietra o ferro, infatti, sono notevoli quelli che poggiano su volte o su colonne con trabeazione, specie se posti sopra porte d’ingresso.

Esempi

I modelli qualitativamente più alti sono visibili nei palazzi di Roma, come Palazzo Farnese (il balcone è opera di Michelangelo, 1546-1549), archetipo dell’edilizia aristocratica romana successiva, e Palazzo Sciarra (portale di O. Torriani, 1641). Quelli di Palazzo Montecitorio (la facciata fu commissionata a Bernini nel 1653 e modificata dal 1694 da C. Fontana), di Palazzo Bigazzini (sempre opera di Fontana, 1678-1683, demolito nel 1902), di Palazzo Nevers-Salviati (C. Rainaldi, 1691 circa) e di Palazzo De Carolis (A. Specchi, allievo di Fontana, 1713) si dispiegano su quattro colonne, acquistando maggiore monumentalità, sorretti da portali che discendono in linea diretta dagli archi di trionfo a tre fornici. Nella veduta del Palazzo Ludovisi a Montecitorio secondo il progetto berniniano attribuita a M. De Rossi (1667 circa, Roma, Camera dei Deputati), questo carattere risulta evidente e costituirà anch’esso un modello per lo sviluppo del tema nell’architettura europea; così come comparirà in seguito la presenza di due telamoni (telamone) che affiancano la porta e sorreggono il balcone (ad esempio, Palazzo Davia-Bargellini a Bologna, XVII secolo).

Bibliografia

Ferretti E., Palazzo Farnese, in Mussolin M., Altavista C. (a cura), Michelangelo architetto a Roma, Catalogo della mostra, Roma, Musei Capitolini, 6 ottobre 2009-21 febbraio 2010, Cinisello Balsamo (Milano), 2009, pp. 158-169; Hager H., Carlo Fontana, in Scotti Tosini A. (a cura), Storia dell’architettura italiana. Il Seicento, I, Milano, 2003, pp. 238-261; Portoghesi P., Mazzantini R.C. (a cura), Palazzo Montecitorio. Il palazzo barocco, Milano, 2009.

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