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Bugnato

Definizione – Etimologia

Derivato da “bugna”, designa l’insieme di quei risalti lasciati sulle cortine esterne degli edifici per evidenziare la disposizione dei conci. Il suo impiego conferisce forza e vigore all’insieme architettonico di un edificio.

Gli impieghi del bugnato nella storia

Il bugnato in antichità era un particolare modo di caratterizzare la superficie esterna dei conci in pietra impiegati nell’opera quadrata; in seguito fu realizzato anche in stucco su tutte quelle superfici che prevedevano una rifinitura ad intonaco. Abbiamo due modi di distinguere il bugnato: secondo il tipo di bugne impiegate (bugna) o secondo la loro disposizione sul muro. 
Definiamo “bugnato continuo” quello in cui le divisioni orizzontali percorrono tutta la lunghezza dell’edificio senza le conmmessure verticali; “bugnato a catena” quello in cui i conci sono disposti alternativamente per la lunghezza e per lo spessore. Il bugnato misto, invece, è quello composto da ricorsi di conci di altezza diversa. 
Non ci sono certezze sull’origine. Si è ipotizzato che l’invenzione del bugnato sia da ascrivere al sistema con il quale i costruttori posavano in opera i conci in pietra. Il notevole peso e la disposizione in filari prevedeva l’impiego di elementi finiti e levigati solo sulle quattro superfici di contatto, mentre i rimanenti due lati erano lasciati a rustico. La successiva rifinitura in opera garantiva ai conci spigoli perfetti privi di sbeccature o imperfezioni. 
È possibile che per motivi economici o di tempo qualche opera sia rimasta incompiuta e che l’aspetto “non finito”, cioè con i conci lasciati grezzi, si sia consolidato suggerendo successivamente l’idea di poterlo ripeterlo intenzionalmente. 
Del bugnato nel mondo greco abbiamo esempi sporadici sopratutto in epoca ellenistica (il muro esterno dell’agorà di Stratonicea del I sec. a.C. o il più tardo muro dell’agorà di Efeso) mentre in quello romano esso era molto apprezzato. 
Vitruvio, spiegando come costruire la cella del tempio (lib. IV, cap. 4), fornisce la descrizione del bugnato raccomandando che le bugne siano piccole perché il gran numero rende il paramento più piacevole alla vista. Numerosi sono gli esempi anche se, per il bugnato rustico, gli esordi sono limitati a Roma nella prima metà del I sec. d.C. (muro del Foro di Augusto, Porta Maggiore, Tempio del divo Claudio ecc). 
Invece un esempio di bugnato piano si può vedere sul muro della cella della Maison Carrée a Nîmes (19-16 a.C.). Durante il medioevo il bugnato è stato largamente impiegato sia in costruzioni difensive (torre degli Embrici a Genova del XII sec.) sia in architetture rappresentative del potere politico (Palazzo Vecchio a Firenze, del 1299, o il più tardo palazzo comunale di Montepulciano di Michelozzo del 1424). 
Durante il ‘300 a Firenze si costruiscono numerosi palazzi (Da Uzzano, Alessandri, Minerbetti) dove le fronti principali sono realizzate con un paramento a bugne a sporgenza sempre minore. 
Questo modo di progettare le facciate sarà ripreso anche durante il Quattrocento per i più importanti palazzi nobiliari: Pitti (1450 circa), Medici-Ricciardi (1444-1452), Rucellai (1448-1460) e Strozzi (1490). 
Il bugnato a punta di diamante, invece, è stato quasi esclusivamente impiegato nel sud d’Italia con qualche eccezione costituita dal Palazzo dei Diamanti a Ferrara (1493-1503) o da quello similare a Verona. A Roma troviamo questo tipo di bugnato rappresenta su molte delle case graffite e dipinte della fine del Quattrocento anche se l’esempio più noto della città è il bugnato in travertino a punte di diamante di palazzo De Mattis del 1579. 
Impiegato nel primo Cinquecento come elemento tratto dall’antichità classica, del bugnato fecero largo impiego Raffaello, Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane e Giulio Romano. Nella seconda metà del secolo, invece, fu largamente utilizzato soprattutto come elemento caratteristico dell’ordine rustico. Dalla fine del Cinquecento in poi, l’uso del bugnato fu spesso limitato alle zone basamentali e agli angoli degli edifici.

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