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Borgo

G. Braun, F. Hogenberg, Fribergum Misinae, 1575.
G. Braun, F. Hogenberg, Fribergum Misinae, 1575.

Definizione – Etiomologia

Termine di origine tedesca, burg, successivamente latinizzato nell’Alto Medioevo in burgus e presente in tutte le lingue moderne europee (bourg in francese, borough in inglese, burgo in spagnolo). Nel significato più antico il burg indicava un centro fortificato, ma già nelle Formulae Tauronenses (metà VIII secolo) viene utilizzato, forse per la prima volta, nel senso di agglomerazione e almeno sino dall’inizio del X secolo sta a significare un gruppo di abitazioni nei pressi di una città o di un monastero, non necessariamente circondate da mura e a carattere prevalentemente rurale. Il borgo in alcuni casi è anche l’agglomerato edilizio ai piedi del castellum o del castrum, stabilendo quindi una contrapposizione tra abitazioni del popolo e residenza del potere locale o dei suoi rappresentanti. Da borgo deriva burgensis, bourgeois e “borghese” che all’inizio significa semplicemente abitante del borgo. Più tardi il termine avrebbe acquisito il senso moderno, più legato ad una condizione sociale e giuridica.

Derivazione – Processo formativo

Successivamente il significato di borgo varierà a seconda dell’area geografica in cui viene utilizzato. In ambito centro-europeo, in particolare in Francia ed in Germania, burg e bourg possono anche essere equivalenti a città, mentre ciò non avviene in ambito italiano. In questo caso il borgo indica un agglomerato, in genere posto al di fuori delle mura cittadine lungo le strade principali che portano al contado, con le case disposte a spina, e la cui formazione dipende da ragioni di ordine demografico e militare, specie durante il X secolo, all’epoca delle invasioni degli Ungari. In questo caso il termine borgo equivale a quello di suburbio, suburbium, che diventerà successivamente sobborgo, inteso come fascia territoriale che circonda la città. Nella prima età comunale, i borghi cominciano ad avere estensioni di una certa consistenza, fino, certe volte, superare a quelle della città principale, come nel caso del borgo di Genova, dimensionalmente più grande del castrum e della civitas. Più tardi, intorno al XII secolo, vennero costruite o ricostruite ampie cinte urbane che includevano anche i borghi, i quali però continuarono a mantenere la loro denominazione anche una volta compresiall’interno delle mura, mentre i loro abitanti divennero cittadini a pieno diritto (come nel caso di Borgo San Frediano a Firenze).

A partire dal Duecento tutti i grandi comuni italiani cominciano a fondare nell’ambito dei loro territori alcuni borghi, il cui fine principale è quello di controllare e accrescere il potere territoriale ed economico del centro fondatore. Si tratta anche di uno strumento molto efficace per abbattere il potere della nobiltà feudale, da sempre avversa alle città ed ad un suo trasferimento in esse, e per riequilibrare il rapporto militare ed economicoftra città e contado. È il caso, ad esempio, di Brunico, sorta intorno al 1251 per iniziativa del vescovo di Bressanone Bruno von Kirchberg, da cui prende il nome, che cerca di sottrarre potere alle famiglie feudali locali.

In genere la nuova fondazione assume caratteristiche che ne fanno una sorta di riproduzione “ideale” della città capoluogo, come nel caso di Cittadella, fondata dai padovani nel 1222, che prende il nome di quello che era considerato il quartiere più antico della città veneta. Di particolare interesse sono i borghi franchi italiani, per la maggior parte posti nelle regioni centro-settentrionali, caratterizzati da toponimi quali “borgo franco”, “borgo novo”, “castel franco”, “villa franca”, “castel novo”, a cui in genere segue il nome di un specifica località o regione (ad esempio Borgofranco di Ivrea). Vennero chiamati in questo modo a causa delle franchigie concesse ai loro abitanti in modo da favorirne il popolamento, e mantenevano dei rapporti con la città fondatrice regolati dallo ius burgense.

