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Campidoglio

G.B. Piranesi, Veduta di Campidoglio e Ara Coeli.
G.B. Piranesi, Veduta di Campidoglio e Ara Coeli.

Definizione – Etimologia

È uno dei colli di Roma, il più piccolo per estensione ma quello che, assieme al Palatino, è investito dei più alti valori storici e simbolici della città. Si trova a nord-est della valle del Foro Romano e domina dall’alto l’Isola Tiberina, in una posizione strategica rispetto alla rotta commerciale che il guado sul Tevere nei pressi dell’isola rappresentava per la città delle origini.
La sella che originariamente collegava il Campidoglio al Quirinale e separava la valle del Foro dalla piana del Campo Marzio, venne rasata dall’imperatore Traiano per la costruzione del proprio foro. Gli scrittori antichi fanno derivare l’etimologia di campidoglio (volgarizzazione del latino capitolium) dal rinvenimento fortuito di un teschio umano (caput) in occasione degli scavi per la fondazione del tempio di Giove Capitolino, sulla vetta meridionale del colle, evento interpretato come presagio della futura gloria di Roma. Alcune fonti più tarde intendono caput oli come deformazione di caput auli, ritenendo il teschio ritrovato appartenente al condottiero etrusco Aulo Vibenna che, dunque, in associazione al fratello Celio Vibenna, costituirebbe una coppia di eroi eponimi per altrettanti colli della città.
Accezioni del termine.
Il colle, che aveva in passato pendici molto più scoscese di quanto oggi si possa apprezzare, è costituito da due rilievi e una sella: l’altura più settentrionale, quella attualmente occupata dalla chiesa di Santa Maria in Aracoeli e dal Vittoriano, era chiamata Arx (che, sostantivato, permane nell’italiano arce = rocca, acropoli), mentre la vetta meridionale, in antico sede del Tempio di Giove Ottimo Massimo e oggi delle ali superstiti del Palazzo Caffarelli, costituiva il capitolium propriamente detto; infine l’avvallamento tra le due alture, occupato prima dal tabularium, poi dal Palazzo Senatorio e dalla piazza del Campidoglio, era detto asylum o locus inter duos.
Nell’uso linguistico moderno, campidoglio ha diverse accezioni: può indicare il colle nella sua interezza (ed è il significato prevalente); può individuarne la sola vetta meridionale (seguendo l’accezione originaria del lemma); può essere estensivamente sinonimo della città di Roma, soprattutto riferendosi ai suoi aspetti politico-amministrativi; può indicare un edificio legato alle funzioni di governo di una città o di una nazione (Campidoglio di Washington). Nell’architettura antica, infine, il capitolium indicava una tipologia di edificio religioso a tre celle tipico delle colonie e dei municipi romani, modellato sull’esempio a Roma del tempio capitolino dedicato alla triade Giove Ottimo Massimo, Giunone e Minerva.

Evoluzione storica

Il Campidoglio in epoca antica
L’importanza del Campidoglio nello sviluppo storico della città affonda le sue origini in età protostorica: l’archeologia ha infatti fornito prove della probabile presenza di un villaggio, tra il XIV e l’VIII sec. a. C., sulla vetta meridionale dell’altura, da identificare forse con il leggendario abitato fondato da Saturno e legato all’avvento di popolazioni straniere (Pelasgi, Greci e Troiani). Il nome del colle in queste fasi remote sarebbe stato mons Saturnius o Tarpeius. Quest’ultimo solo più tardi sarebbe passato a indicare una rupe particolarmente scoscesa del campidoglio, legata agli episodi leggendari delle guerre sabine. Durante l’età regia il Campidoglio acquista principalmente un ruolo di centro religioso.
A Romolo e a Numa Pompilio vengono attribuiti i primi santuari, come il tempio di Giove Feretrio e l’auguraculum (recinto sacro per l’ottenimento degli auspici), ma anche l’istituzione, sotto la protezione di Veiove, di una zona franca tra le due alture (asylum), destinata ai transfughi delle comunità limitrofe. Alla dinastia etrusca dei Tarquini si deve l’inizio della costruzione di quello che sarà il monumentale tempio di Giove Ottimo Massimo, inaugurato nel 509 a. C. durante il primo anno della Repubblica: etrusco nella concezione e negli apparati decorativi, diventerà tuttavia il monumento simbolo della nazione romana e, in quanto tale, più volte restaurato e ridecorato.
Al noto episodio delle oche capitoline, che nel 390 a. C. avrebbero salvato Roma dall’assedio dei Galli Senoni, è collegata la costruzione dell’altro principale santuario dell’area, quello di Giunone Moneta (ammonitrice), posto sulla vetta dell’arx. Nel 78 a. C., all’indomani dalla fine della dittatura sillana, laddove l’asylum si affacciava sul Foro, viene costruito il tabularium (archivio pubblico dello stato), la cui facciata presentava uno dei primi esempi architettonici dell’arco inquadrato dall’ordine. Dall’età imperiale fino alla fine del mondo antico, gli spazi del Campidoglio vengono progressivamente occupati da edifici civili e religiosi, mentre le sue pendici (attraversate da scalinate e strade carrabili, fra cui il clivus capitolinus) incontrano un’edilizia privata a volte anche di carattere intensivo.

