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Caementicium, opus

Apparecchio murario composto di elementi lapidei (caementa) legati da una malta. 
Vitruvio usa il termine caementum o, più ampiamente, lo definisce caementicium saxum (II, 7, 1), structura caementorum (V, 5, 7) o caementorum aedificia (II, 7, 1). 
Costituisce, nella maggior parte dei casi, il nucleo della struttura muraria, la quale era dotata di un paramento esterno che, all’atto della posa in opera, fungeva da cassaforma. Quando l’opus caementicium appare privo di cortine, è probabile che i caementa siano stati allettati come in una normale muratura o facendo uso di casseri in legno. 
Nel caso di fondazioni, lo scavo stesso fungeva da cassaforma. È una tecnica diffusa nel bacino del Mediterraneo già in epoca molto antica, almeno a partire dal V secolo a.C. In queste prime realizzazioni, l’argilla, utilizzata come legante per unire i componenti più diversi, è l’elemento comune. Il miglioramento di questa tecnica si ebbe a partire dal III secolo a.C., grazie al perfezionamento della malta romana, e fu tale da farla divenire il modo di costruire più usato dagli ultimi due secoli della Repubblica fino a tutto l’Impero. 
È grazie all’opus caementicium che gli architetti romani poterono realizzare straordinarie costruzioni, caratterizzate da volte grandiose a copertura di ambienti vasti e notevolmente articolati. Questo apparecchio murario, per le sue caratteristiche tecniche e la sua economicità, si diffuse rapidamente in tutto l’Impero. I caementa potevano essere costituiti da blocchi di qualsiasi materiale disponibile, o potevano essere scelti appositamente. In molti edifici si trovano caementa pesanti e compatti nelle fondazioni e più leggeri nelle volte.

Bibliografia

Adam J.P., L‘arte di costruire presso i romani. Materiali e tecniche, Milano, 1988; Giovannoni G., La tecnica della costruzione presso i Romani, Roma, 1972; Lugli G., La tecnica edilizia romana: con particolare riguardo a Roma e Lazio, Roma, 1957; Ward-Perkins J.B., Architettura romana, Milano, 1974.

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