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Bay window

Termine inglese, letteralmente “finestra a baia”, indica un volume in aggetto rispetto alla facciata, dotato di finestrature su uno o più livelli disposte su pianta rettangolare o poligonale. 
Nel caso di una sagoma curvilinea, si usa il termine bow window, “finestra ad arco”, italianizzato in “bovindo”. 
In entrambi i casi, si tratta di soluzioni atte ad ampliare lo spazio di un ambiente interno, conferendogli maggiore illuminazione e visuale sull’esterno. 
Le prime forme di bay window si sviluppano nel Medioevo, particolarmente nell’Europa settentrionale, sfruttando il carattere della costruzione lignea per la realizzazione delle mensole. 
Attraverso il revival neogotico, il bay window diviene nell’Ottocento una delle forme caratterizzanti dell’architettura vittoriana, soprattutto per l’uso che ne viene fatto presso le dimore di campagna, dove consente di stabilire un rapporto visivo diretto fra spazio interno e giardino. 
Il bay window riscontra, nell’ultimo scorcio del Novecento, una rinnovata popolarità grazie allo storicismo post-moderno (es. residenze sulla Lützowstraße a Berlino, di V. Gregotti). 
Tra le molte varianti del bay window vi sono: lo oriel, posto a un piano elevato piuttosto che a diretto contatto con il terreno, soluzione sviluppatasi nel tardo Gotico in Inghilterra; lo Erker, tipico dell’area alpina di lingua tedesca, aggetto sovente collocato in posizione angolare, tale da garantire una visuale a 270°, atta anche a funzioni di controllo e difesa; la musharabia, elemento diffuso nell’architettura araba e indiana caratterizzato da elaborati sistemi di schermatura in legno o pietra, adoperati per offrire riservatezza agli abitanti, garantendo al contempo la ventilazione naturale.

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