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Beaux Arts

Locuzione apparsa nel XVII secolo per designare, in luogo delle “Arti del Disegno”, le arti figurative. Essa fu adoperata, in particolare, in Francia per definire tutte le arti, comprese la poesia e la musica, mediante l’idea, comune a tutte, della bellezza. Una classificazione teorica delle “Belle Arti” si ebbe grazie a C. Batteux, autore, nel 1746, di Les Beaux-Arts réduits à un même principe, dove le arti sono divise in “belle” (scultura, pittura, musica e poesia), “utili” ed insieme “utili e belle” (architettura ed eloquenza). In Italia l’espressione fu di rado, come si evince dai titoli dei trattati e dei dizionari, disgiunta da uno esplicito riferimento al disegno (ad esempio, F. Milizia (1797), Dizionario delle Belle Arti del Disegno). Nel XVIII secolo con l’appellativo Beaux-Arts s’iniziò ad indicare specificatamente le “belle arti” insegnate presso le istituzioni accademiche francesi.

Nel 1793 furono soppresse le scuole parigine operanti in questo campo e vennero create, in seno all’Institut de France, tre sezioni di cui una di “letteratura e belle arti”, con otto indirizzi. Nel 1803 questa classe fu suddivisa in tre indirizzi e uno di questi venne denominato “belle arti”. Ciò costituì la base della nuova Académie des Beaux-Arts, nata nel 1816, ed erede dell’Académie royale de peinture et de sculpture (1648), dell’Académie de musique (1669), nonché dell’Académie royale d’architecture (1671). Oggi l’Académie des Beaux-Arts è una delle cinque classi dell’Institut de France. All’Académie è, inoltre, associata l’École Nationale Supérieure des Beaux Arts, fondata da Napoleone Bonaparte in sostituzione dell’École Académique (creata nel XVII secolo).

Col termine Beaux-Arts s’intende designare, in architettura, un determinato linguaggio accademico, d’indirizzo classicista, diffuso dall’École di Parigi. Le modalità didattiche che hanno generato lo stile Beaux-Arts proseguirono senza interruzioni particolari fino al 1968. Gli insegnamenti rimandavano ad una molteplicità di modelli di riferimento: dall’arte romana imperiale al rinascimento europeo, dal tardo gotico francese al barocco italiano. Nell’ambito scolastico era prevista la realizzazione di rilievi e disegni prospettici dettagliati.

L’architettura Beaux-Arts presenta alcune caratteristiche distintive. Fra queste sono incluse l’uso del tetto piano, del bugnato e delle finestre ad arco, la simmetria e la gerarchia degli spazi, con, inoltre, evidenti richiami ad una sintesi di linguaggio di stampo storicistico nonché una tendenza all’eclettismo. Tra i palazzi parigini costruiti secondo lo stile Beaux-Arts si ricordano: l’edificio dell’École, l’Opéra Garnier, il palazzo del Trocadéro, la Gare d’Orsay, il Grand Palais e il Petit Palais.

Il Beaux-Arts ha fortemente influenzato l’architettura degli Stati Uniti nel periodo 1880-1920. Il primo americano a svolgere la sua formazione presso l’École des Beaux Arts fu Richard Morris Hunt (1827-1895) che riportò nel paese d’origine la tradizione accademica degli ambienti ufficiali francesi. L’interesse manifestato dallo studio McKim, Mead & White verso il Beaux-Arts e il grande successo riscosso dalla “Città Bianca” dell’Esposizione Universale Colombiana (Chicago, 1893), favorirono lo sviluppo dello stile. Esso si manifestò soprattutto attraverso la pianificazione di città, la progettazione di università (Università della Colombia e Università del Texas) e di biblioteche nonché di stazioni ferroviarie. I principi formali e l’approccio ai problemi espressivi divulgato dalla scuola (anche in Canada e in Australia) furono osteggiati dal Movimento Moderno, mentre un loro riesame critico risale agli anni Cinquanta del XX secolo ad opera, in particolare, di L. Kahn e R. Venturi. Oggi si tende a rivalutare il contenuto pedagogico dell’Ècole des Beaux-Arts, e a riconoscere che in essa si concedeva spazio, accanto agli aspetti progettuali, anche a quelli costruttivi. 

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