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Campanile

Torino, basilica di Superga con due torri campanili.
Torino, basilica di Superga con due torri campanili.

Definizione

Struttura turriforme a pianta circolare, quadrata o poligonale, che può essere isolata oppure trovarsi all’interno della fabbrica di cui fa parte. Destinato ad accogliere le campane, deve il suo caratteristico sviluppo verticale alla necessità di propagarne il più lontano possibile il suono; nello stesso tempo, per la sua notevole altezza, si configura quale fondamentale segnale fisico, in grado di indicare la presenza di una chiesa o di un edificio pubblico anche da molto distante.

Generalità, origini e sviluppo storico

I primi esempi di torri campanarie compaiono in ritardo rispetto alle altre tipologie religiose: nei primi secoli del Cristianesimo le campane sono infatti assenti, perché i fedeli vengono chiamati a partecipare ai riti attraverso la convocatio, svolta personalmente e oralmente dal diacono. La crescita del loro numero, con la conseguente difficoltà di contattarli in modo diretto, e i mutamenti nella liturgia, impongono l’uso della campana, cioè di un mezzo di comunicazione che sia nello stesso tempo indiretto e generale. La costruzione dei campanili non è tuttavia necessaria fino a quando non si aumentano le dimensioni delle campane e non si introduce la pluralità delle fonti sonore: la campana unica, retta da due mensole, è infatti di solito collocata presso la porta della chiesa, dove rimane fino allo spostamento in posizione più elevata, voluto, come detto, per migliorare la diffusione del suono; viene così dapprima sistemata nel vano di una finestra e poi, come logica conseguenza, in un campanile a vela appositamente realizzato (questo tipo, che permane nelle costruzioni rurali e nelle chiese di modeste dimensioni, è una piccola struttura bidimensionale composta da due montanti collegati da un arco – sotto il quale si trovano le campane – coperto da due spioventi in muratura).
Le origini dei campanili sono incerte; alcuni studiosi le individuano nelle torri romane, nei fari o nelle strutture sorte all’interno o in prossimità degli edifici religiosi quali organismi di difesa o per renderne praticabili le parti superiori (le cosiddette torri scalari). A partire dal VI secolo l’impiego delle campane appare documentato nelle fonti cristiane; nel Liber Pontificalis si trovano molti riferimenti a costruzioni assimilabili alle torri campanarie, così come nelle iconografie del V secolo (a Roma, nel mosaico sull’arcone trionfale della basilica di Santa Maria Maggiore è raffigurata una chiesa con torri cilindriche e nella porta di Santa Sabina è rappresentata una chiesa di Gerusalemme con due torri in facciata). Un altro esempio coevo è l’iscrizione nella chiesa di Saint-Martin a Tours, che attesta la presenza di una torre in prossimità della facciata. Torri scalari sono inoltre inserite, tra gli altri edifici, nel San Vitale a Ravenna e nel San Lorenzo a Milano.
Non si può tuttavia, in questa fase, parlare già di vere e proprie torri campanarie, il cui prototipo appare invece nel campanile della basilica di San Pietro in Vaticano, fatto costruire da papa Stefano II intorno alla metà dell’VIII secolo e demolito completamente nel 1610; rimane inoltre ancora poco chiara la funzione delle torri nei complessi religiosi carolingi, dove risulta evidente come i piani alti dei Westwerke – probabili manifestazioni estetiche del potere imperiale – possano ospitare comodamente dei gruppi di campane.
Anche se lo sviluppo della forma si completa nei due secoli precedenti, gli studi indicano come la quasi totalità delle torri campanarie venga eretta dopo l’anno Mille, quando l’uso delle campane si diffonde nella liturgia degli ordini benedettini. In seguito, la riforma cluniacense crea un incremento nella produzione di questi oggetti; non si tratta tuttavia di un fenomeno generalizzato a tutto il mondo monastico europeo, poiché i Cistercensi, ad esempio, inizialmente vietano la costruzione di campanili nelle proprie abbazie, al contrario degli Ordini mendicanti che ne accettano l’impiego liturgico.
