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Campus

Definizione – Etimologia

Dal latino campus, campo, pianura sgombra, termine adoperato, nei Paesi anglosassoni, per indicare un’area universitaria, comprendente edifici e spazi aperti. Originariamente si intendeva per campus il solo rettangolo erboso compreso tra gli edifici principali; successivamente, il termine è stato esteso a includere il complesso delle strutture accademiche.

In parte il concetto di campus coincide con quello di città universitaria, anche se in genere quest’ultimo implica la localizzazione in un contesto urbano più strutturato. In tempi più recenti, l’uso di campus si è ampliato ulteriormente per indicare alcune sedi di società, soprattutto se legate alla ricerca e all’innovazione tecnologica (ad esempio il Google Campus a Mountain View, California).

Generalità

Il termine campus indica generalmente un insediamento su scala urbana, con una struttura aperta composta da edifici disposti all’interno di un vasto ambito prevalentemente trattato a verde.

Frequentemente il centro del campus è indicato da uno spazio aperto di una certa dimensione, che acquisisce peraltro anche un significato simbolico, ospitando talvolta un riferimento ai fondatori (ad esempio la statua di Benjamin Franklin nella University of Pennsylvania a Philadelphia) o specifici eventi rituali dell’università (ad esempio la cerimonia di laurea che si tiene nello yard centrale della Harvard University a Cambridge). Su questi spazi affacciano normalmente gli edifici di maggior rilievo, quali il rettorato, la biblioteca centrale ecc. All’interno del campus si trovano spesso anche edifici residenziali (dormitori, il più delle volte per gli studenti undergraduate, ovvero iscritti al college, mentre i graduate students e gli istruttori risiedono di norma in strutture esterne, off campus).

La tipologia del campus, che si basa su un ampio uso di spazi verdi, prevede in genere un utilizzo prevalentemente pedonale degli spazi; per favorire un collegamento con i tessuti urbani circostanti i campus tendono a essere privi di perimetrazioni chiuse, distinguendo l’interno dall’esterno soltanto in virtù di una maggiore fruibilità pedonale.

Derivazione

I primi campus vengono fondati negli Stati Uniti d’America nella seconda metà del Settecento, a seguito della proliferazione dei college “liberali” nelle colonie inglese. Benché le prime università americane siano state fondate già nel Seicento, solo dopo l’Indipendenza vengono organizzate in strutture spazialmente riconoscibili.

Il primo progetto per un campus universitario è generalmente riconosciuto a Joseph Jacques Ramée, autore, nel 1813, di un piano per lo Union College a Schenectady, nei pressi di New York. In un’area di 28 ettari, gli edifici vengono disposti intorno a una grande corte verde, formalizzando quindi un modello che, benché non realizzato, eserciterà una notevole influenza sulle università realizzate nel corso dell’Ottocento. Fra queste, la più nota è certamente la University of Virginia a Charlottesville, il cui primo impianto, progettato da Thomas Jefferson, risale al 1824. Oltre a essere uno dei più compiuti esempi di palladianesimo negli Stati Uniti, questo campus, che Jefferson definiva academic village, rappresenta l’idea stessa di vita comunitaria e di condivisione del sapere, fornendo, attraverso la sua struttura aperta, ampiamente intrecciata con il paesaggio circostante, un’immagine affatto diversa rispetto a quella prodotta dalle università urbane del vecchio continente. Gli elementi del campus jeffersoniano, tra cui la Rotunda, il prato centrale (lawn), i percorsi porticati e i padiglioni, sono stati ripetuti in molti altri esempi successivi (ad esempio la Duke University a Raleigh nel North Carolina, la Johns Hopkins University a Baltimora, e, oltremare, la Tsinghua University a Pechino).

Dalla seconda meta dell’Ottocento i campus delle università nordamericane si sviluppano mantenendo gli impianti tipologici derivati dal modello jeffersoniano, adottando progressivamente un linguaggio storicistico debitore alle blasonate università dell’Inghilterra, soprattutto Oxford e Cambridge. L’immagine di ispirazione medievale è chiaramente leggibile nei grandi campus delle università “Ivy League” quali la Yale University a New Haven o la Princeton University nell’omonima cittadina, i cui edifici principali si legano visivamente al gotico inglese. L’università di Harvard, a Cambridge, dove ancora permangono alcuni edifici risalenti al Settecento, si ispira più direttamente allo stile delle colonie confederate, mentre i campus di impianto successivo, quali il Massachusetts Institute of Technology e la University of California a Berkeley, sono caratterizzati da edifici in stile neoclassico.

Anche nel Novecento i nuovi campus seguiranno in larga misura l’impianto tradizionale, con alcune notevoli eccezioni, quali il campus della Cranbrook Academy, vicino Detroit, progettato da Eliel Saarinen a partire dal 1928. Fondendo elementi della tradizione paesaggistica americana con caratteri compositivi derivanti dal movimento Arts and Crafts europeo, l’architetto finlandese stabilisce un importante ponte di collegamento fra culture che influirà notevolmente sullo sviluppo dell’architettura americana nel Novecento.

Altrettanto può dirsi del campus realizzato da Ludwig Mies van der Rohe per l’Illinois Institute of Technology a Chicago tra il 1943 e il 1957. Appena giunto negli Stati Uniti, l’architetto tedesco implementa in questo grande intervento i principi di progettazione urbana sviluppati durante gli anni berlinesi: gli edifici vengono disposti su una maglia geometrica che definisce i percorsi principali e gli spazi aperti, ma rimangono liberi di creare scorci, prospettive e viste, soluzioni tipiche della tradizione neoclassica e pittoresca tedesca. Dato che gran parte degli edifici furono realizzati dallo stesso Mies e successivamente dal suo allievo Myron Goldsmith, il campus della IIT mostra a tutt’oggi una forte omogeneità di immagine: per questo motivo, benché come modello universitario non abbia avuto seguito, è divenuto invece un riferimento per lo sviluppo di molti campus aziendali.

In Europa, il modello del campus è stato recepito a partire dal secondo dopoguerra, anche nell’ottica dell’apertura e democratizzazione dell’istruzione superiore. Numerosi esempi realizzati, tra cui la University of Sussex a Falmer (Regno Unito) o la Johannes Gutenberg-Universität a Mainz.

In Italia, dove già tra le due guerre la città universitaria di Roma, su disegno di M. Piacentini, aveva declinato in forma più strettamente urbana l’idea del campus, molte strutture universitarie hanno puntato, soprattutto negli anni Settanta, a realizzare impianti più vicini al modello anglosassone. I risultati sono spesso stati controversi, come nei casi dell’Università della Calabria ad Arcavacata (V. Gregotti, 1973), o il campus dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

Esempi

University of Virginia, Charlottesville, Thomas Jefferson, 1824; Columbia University, New York, McKim, Mead & White, 1890; Cranbrook Academy, Bloomfield Hills, Eliel Saarinen, 1928-1940; Illinois Institute of Technology, Chicago, Ludwig Mies van der Rohe, 1943-1957.

Bibliografia

Coppola, P. L’architettura delle università, Roma, 1997; Dober R.P., Campus Architecture, New York, 1996; Gaines T.A., The Campus as a Work of Art, New York, 1991; Turner P.V., Campus: An American Planning Tradition, Cambridge, 1984.

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