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Borgata

Borgata del Tufello, veduta panoramica e planimetria, 2010 (elaborazione cartografica G. Rostaino).
Borgata del Tufello, veduta panoramica e planimetria, 2010 (elaborazione cartografica G. Rostaino).

Definizione – Etimologia

Rappresenta, subito dopo le “case sparse”, l’entità minima con cui è possibile definire un’area abitata; è talvolta indicata come località e non è quasi mai segnalata con il suo toponimo. Piccolo agglomerato di case in campagna, è spesso legata a specifiche attività produttive o estrattive dalle quali può prendere il nome, come il caso della/del Borgata mineraria/Borgo minerario (per es.: l’Argentiera in Sardegna, 1864-1963). Più di recente, il termine Borgata ha assunto anche il significato di agglomerato urbano “periferico”, nato, in genere, in seguito alla demolizione e sostituzione di edilizia spontanea di fortuna al fine di realizare di case popolari in zone o quartieri meno degradati. In alcune grandi città come Roma e Milano, la Borgata è un raggruppamento di edifici residenziali progettato e pianificato in un’area suburbana, ma senza stretto rapporto di continuità, almeno in origine, con le aree periferiche della città di cui pure fa parte in termini amministrativi. Nel Trentino-Alto Adige con Borgata si intende, invece, un centro abitato che ha una posizione di preminenza sovra-comunale (denominazione già in uso in passato e ripristinata con decreto regionale del 19 gennaio 1984), il termine può essere attribuito a comuni di oltre 2000 abitanti, capoluoghi di importanza storica o economico-sociale in ambito locale. Borgata (der. di borgo) è un’area abitata di piccole dimensioni, in genere posta lungo i due lati di una strada o all’incrocio di strade, spesso adiacente e connessa ad aree rurali.

Generalità

La Borgata rappresenta la tipologia di insediamento che nasce e si sviluppa in Italia, e in particolar modo a Roma. Nel Ventennio Fascista, anni in cui si sperimentano nuovi “disegni urbani” spesso derivati da esperienze progettuali teoriche applicate, in alcuni casi, anche nelle città di fondazione degli anni Trenta in Italia e nelle colonie italiane d’oltremare. A Roma le prime borgate nascono tra il 1924 e il 1930 – anni in cui si rade al suolo la zona dei Fori Imperiali e del Campidoglio – sono le 12 Borgate Ufficiali Fasciste: Acilia è la prima ed è costruita nel 1924, seguono San Basilio, Prenestina e Gordiani tutte edificate tra il 1928 e il 1930. Le altre sorgono tra il 1935 e il 1940 – anni in cui si demoliscono le case intorno all’Augusteo, gran parte del tessuto urbano presso Piazza Navona (per la realizzazione di Corso del Rinascimento) e la Spina di Borgo (per la realizzazione di Via della Conciliazione) – e sono: Primavalle (tra Forte Boccea, Forte Braschi e Forte Trionfale), Trullo, Val Melaina, Tufello, Santa Maria del Soccorso o Tiburtino III (accanto al Forte Tiburtino), Pietralata (accanto al Forte di Pietralata), Quarticciolo (accanto al Forte Prenestino), Tor Marancia. Le borgate erano costruite, per motivi di “sicurezza nazionale”, spesso presso i Forti ottocenteschi (1877-1891) – posti ad anello nel suburbio di Roma, eretti a difesa della fascia di territorio (allora piena campagna) immediatamente circostante, a “chiudere” e controllare gran parte del territorio fuori le mura – in modo da essere sotto la vigilanza di una stazione di carabinieri o della Milizia volontaria. La popolazione era, così, isolata in aree a carattere strettamente residenziale che solo gradualmente si provvide a completare con la costruzione di mercati, scuole, cinema, delegazioni comunali. La tipologia edilizia delle borgate (dell’ICP – Istituto Case Popolari) era caratterizzata da: case a 1-2 piani per i più poveri, i disoccupati e gli sfollati; case a 3-4 piani per popolazione eterogenea dell’estrema periferia; palazzi per i privilegiati. A partire dal secondo dopoguerra, l’espansione urbanistica di Roma ha inglobato le borgate ufficiali, tuttora riconoscibili per via del peculiare “disegno del tessuto urbano”, della diversa tipologia edilizia/costruttiva e delle caratteristiche planimetriche differenti dalle aree urbane adiacenti o limitrofe.