Tra i campanili medievali più antichi si ricordano quelli ravennati (VIII secolo), che sono in gran parte a pianta circolare e la cui forma deriva dalle torri scalari. Queste tipologie non sono tuttavia molto imitate; la forma quadrata, invece, trova largo impiego soprattutto in Lombardia, dove si perfeziona il tipo romanico-lombardo con pilastri angolari di poco aggetto, fasce orizzontali di archetti a pieno centro, tetto basso a quattro falde o guglia piramidale in laterizio e finestre il cui numero aumenta progressivamente dal basso verso l’alto. Il merito della sua diffusione va attribuito soprattutto ai Maestri Comacini; attraverso il lavoro di queste maestranze itineranti il tipo attecchisce in altri territori dell’Italia, assumendo tuttavia connotazioni diverse da regione a regione.
In Toscana, ad esempio i campanili pisani e lucchesi, pur derivando da quelli lombardi, mostrano particolarità più decorative che costruttive, anche a causa dell’uso del marmo, mentre un unicum di grande suggestione è il campanile del duomo di Pisa, le cui loggette e arcate cieche con losanghe imitano i dettagli architettonici e ornamentali presenti sulla facciata della vicina cattedrale. Le torri campanarie di Roma formano invece una famiglia a sé stante, caratterizzata da una pianta quadrata, da una maggiore quantità di vuoti (a ogni piano si succedono sequenze uguali di bifore o trifore), da un uso costante della policromia e dell’intarsio e dalla mancanza degli archetti negli elementi di suddivisione dei piani, che sono sostituiti da cornici in laterizio con mattoni disposti a denti di sega e modiglioni marmorei. Scendendo verso sud si notano influssi siciliani e musulmani, che si fondono con stilemi locali e con forme desunte dall’architettura di età imperiale.
Al di fuori dall’Italia i campanili isolati sono molto rari, poiché normalmente sono presenti coppie poste in facciata. Campanili sono inoltre collocati all’angolo del transetto o sulla crociera: in quest’ultimo caso la torre assume il nome di tiburio.
Oltre che per motivi liturgici a partire dalla fine del XII secolo le torri campanarie vengono impiegate anche per fini laici: nell’Italia centrosettentrionale le sedi del potere civile (palazzi comunali ecc.) si dotano infatti di campanili, spesso disposti in voluta contrapposizione con quelli degli edifici religiosi.
Nel periodo gotico le nuove forme create oltralpe – in cui dominano virtuosismi decorativi (pinnacoli, trafori, ghimberghe) – non influiscono quasi per niente sulla facies dei campanili italiani, che si mantengono fedeli al tipo lombardo.
L’avversione nei confronti della verticalità tipica del lessico gotico, la preferenza per le cupole e l’esistenza di campanili medievali che rendono superflua la costruzione di nuove strutture sono i fattori che spiegano la scarsa attenzione prestata alle torri campanarie nel primo Rinascimento. Nei pochi esempi di rilievo si nota la volontà di applicare una veste decorativa classica, utilizzando a tale scopo gli ordini architettonici. Nel Cinquecento sono invece frequenti chiese con coppie di campanili in facciata, il cui tipo viene rinnovato nell’età barocca da Bernini, che ribalta il rapporto di prevalenza tra i pieni e i vuoti tipico del secolo precedente a favore di questi ultimi. Spiccano per la loro fantasia decorativa le coeve realizzazioni di Borromini, il quale reinterpreta il tema della cupola posta tra una coppia di torri campanarie, principio compositivo ripreso successivamente da Juvarra nella basilica di Superga.
Nell’Ottocento il revival medievale conduce alla riproposizione in stile degli esemplari romanici o gotici, mentre nel XX secolo, sebbene le moderne tecnologie gli abbiano fatto perdere la sua originaria valenza di richiamo sonoro e visivo, il campanile fa ancora parte dell’architettura delle chiese, in ossequio al suo grande valore simbolico e di riferimento alle tradizioni religiose.

Bibliografia

Campanile, in Enciclopedia Italiana, VIII, Roma 1949, pp. 591-594, ad vocem; Campanile, in Dizionario Enciclopedico di Architettura e Urbanistica, I, Roma 1968, pp. 465-466, ad vocem; PISTILLI P.F., Campana, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, IV, Milano 1993, pp. 85-91; DUVAL N., Campanile, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, IV, Milano 1993.

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