Si tratta in genere di centri fondati ex-novo, muniti di fortificazioni, ai quali venivano concesse particolari libertà, soprattutto di tipo fiscale, e nati in un periodo che va dalla fine del X alla metà del XIV secolo, quando in tutta l’Europa si assiste ad un forte sviluppo demografico e urbano. Sorti per iniziativa di sovrani, di grandi feudatari, di enti ecclesiastici e, soprattutto nel caso italiano, di comuni, la loro fondazione è legata essenzialmente a tre motivi. Il primo è di ordine politico-militare, dato che i borghi franchi si trovavano spesso ai confini dei distretti comunali, sia per difenderli sia per costituire delle vere e proprie teste di ponte per eventuali espansioni territoriali. Il secondo motivo è la volontà di controllare le grandi strade di percorrenza, sia per ragioni di sicurezza sia per ragioni di esazione fiscale, anche in vista di una maggiore attrazione per coloro che avessero deciso di andare ad abitarvi. A questa ragione si può collegare la fondazione della tipologia del burgus in strata, come nel caso dei borghi nati lungo la Via Emilia o nella Marca Trevigiana. Infine, così come in molte altre parti d’Europa, il borgo franco rappresenta un modo per sfruttare in maniera più efficiente vasti territori agricoli, di recente bonifica o disboscamento. In genere ognuno di questi borghi per la sua specifica posizione aveva il compito di controllare una particolare situazione territoriale, quale una strada, un incrocio, una valle o il guado di un fiume. Se la ragione della loro fondazione veniva meno, cadevano in disuso e venivano in alcuni casi abbandonati.

I borghi franchi non sono però una realtà esclusivamente italiana, dal momento che questo tipo di insediamento esiste anche in Germania e in Inghilterra; in particolare il freiburg tedesco raggiungerà delle autonomie e delle libertà sicuramente maggiori rispetto a quelle ottenute dai borghi franchi italiani.

Il rione Borgo di Roma

All’origine germanica del termine burg può essere collegata la nascita del rione Borgo a Roma, posto ai piedi del colle Vaticano, nei pressi della basilica di san Pietro, in quello che era l’Ager Vaticanus dell’antichità. Borghi erano infatti chiamate quelle agglomerazioni sorte più o meno spontaneamente intorno alla basilica e al di fuori delle mura aureliane, la cui funzione originaria era quella di ospitare ed assistere i pellegrini d’Oltralpe che si recavano presso la tomba dell’apostolo Pietro. Denominate all’inizio scholae – Sassoni, Franche, Frisoni e Longobarde, a seconda delle popolazioni cui facevano riferimento – queste istituzioni ebbero ben presto un importante ruolo militare di controllo della basilica vaticana ed assunsero la denominazione di burg, che presto divenne anche toponimo (Borgo Santo Spirito, Borgo Nuovo, Borgo Vecchio) fino ad indicare l’area complessiva cinta dalle mura leonine, realizzate a seguito dell’attacco saraceno del 846, in alternativa al titolo di Civitas Leonina. Sarà solo nel 1586 che la Civitas Leonina diventerà il Rione XIV Borgo di Roma. Sempre durante il XVI secolo, durante il pontificato di papa Pio IV (1559-1565), fuori dalle mura leonine venne costruito Borgo Pio.

Bibliografia

Bocchi F., Suburbi e fasce urbane nelle città dell’Italia medievale, in «Storia della città», 1977, 5, pp. 15-33; Fasoli G., Ricerche sui borghi franchi dell’alta Italia, in «Rivista di storia del Diritto italiano», XV, 1942, pp. 139-214; Guidoni E., Città nuove medievali: S. Giovanni Valdarno, la Toscana, l’Europa, Roma, 2008; Guidoni E., Storia dell’urbanistica. Il Duecento, Roma-Bari, 1992; Comba R., Panero F., Pinto G. (a cura), Borghi nuovi e borghi franchi nel processo di costruzione dei distretti comunali dell’Italia centrosettentrionale (secoli XII-XIV), Cuneo 2002.

 

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