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Benedettina, architettura

Fontenay, la navata centrale della chiesa verso l'ingresso (foto P. Spagnesi).
Fontenay, la navata centrale della chiesa verso l'ingresso (foto P. Spagnesi).

Definizione-Etimologia

L’espressione indica in maniera generica tutta l’architettura realizzata, dai monaci dell’ordine fondato da san Benedetto, durante la vita di quest’ultimo e fino alla sua morte nel 547, ma, soprattutto, in seguito.
Fino al XII secolo appare difficile separare la storia architettonica dell’ordine benedettino da quella, assai vasta e complessa, di tutto il monachesimo occidentale, tanto che è quasi possibile affermare che la storia dell’architettura benedettina di fatto coincida con l’intera storia architettonica dell’Occidente cristiano.
In seguito, sempre nel Medioevo, è forse possibile individuare vicende appena diverse per le varie congregazioni benedettine che seguirono la regola del fondatore (Cluniacensi, Certosini, Camaldolesi, Vallombrosiani, Celestini, Olivetani, Guglielmiti), piuttosto che una storia unica.

Generalità

A seconda dei tempi e soprattutto delle varie riforme dell’ordine – particolarmente nutrite almeno dal XV secolo in poi – i complessi monastici benedettini, fatte salve alcune costanti di fondo, furono sempre realizzati in base a organismi spaziali e strutturali e con tecniche costruttive e modi figurativi propri dei momenti storici, delle aree geografiche e delle relative culture nel cui ambito furono concepiti.
In parallelo con la spiritualità dell’ordine, la cultura architettonica benedettina era finalizzata a realizzare spazi per la vita religiosa dei monaci, consacrata senza fini secondari a Dio, anche se in parte occupata da varie attività analogamente sempre finalizzate. Tale scopo fu raggiunto con il monastero, un insieme di edifici e costruzioni varie al servizio di un’esistenza completa che rinunciava volutamente al mondo ed era incentrata sulla preghiera.