Derivazione, processo formativo e filoni tipologici

Il termine Borgata, secondo Italo Insolera, «fu usato ufficialmente la prima volta nel 1924 quando fu costruita a 15 km da Roma, in zona malarica, Acilia, dove furono trasferiti gli abitanti della zona del Foro di Cesare e di Traiano e della Via del Mare». Il termine sembra definire, in modo dispregiativo, «un pezzo di città … che non ha la completezza e l’organizzazione per chiamarsi quartiere, oppure un agglomerato rurale … Borgata è una sottospecie di Borgo: un pezzo di città in mezzo alla campagna, che non è realmente né l’una né l’altra cosa». Le prime borgate di Roma, nate inizialmente per supplire alle necessità abitative causate dallo sfollamento forzato (iniziato nel 1924-25 e portato avanti continuativamente fino al 1937) dei residenti di quelle parti del centro storico soggetto agli sventramenti urbani dell’epoca, furono costruite “fuori” dal Piano regolatore di Roma “Piacentini – Mussolini” del 1931. Il Piano prevedeva un ampliamento della città a “macchia d’olio”, introduceva le norme per i piani particolareggiati attuativi (PPA) ma senza una proposta di programmazione degli interventi; piani che, tra il 1931 e il 1965, dopo appena 5-6 anni, cambiarono i tipi e sottotipi edilizi (palazzine – villini – lotti intensivi – parchi) e la rete viaria prevista. Pur vietando lottizzazioni “fuori Piano”, con esso erano previste licenze edilizie su progetti approvati dal Governatorato. I nuclei edilizi preesistenti al Piano, oltre alle 12 borgate ufficiali, erano Tor Sapienza, La Rustica, Rebibbia, Ponte Mammolo, Alessandrina, Finocchio; si contavano file di case allineate lungo le vie Cassia, Trionfale, Aurelia Nuova, della Magliana, Casilina e molte richieste di lottizzazioni e licenze di fabbricabilità a Primavalle. I nuclei edilizi e borgate costruiti, invece, dopo e “fuori Piano” furono localizzati in differenti zone dell’Agro di Roma: tra l’Aniene e la Borgata La Rustica; Tor Sapienza; tra Prenestina e Casilina ad est di Quarticciolo e Alessandrina comprese; lungo la Casilina dalla Borgata Alessandrina a Torre Gaia; tra via Anagnina e Ciampino a sud-ovest di Casal Morena; Statuario; tra Cecchignola e la tenuta di S. Cesareo; 10 km lungo via Magliana, il Trullo, via Portuense, Forte Bravetta, Borgata Villini, Forte Aurelio; lungo l’Aurelia dalla Valle del Gelsomino alla biforcazione dell’Aurelia Antica; Borgata Montespaccato; 10 km da Boccea a Ottavia compresa la Borgata Primavalle; del fosso dell’Acquatraversa e via Cortina d’Ampezzo; lungo la Cassia, denominata Tomba di Nerone; lungo via di Grottarossa; 4 km lungo la Cassia in località Giustiniana. Il 19 luglio 1943, giorno del bombardamento anglo-americano su Roma, furono colpiti il quartiere Tiburtino, Viale Scalo San Lorenzo, Piazza dei Sanniti, Case popolari di San Lorenzo, Città universitaria, Stazione Tiburtina, Basilica di San Lorenzo; i primi ricoveri per gli sfollati furono il Traforo (che venne chiuso) e gli spazi dietro le arcate inferiori del Colosseo. Si popolarono per insediamento spontaneo: Campo Artiglio, Campo Parioli, Fidene e le borgate ufficiali Gordiani e Pietralata, inoltre, sorsero insediamenti abusivi (baracche) lungo l’Acquedotto Felice fino alla via Appia.

Bibliografia

Berlinguer G., Della Seta P., Borgate di Roma, Roma, 1976; Bernardini A., Un anno a Pietralata, Firenze, 1968; Bottoni P., Il problema delle abitazioni operaie nella provincia di Milano e proposte per la creazione di borgate semirurali, Milano, 1939; Ferrarotti F., Roma da capitale a periferia, Bari, 1970; Insolera I., Gli sventramenti e le borgate, in Insolera I., Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica. 1870-1970, Bari, 1970; Martinelli F., Roma nuova, borgate spontanee e insediamenti pubblici, Milano, 1987; Montemaggiori A., Il piano regolatore di Roma e delle borgate marine. Ostia-mare e Fiumicino. Leggi e norme di attuazione, Roma, 1933; Pasolini P. P., Una vita violenta, Milano, 1959.

 

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