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Brutalismo

Economistbuilding L | Brutalismo | Storia

1. Definizione – Etimologia

Dall’ingl. brutalism e dal fr. beton brut, calcestruzzo armato a vista, grezzo. Corrente architettonica sviluppatasi negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento come ripresa delle ricerche antitradizionali e antidecorative del Movimento moderno, attraverso l’enfatizzazione di elementi strutturali (calcestruzzo armato e acciaio) e impiantistici lasciati a vista, nella loro essenza materica e tecnologica.

2. Origine e diffusione

Già Le Corbusier nell’Unité d’Habitation di Marsiglia (1948-1954) aveva sottolineato le possibilità espressive del cemento armato grezzo, sia nelle poderose strutture portanti, sia nei particolari costruttivi. I più giovani Peter Smithson (1923-2003) e Alison Gill (1928-1993) che erano stati studenti insieme all’università di Durham, poi soci e sposi, nella scuola Hunstanton di Norfolk (1949-1954) lasciarono a vista, oltre alla struttura in acciaio e all’apparecchiatura muraria, anche la dotazione impiantistica. In una relazione tecnica per una piccola casa di Soho, volutamente lasciata molto spoglia, Alison Gill parlò per la prima volta nel 1953 di Brutalismo. Il termine new brutalism fu usato poi dal critico Reyner Banham a partire dal manifesto del 1955 e poi in un saggio omonimo del 1966 che delineava il nascere della nuova corrente.

Nel 1954 gli Smithson avviarono il dibattito all’interno dei CIAM, con la formazione del Team X che aprì la strada ad una ripresa della modernità al di fuori del contesto sclerotizzato e rituale del razionalismo di maniera, dominato dai grandi “maestri”, per trarre nuova forza dalla lettura sociale delle trasformazioni produttive del loro tempo. In particolare essi, in numerosi manifesti, conferenze e pubblicazioni, criticarono il progetto della città del Movimento moderno, caratterizzata da edifici a torre e da ampie strade di scorrimento veloce, per proporre una riflessione sull’importanza della strada pedonale, anche sollevata da terra, separata dai percorsi automobilistici, da pensare in relazione all’altezza degli edifici, come luogo di socializzazione e di incontro dei cittadini. Tentarono di realizzare questa visione con il progetto di quartiere popolare di Golden Lane (1952) che però nelle successive realizzazioni ebbe numerose varianti e sollevò contestazioni tra gli abitanti. Tra le non numerose opere degli Smithson sono da ricordare anche il quartiere Dock Housing, 1952, l’Università di Sheffield (1953) e la sede del giornale “The Economist” a Londra (1959-1964). La loro proposta, più etica che operativa, dunque, si propose come un riferimento per superare la crisi dei CIAM ed evitare il ritorno alla tradizione che sembrava essere anticipato dalle opere di Louis Khan.

Al brutalismo si possono affiancare alcune opere di James Stirling, come la facoltà di ingegneria della Leicester University (1959-1963) e i dormitori del Queen’s College di Oxford (1966-1971). Punti di contatto si trovano anche in opere giapponesi di Kenzo Tange e di Kuni Mayekawa.

In Italia l’opera brutalista più nota è l’Istituto Marchiondi di Vittorio Viganò a Milano (1957-1961) dove le strutture in cemento armato sono enfatizzate e portate all’esterno con forte espressività. Altri autori italiani avvicinabili al brutalismo sono Giancarlo De Carlo, con gli istituti universitari di Urbino e le unità abitative del quartiere Matteotti di Terni (1971-1974), Leonardo Ricci con gli alloggi a Sorgane (Firenze, 1963) e con il padiglione dell’Expo a Montreal (1967) e Leonardo Savioli con la residenza di Firenze (1964), ma si potrebbe ricordare anche la Torre Velasca dei BBPR a Milano (1950-1958) che aprì una nuova riflessione ricca di sviluppi sui temi della storia e del rapporto con il contesto.

Bibliografia

Banham R., The new brutalism: ethic or aesthetic?, London, 1966; Montanari G., Bruno A., Architettura e città nel Novecento. I movimenti e i protagonisti, Roma 2009; Pedio R., “Brutalismo” in forma di architettura, il nuovo istituto Marchiondi a Milano, in «L’architettura. Cronache e storia», 40, 1959.

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