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Binato

Participio passato di “binare” dall’aggetivo latino bīni, “a due a due”. Disposizione architettonica realizzata da due elementi uguali (colonne, paraste, finestre, porte ecc.) accoppiati da un piedistallo, un capitello, un pulvino o un architrave, che concorrono a comporre un insieme unitario. 
Poco usato nell’architettura greca (propileo dell’agorà meridionale di Mileto, V sec. a.C.) e in quella romana imperiale, troviamo il sistema binato nel mausoleo di Santa Costanza di Roma (350 d.C.) applicato alle dodici colonne poste a sostegno del tamburo del corpo centrale o nei setti realizzati per la trasformazione del Palazzo Sessoriano nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Nel medioevo è frequentissimo l’uso di colonnine binate nei chiostri (per esempio delle Abbazie di Chiaravalle e di Valvisciolo presso Sermoneta, e delle basiliche di San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le mura a Roma), sulle facciate di chiese (San Zeno e Santa Trinita di Verona) o nelle gallerie esterne abisidiali, come quella nel duomo di Murano. 

La cattedrale di Trani (fine XI secolo) invece presenta lo spazio interno diviso in tre navate da sei coppie di colonne binate. Esistono diversi esempi quattrocenteschi di porte binate (S. Stefano Rotondo di Roma, realizzata nell’ambito dei restauri di Niccolò V fra il 1447 e il 1455) ripetute anche successivamente da C. Maderno nella Sala Regia al Quirinale inRoma (1609 circa). 

Nel tempo, la disposizione binata divenne meno rigida, gli elementi definiti tali potevano esserlo per semplice contiguità e non per condivisione di un piedistallo, o altro elemento architettonico, anche se si riscontrano ancora raffinatissimi esempi di colonne binate con abaco comune nel chiostro di San Carlino alle Quattro Fontane di F. Borromini (1634-44) o negli innumerevoli cortili con loggiati binati nei palazzi milanesi progettati da F.M. Richini (prima metà del XVII secolo).

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