Derivazione, processo formativo e filoni tipologici

Dell’organizzazione funzionale del monastero come luogo privilegiato di vita dei monaci trattava già la Regola di San Benedetto, redatta tra il 530 e il 560, dove era stabilita la centralità della vita comunitaria e al tempo stesso erano individuati gli elementi costitutivi, i caratteri distributivi e la posizione sul territorio di un’abbazia.
Se appare ancora difficile un quadro completo d’insieme della consistenza delle prime sedi dell’ordine per l’epoca in cui era vivente il fondatore e subito dopo, quando in generale furono piuttosto adattati alla vita monastica insediamenti preesistenti di vario tipo (ad esempio ville e costruzioni romane antiche), è comunque certo che un impulso grande alla realizzazione di vere e proprie abbazie – insediamenti complessi costituiti da insiemi diversi di edifici – realizzate a partire da un’idea architettonica nuova fu dato alla fine dell’VIII secolo da Carlo Magno. A quest’ultimo si deve l’avvio di una consistente politica culturale anche in chiave architettonica, sviluppata a partire dalla Regola benedettina, che tra l’altro fu imposta al clero episcopale nel Concilio di Aquisgrana dell’802 e poi da Ludovico il Pio, nell’817, all’interno del monachesimo carolingio.
Questo è il motivo di base che, nell’insieme del discorso sull’architettura benedettina, investe di un ruolo fondamentale la cosiddetta pianta del monastero di San Gallo (dell’820 circa): un tipo planimetrico disegnato in proiezione ortogonale su più pergamene cucite insieme, a rappresentare uno schema di abbazia molto articolata, documento oggi conservato nella biblioteca dell’abbazia tedesca omonima.
Senza entrare nel merito della consistenza costruttiva degli edifici – specificata solo nelle dimensioni di massima e solo in pianta – il disegno in questione individua con chiarezza tutti gli elementi costitutivi di un’abbazia di età carolingia, incentrata su una grande chiesa con un chiostro addossato a una delle sue navate minori e molti altri edifici al contorno. Della chiesa sono indicati con chiarezza lo schema basilicale di ispirazione paleocristiana (a tre navate, con due absidi contrapposte e transetto), l’annesso corpo occidentale con torri scalarie proprie (il Westwerk) opposto al transetto, gli arredi dell’interno funzionali all’individuazione delle singole cappelle per la celebrazione della messa da parte di ogni monaco. Delimitavano il vuoto del chiostro una sala riscaldata con il dormitorio al primo piano e annessi bagni e latrine, il refettorio con la cucina e le cantine. Intorno al monastero vero e proprio così costituito si distribuivano altri edifici singoli o complessi, funzionali ai diversi altri aspetti della vita dei monaci stessi e della popolazione, la più varia, che abitava l’abbazia: l’infermeria e la residenza del monaco medico, l’ospedale per i monaci e per i novizi organizzato intorno a due altri chiostri con una sua propria chiesa ad absidi contrapposte, il cimitero, la casa dell’abate separata da tutto il resto, la scuola, la foresteria, la residenza per i pellegrini, l’orto con la casa del giardiniere, laboratori vari, la panetteria in collegamento con la cucina, mulini e depositi vari. Sul davanti del complesso, erano le scuderie e le stalle per gli animali divise per specie e rimesse varie per carri e carrette.
Sulla base di questo schema, in seguito – e anche molto oltre il Medioevo – furono realizzate tutte le abbazie dell’ordine benedettino, di volta in volta dando corpo a questa planimetria d’insieme con soluzioni spaziali diverse e tecniche costruttive varie, in funzione delle possibilità economiche dei singoli casi, soprattutto con il tramite delle culture figurative le più differenti, frutto dei diversi tempi e luoghi.
Ciò spiega ad esempio, sempre in area germanica, l’abbandono del Westwerk a favore del Westbau nelle chiese di età ottoniana e salica, in quelle sulle vie di pellegrinaggio la realizzazione di cori con deambulatori e cappelle radiali dal tempo delle crociate in poi, le piante, le coperture e le soluzioni strutturali anche molto diverse tra loro delle chiese del nord, del centro e del sud della Francia e dell’Italia, in momenti molto successivi e, soprattutto in Europa centrale, l’adeguarsi delle figurazioni dei tanti diversi spazi dell’abbazia ai modi del Rinascimento tardo e del Barocco in tutte le loro possibili accezioni.
In relazione al territorio e ai relativi centri abitati, gli insediamenti benedettini – la grande abbazia come il piccolo monastero – erano in qualche modo isolati, per favorire, nel pieno rispetto della Regola, la vita dei monaci completamente dedita a Dio; si trattava di un complesso di luoghi per clausura e attività varie, ma slegati dalla vera e propria vita secolare, autonomi e autosufficenti in ogni situazione. Erano parte integrante dell’abbazia, infatti, anche notevoli estensioni di terre al contorno, gli eventuali insediamenti di servizio correlati (fattorie, mulini, depositi vari), in alcuni casi anche veri e propri villaggi. Ciò spiega perché nel tempo tante abbazie divennero esse stesse quasi delle città minime a sé stanti e soprattutto perché alcune di esse (Montecassino, Cluny) divennero anche grandi centri propulsori di cultura, di vero e proprio potere politico, di notevoli possibilità economiche.
Nell’insieme dell’architettura benedettina di età medievale, richiede un discorso a parte l’architettura cistercense – frutto consistente quanto il resto, cui di fatto si sovrappose – della particolare riforma dell’ordine di san Benedetto operata dal 1089 dal francese Robert de Molesme e in seguito sostenuta con forza e ampiamente sviluppata tra il 1113 e il 1115 da san Bernardo di Chiaravalle. A quest’ultimo – e a persone a lui strettamente correlate – si deve l’elaborazione di una versione per così dire semplificata del tipo dell’abbazia benedettina, così come si era concretizzata dall’età carolingia in poi, dallo schema cosiddetto di San Gallo fino a Cluny III. Lo schema in questione, che verrà replicato ovunque in Europa e quasi senza varianti sostanziali, al contrario di quanto si poteva verificare, ad esempio, proprio in Cluny III, prevedeva una chiesa a tre navate, transetto e presbiterio a terminazione piatta coperti da volte spingenti (a botte nelle prime realizzazioni come Fontenay e altrove, a crociera da Pontigny II a seguire), con affiancate cappelle anch’esse a fondo piatto coperte da volte spingenti. A tale chiesa era connesso un monastero organizzato per lo più intorno a un chiostro solo, a formare un tutt’uno con l’edificio di culto e a sua volta composto da sala capitolare, cucina, refettorio e fontana, magazzini al piano terra e dormitori, biblioteche, scriptorium e quant’altro al piano superiore, da dove si scendeva in chiesa per mezzo di un’apposita scala a ore prestabilite.
Rispetto all’abbazia benedettina cluniacense (architettura cluniacense) del XII secolo, la contemporanea abbazia benedettina cistercense è caratterizzata in generale da una minore dimensione del complesso monastico vero e proprio e da un numero più ridotto di edifici di servizio intorno, nonostante resti sostanzialmente identica la modalità di antropizzazione del vasto territorio al contorno di proprietà dell’abbazia stessa, coltivato e destinato a pascolo e legnatico, strutturato nel complesso per via di insiemi di fattorie (grangie) di dimensioni e complessità varie. Più nel dettaglio, rispetto a quella benedettina la chiesa cistercense in particolare si distingue, almeno nei primi momenti, per l’assenza del coro con deambulatorio e cappelle radiali, di cappelle orientate nel coro e nel transetto, anche e soprattutto per l’assenza di torri in facciata e, in generale, di ogni tipo di torre campanaria.

Esempi

Esempi benedettini

  • Italia: Santa Scolastica e Sacro Speco, Subiaco; abbazia di Desiderio, Montecassino; Santa Maria della Libera, Aquino; Farfa; Santa Maria Assunta, Bominaco; San Piero ad oratorium, Capestrano; San Liberatore alla Maiella, Serramonacesca;
  • Germania: abbazie di Corvey, Lorsch, Fulda, Hersfeld, Hildsheim, Bursfeld, Disentis, Einsiedeln, Reichenau, San Gallo, Hirsau, Gorze, Ottobeuren;
  • Francia: Cluny (I-III), Conques, Saint-Denis, Vézelay;
  • Austria: abbazia di Melk;
  • Spagna: appazia di Ripoll;
  • Inghilterra: abbazia di Glastonbury;
  • Polonia: abbazia di Tyniec;
  • Gerusalemme: abbazia di Nostra Signora della Valle di Giosafath

Esempi cistercensi
Abbazia di Fontenay; abbazia di Pontigny; abbazia di Casamari; abbazia dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre fontane, Roma; abbazia di Fossanova; abbazia di Chiaravalle, Milano; abbazia di Chiaravalle della Colomba, Alseno (Piacenza)

Bibliografia

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