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Capanna

Regione di Korhogo (Costa d'Avorio), capanne cilindro-coniche con muri di terra dei Senufò (raccolta Cataldi).
Regione di Korhogo (Costa d'Avorio), capanne cilindro-coniche con muri di terra dei Senufò (raccolta Cataldi).

Definizione – Etimologia

Dal greco kás, pelle, dal latino casa, tugurium, dal latino tardo capanna. In francese è cabane, hutte, in inglese hut, in tedesco hütte, anticamente kase, in spagnolo cabaña. Dal punto di vista etimologico va sottolineato il cambiamento semantico del latino casa, che distingueva a Roma l’abitazione popolare dalla domus patrizia, e che ha acquisito con il tempo il significato generico di comune dimora familiare.

Nel campo di studi dell’architettura primitiva ed etnologica, con il termine capanna si è soliti indicare l’abitazione del ciclo preurbano di popolazioni dedite alla pastorizia e all’agricoltura.

Evoluzione storica e caratteri tipologici

Per perfezionare le forme precedenti di riparo dei cacciatori e raccoglitori nomadi, da un lato sono state introdotte, sotto la struttura di copertura, delle pareti verticali per consentire l’utilizzazione dello spazio interno in posizione eretta,  dall’altro, è stata impiegata per la prima volta la terra come materiale da costruzione in relazione alla sua buona resa termica.

Due sono le forme principali di capanna:

  • la forma cilindro-conica, diffusa in particolare tra le popolazioni bantu della savana africana;
  • la forma a pianta quadrangolare con il tetto a spioventi, propria invece dei popoli della foresta tropicale.

Per la forma cilindro-conica, le varianti strutturali riguardano sia la parete, che può essere in tronchi verticali accostati, con graticcio tamponato in terra, a muro di terra con armatura lignea o con mattoni crudi intonacati ecc., sia il tetto conico, che può essere o meno supportato dal palo centrale. In quest’ultimo caso la copertura deve essere prefabbricata e appoggiata come un cappello sulla parete anulare.

In ambienti carenti di legno, la stessa sagoma cilindro-conica può essere realizzata (in tutto o in parte) in pietra: questo tipo di capanna litica caratterizza ancora oggi numerose regioni europee (Bretagna, Normandia, Provenza, Baleari, Sardegna, Sicilia, Puglia, Grecia ecc.). L’esempio forse più evoluto dal punto di vista tecnico è il celebre trullo pugliese (dal greco troũllos, cupola), che è in realtà una falsa cupola ad anelli progressivamente sporgenti.

Per quanto concerne il secondo tipo, le capanne quadrangolari con il tetto a spioventi nascono per motivi analoghi in ambienti pluviali più ricchi di legno, dove conviene impiegare nelle costruzioni rami e tronchi più consistenti, che non possono essere utilizzati se non in strutture lineari a connessione ortogonale. Quattro sono in questi casi i nodi costruttivi da risolvere:

  • la piattaforma basamentale sopraelevata dal terreno per far scorrere le acque alluvionali o dei laghi e delle lagune (palafitte);
  • lo sviluppo indipendente, accanto ai pali di fondazione, dei pali portanti del tetto;
  • la removibilità delle stuoie di chiusura laterali, necessaria per la circolazione dell’aria in ambienti umidi;
  • l’adeguata inclinazione delle falde del tetto, tramite puntoni inclinati spingenti, da ancorare perciò saldamente con legacci alla trave di colmo; in tal caso, all’interno, i pali portanti mediani possono essere omessi solo se sostituiti a livello di copertura da capriate prefabbricate di luce pari alla larghezza della capanna.

Presso alcune popolazioni degli arcipelaghi dell’Asia e dell’Oceania sono documentate capanne speciali di uso collettivo di grandi dimensioni, il cui tetto (concavo, convesso o molto alto e inclinato) costituisce l’aspetto formale di gran lunga più appariscente.

In ambienti montani ricchi di foreste di conifere, la grande disponibilità di alberi ad alto fusto, già in parte predisposti per usi lineari, ha dato luogo a un’importante evoluzione della capanna quadrangolare, trasformando la struttura delle pareti da discontinua in continua, disponendo cioè a quadrato dei veri e propri muri di tronchi sovrapposti a ricorsi orizzontali sfalsati, agganciati agli angoli con incassi a sella. È il cosiddetto Blockbau, tecnica che caratterizza appunto la tipica costruzione in tronchi delle valli alpine e dei Paesi nordici (Finlandia, Norvegia e Svezia).

Tale vasta koinè edilizia sembra confermare l’ipotesi (avvalorata sul piano linguistico) che nella Grecia preclassica le migrazioni doriche di popoli nordici indoeuropei abbiano contribuito in maniera determinante alla formazione tipologica del tempio, trasformando – con il passaggio dall’edilizia abitativa a quella specializzata – il linguaggio ligneo in quello litico degli ordini architettonici, circostanza, questa, in qualche modo pienamente intuita da tutti gli autori classici (da Vitruvio in poi) che hanno sempre posto a premessa dei loro trattati la derivazione del tempio dalla capanna primitiva.

Bibliografia

Bugge G., Norberg-Schulz C., Stav og Laft. I Norge, Oslo, 1969; Buti G., La casa degli indoeuropei. Tradizione e archeologia, Firenze, 1962; Cataldi G., Le origini dell’architettura nella trattatistica classica, in Studi e Documenti di Architettura, 11, 1983, pp. 39-54; Cataldi G. (a cura), All’origine dell’abitare, Firenze, 1986; Cataldi G. (a cura), Le ragioni dell’abitare, Firenze, 1988; Cataldi G. et al., Tipologie primitive. I tipi radice, Firenze, 1982; Cipriani L., Abitazioni indigene dell’Africa orientale italiana, Napoli, 1941; Guidoni E., Architettura primitiva, Venezia, 1975; Oliver P. (a cura), Encyclopedia of Vernacular Architecture of the World, Cambridge (UK), 1997; Rapoport A., House, Form and Culture, Englewood Cliffs, 1969.

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