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Caravanserraglio

Definizione – Etimologia

Indica l’edificio destinato a ospitare carovane. Il termine carovana deriva dal turco karban e indica “colui che protegge il commercio”. Nel mondo arabo il termine più comune per indicare un caravanserraglio è khan (han in area turca), parola che indica la casa o piccole locande extraurbane. La parola sarai indica la casa o il palazzo.

L’uso di diversi termini per indicare il caravanserraglio va ascritto alle differenze linguistiche regionali piuttosto che a varianti funzionali o tipologiche. Il geografo al-Muqaddasi, ad esempio, impiega i termini funduq, khan, ribat o caravanserraglio a seconda dell’area geografica alla quale si riferisce.

Caratteristiche e organizzazione spaziale

Nel mondo islamico il caravanserraglio è normalmente un edificio quadrangolare, con un solo portale monumentale aggettante dal perimetro cieco del muro di cinta e alto abbastanza da consentire il passaggio di cavalli e cammelli. Torri circolari segnano i nodi angolari e fortificano i lati del recinto. Un vestibolo voltato media il passaggio tra il portale di ingresso e lo spazio interno della corte. Tutt’intorno alla corte sono in genere disposte serialmente le celle destinate a viaggiatori e mercanti. Nei caravanserragli a due piani, le celle al piano inferiore sono destinate allo stoccaggio delle merci, mentre i viaggiatori occupano quelle del piano superiore. Il carico e lo scarico delle merci avviene nella corte. Alcune strutture sono dotate di stanze per ospiti di rilievo ubicate in prossimità del portale di ingresso, mentre il personale di servizio e i custodi alloggiano in celle ricavate nel blocco del portale. Botteghe per i viaggiatori e i mercanti sono ricorrenti in strutture a partire dal XIV secolo, finendo per configurare un complesso che prende la struttura e l’articolazione di un piccolo villaggio fortificato. Gli animali sono custoditi in apposite stalle dislocate in posizione periferica (generalmente in vani angolari). L’acqua è fornita mediante pozzi o cisterne ubicate al centro della corte, mentre alcuni caravanserragli sono dotati di veri e propri hammam.

Derivazione e processo formativo

È impossibile stabilire con precisione quali siano i diretti antecedenti del caravanserraglio. Alcuni, come gli edifici di posta sassanidi o achemenidi, sono completamente perduti. Di altri, come il bizantino pandocheion, possediamo numerose descrizioni ma pochi resti materiali. Rovine sparse delle locande romane danno un’idea troppo vaga di quella che poteva essere la struttura di questi edifici, benché certamente fossero presenti spazi periferici per le stalle e bastioni rettangolari angolari. Taluni fanno riferimento al castrum romano come antecedente diretto del caravanserraglio, ma al di là della comune radice individuata dallo spazio recintato, sono maggiori le differenze che le similitudini. In area mesopotamica, scavi di case parthie mostrano ad Assur e Nippur strutture domestiche introverse organizzate attorno a una corte e caratterizzate dall’uso di iwan che articolano le facciate interne. L’iwan ricorre largamente nella struttura dei più antichi caravanserragli di Persia, suggerendo la derivazione del tipo dall’edilizia residenziale. Anche la facciata trova il suo precedente nell’architettura domestica, introversa e muta rispetto alla strutturazione degli spazi interni.

La collocazione dei caravanserragli fuori dallo spazio urbano rende spesso la composizione della facciata retta da una rigida simmetria di impianto. I caravanserragli urbani sono caratterizzati da una maggiore attenzione per gli spazi destinati alla vendita al dettaglio in strutture permanenti e un minore bisogno di ricorrere a strutture fortificate di particolare impegno strutturale.

Filoni tipologici

Su basi regionali è possibile individuare varianti tipologiche nella struttura dei caravanserragli.