Dal Medioevo ai nostri giorni
Se nel V sec. d. C., alcune fonti esaltano ancora lo splendore del campidoglio, durante l’alto Medioevo lo stesso subisce un progressivo abbandono: la vetta meridionale, regredita a pascolo, prende il nome di monte Caprino, mentre sull’asylum rimangono in piedi solo i piani inferiori del massiccio complesso del tabularium.
La storia moderna del Campidoglio inizia nel 1143, quando la fortezza costruita su questi resti dalla famiglia baronale dei Corsi, diventa la sede del Senato del Popolo Romano. L’architettura del Palazzo Senatorio segue le vicende storiche della magistratura civica: con la facciata rivolta al Campo Marzio (l’orientamento dell’urbanistica del colle è opposto rispetto a quello antico), l’edificio ad arcate e loggiati somiglia ai palazzi comunali italiani, almeno finché nel 1354, con le vicende di Cola di Rienzo, viene dato alle fiamme e poi modificato. Le arcate sono tamponate e si aggiungono torri e un campanile centrale. Nell’area dell’antico arx, già nel VIII secolo esiste la piccola chiesa di Santa Maria in Capitolio, donata prima ai benedettini, che la trasformarono in convento, e poi, nel 1248, ai francescani che convertirono l’antica aula nel transetto di una chiesa più grande: l’attuale Santa Maria in Aracoeli. Lo spazio dell’attuale piazza del Campidoglio era, fino al 1477, l’area mercantile della città e ospitava le sedi delle corporazioni. Verso la metà del ‘400, su strutture preesistenti a destra della piazza sorgerà il Palazzo dei Conservatori, finché, intorno al 1540, su impulso di Paolo III Farnese e su progetto generale di Michelangelo viene dato avvio ad un rinnovamento urbanistico-architettonico dell’area. Tra il 1546 e il 1549 Michelangelo stesso intervenne sulla duplice rampa dello scalone senatorio e sul portale del palazzo, la cui facciata sarà poi completata da Giacomo della Porta e Girolamo Rainaldi; nel 1563 iniziarono i lavori per la nuova facciata del Palazzo dei Conservatori e nel 1582 Giacomo della Porta terminò la costruzione della cordonata di accesso alla piazza. Nel 1663 Carlo Rainaldi, con il completamento del Palazzo Nuovo, simmetrico a quello dei Conservatori, conclude i lavori, anche se solo nel 1940, la piazza avrà la sua pavimentazione definitiva, reinterpretata da un disegno di Michelangelo e incentrata sulla statua equestre di Marco Aurelio, fatta spostare sul Campidoglio già da Paolo III. Nel 1885, l’avvio della costruzione dell’imponente monumento a Vittorio Emanuele II sul versante settentrionale dell’arx, dà inizio all’isolamento del Campidoglio, con la demolizione, terminata nel 1943, dei quartieri che cingevano le pendici del colle, per un’iconografia astratta dal contesto urbano forse mai assunta nei secoli precedenti.

Bibliografia

Bedon A., Il Campidoglio. Storia di un monumento civile nella Roma papale, Milano, 2008; Castagnoli F., Capitolium, in Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale, vol. II, Roma, 1959, ad vocem; Petrassei M., Guerra O., Il Colle Capitolino, Roma, 1973; Tagliamonte G., Capitolium (fino alla prima età repubblicana), in Steinby E. M., Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. I, Roma, 1993, ad vocem.

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