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Bivio (storia dell’urbanistica)

Dal lat. bivium ( da bis, “due volte”, e via), indica la biforcazione o la confluenza di due strade. Nelle Etymologiae di Isidoro da Siviglia (560-630) viene detto “bivium, quia duplex est via”, distinguendo tra varie categorie di strade tra cui divortia (biforcazione), diverticula (viottolo che si innesta sulla strada principale) e semita (strada laterale).
Sin dalla tarda antichità, in particolare nelle regioni del centro Europa, il bivio è luogo d’incontro, segnalato da costruzioni architettoniche e manufatti artistici. Presenti in varie città medievali, ad esempio Bologna, dove questi nodi viari si sono formati gradualmente, anche riutilizzando tracciati di epoca romana, i bivii erano spesso collocati in corrispondenza delle porte urbiche, sia all’interno sia all’esterno della città, e rappresentavano una sorta di sfioccamento dei percorsi confluenti in uno stesso passaggio obbligato. In questo senso il bivio costituisce un punto di vista prospettico privilegiato della città e va quindi anche interpretato in riferimento agli apparati predisposti per i cortei trionfali di personaggi illustri.
Come esito di una ricerca di monumentalizzazione condotta già a partire dal basso medioevo, il bivio avrebbe generato in età rinascimentale un modello di spazialità urbana di maggiore perfezione geometrico-formale, quale quello del bidente, ispiratore, ad esempio, del piano elaborato da Christopher Wren per Londra.

Bibliografia

Guidoni E., La croce di strade. Funzione sacrale ed economica di un modello urbano, in «Lotus International», 24, 1979, III, pp. 115-119.

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