La maggior parte dei caravanserragli dei secoli XI e XII di cui ci siano pervenute testimonianze si trova localizzata in un’area compresa tra Persia e centro Asia. Piccoli edifici compatti di modeste dimensioni e impianto derivato dall’aggregazione di cellule elementari costruite attorno a un vano nodale (Zindan-i Harun) convivono con organismi più complessi caratterizzati da un recinto difensivo fortificato, un solo ingresso monumentale, corte interna, stalle collocate in posizione angolare, cellule disposte intorno alla corte e un pozzo centrale (Ribat-i Karim nella Persia nordoccidentale). In Asia centrale troviamo edifici completamente coperti, fortificati attraverso l’uso ritmico di bastioni difensivi, con un gran numero di celle di servizio (caravanserraglio Manakeldi).

Tutte queste strutture preservano la loro vocazione all’autosufficienza dotandosi di servizi fondamentali come una moschea e grandi iwan che precedono un vano nodale cupolato destinato allo svolgimento di funzioni e cerimonie pubbliche o ufficiali.

I caravanserragli selgiuchidi del XIII secolo dell’Anatolia sono costruiti in pietra con coperture coniche su alti tamburi e motivi decorativi geometrici o floreali sulle facciate esterne. L’impianto mostra l’addizione a una corte aperta circondata da portici voltati di un vano nodale coperto (kishlik). Generalmente il kishlik è di profondità maggiore della corte e presenta coperture voltate a botte perpendicolari al muro di fondo, o una serie di arcate parallele interrotte da un transetto centrale. Più rari sono i caravanserragli che presentano soltanto la struttura della corte circondata da arcate e cellule disposte serialmente intorno allo spazio aperto. Molti di questi impianti mostrano una diretta derivazione dal tipo della moschea selgiuchide coeva. Generalmente un piccolo padiglione al centro della corte funge da moschea derivando la propria struttura a chahar taq (quattro pilastri) da quella dei padiglioni dei palazzi sassanidi o dai templi del fuoco zoroastriani.

I caravanserragli siriani dei secoli XII e XIV mostrano una struttura più semplice, essendo costruiti secondo un impianto quadrangolare definito da un recinto fortificato privo di bastioni e generalmente merlato, accessibile da un unico ingresso decentrato che conduce in una corte circondata da una galleria voltata.

I caravanserragli ottomani della Siria costruiti tra i secoli XVI e XVII sono sovente costruiti in funzione dell’hajj e quindi di notevoli dimensioni (sino a 160 m x 120 m), edificati da figure di alto rango politico e sociale, spesso affiancati da forti di servizio per l’approvvigionamento di cibo e acqua, dotati di una moschea che serve anche la comunità locale e spesso dotati anche di hammam.

I caravanserragli ottomani dell’Anatolia costituiscono il prototipo per i khan urbani, con due piani e due o tre corti interne e pochissimo spazio destinato al ricovero degli animali.

I caravanserragli iranici del periodo ilkhanide (XIV secolo) sono ben rappresentati dal Khan Mirjan in Baghdad (1359), raro esempio di edificio nodale in cui la corte centrale è coperta con un sistema di archi e volte.

Esempi

Zindan-i Harun, Ribat-i Karim, Dair-i Gachin, Ribat-i Malik, Ribat-i Sharaf, Sultan Han, Khan al’-Arus, Bey Han, Emir Han, Khan Mirjan.

Bibliografia

Erdmann K., Das anatolische Karavansaray des 13. Jahrhunderts, Berlin, 1961-1976; Hillenbrand R., Islamic Architecture, Edinburgh, 1994; Kleiss W., Kiani Y., Iranian Caravanserais, Teheran, 1983-1989; Müller K., Die Karawanserai im Vorderen Orient, Berlin, 1920; Sauvaget J., Caravansérails syriens du Moyen Age, «AI» VI-VII, 1939-1940; Sprenger A., Die Post- und Reiserouten des Orients, Amsterdam, 1962.

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