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Boudoir

Dal francese bouder, “mettere il broncio”. Si riferisce, letteralmente, al luogo dove le signore si ritirano, talvolta per vezzo, solitudine. Il termine viene adoperato a partire dal XVIII secolo per indicare un salottino privato elegantemente decorato, per signora, usato per la toletta, come spogliatoio o per conversazioni e incontri intimi. 
La Philosophie dans le boudoir (1797) del marchese de Sade ha contribuito a diffondere la reputazione licenziosa di questo ambiente che, in un’epoca di intrighi e stravaganza, divenne più importante del salone dei ricevimenti. 
Tra i boudoir più noti, famoso è quello alla turca di Maria Antonietta nel palazzo reale di Fontainebleu, ma spicca per eccezionale originalità e perizia tecnica il boudoir della regina di Napoli Maria Amalia di Sassonia, oggi nella reggia di Capodimonte, rivestito di lastre in altorilievo di porcellana bianca ispirate, nella decorazione, al gusto della cineseria.

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