Carolingia, architettura | Wikitecnica.com

Carolingia, architettura

Aquisgrana, veduta della cattedrale oggi.
Aquisgrana, veduta della cattedrale oggi.

Definizione – Etimologia

Architettura promossa dai sovrani carolingi e dai membri dell’alta nobiltà franca, nel periodo compreso tra il regno di Carlo Magno (771-814) e la deposizione di Carlo III il Grosso nell’887. Lo sviluppo dell’architettura carolingia è direttamente legato all’ascesa dei Franchi nell’Europa dei regni germanici e alla loro affermazione politico-militare, appoggiata dai pontefici romani. L’alleanza con il papato favorì un rapporto molto stretto tra il clero e la monarchia, che si rifletteva nel ruolo centrale assunto dalla Chiesa nell’amministrazione pubblica e nel rinnovamento culturale. L’architettura carolingia riflette questi orientamenti, con un recupero evidente di motivi derivati dall’arte antica e dalle strutture imperiali romane.

Cantieri ed esempi 

Delle grandi costruzioni promosse dalla dinastia restano fino ad oggi soltanto pochi esempi, mentre le fonti documentano un notevole sviluppo della committenza regia e imperiale nei territori governati dai Franchi. Le prime manifestazioni di una nuova tendenza artistica vengono fatte risalire al regno di Pipino III il Breve, primo sovrano carolingio dopo la deposizione dell’ultimo re merovingio nel 751. Negli anni 768-775 nel cantiere di ricostruzione dell’abbazia di Saint-Denis, scelta come luogo di sepoltura per Pipino e di rappresentanza per la dinastia, si afferma un modello basilicale di chiara derivazione romana, caratterizzato da un transetto posto al termine delle navate e da una cripta semianulare, che riprende il prestigioso esempio del S. Pietro in Vaticano. I resti della chiesa sono noti in modo frammentario grazie agli scavi condotti sotto l’odierno edificio gotico, ma in corrispondenza dell’ingresso sono state rinvenute strutture che sembrano già preludere allo sviluppo dei corpi occidentali.
L’intervento architettonico più impegnativo promosso da Carlo Magno è però senza dubbio il complesso palaziale di Aquisgrana, realizzato come sede stabile della corte, nel cuore dei territori dominati dai Franchi. Il complesso era composto da una struttura bipolare, formata dalla cappella palatina e dall’aula regia, disposte in modo simmetrico lungo un asse nord-sud e collegate da un passaggio coperto, in gran parte realizzato in legno. Mentre l’aula regia (oggi sede del Municipio di Aachen) riprendeva l’esempio delle grandi basiliche civili romane, la cappella palatina (oggi cattedrale di Aachen) si presentava come una rielaborazione di modelli bizantini a pianta centrale, che trovavano nel S. Vitale di Ravenna il più probabile punto di riferimento. A differenza del S. Vitale, però, ad Aquisgrana si assiste ad una nuova sperimentazione nei sistemi di copertura, con l’impiego di un sistema complesso di volte. Inoltre tra le arcate vennero posti dei diaframmi di colonne, a doppio livello, privi di funzione statica ma in grado di evocare un richiamo simbolico agli esempi antichi e alle forme della monumentalità imperiale romana. Un elemento considerato altamente rappresentativo dell’architettura carolingia è quello che i ricercatori tedeschi chiamano Westwerk, un corpo occidentale collocato in corrispondenza dell’ingresso dei maggiori edifici religiosi, che formava un’area privilegiata per assistere alle liturgie e un blocco monumentale di facciata. Già nella Cappella Palatina di Aquisgrana venne realizzata una struttura di questo tipo, che consentiva l’accesso alle gallerie superiori e al trono di Carlo Magno, collocato di fronte all’altare.

Altri Westwerke, come quelli realizzati nelle abbazie di Saint-Riquier a Centula e di Saint-Médard a Soissons, sono parzialmente conosciuti tramite scavi archeologici, ma l’unico esempio interamente giunto fino a noi è quello di Corvey, in Westfalia. Costruito negli anni 873-885, e quindi nell’ultima fase della dinastia carolingia, è formato da un blocco quadrangolare compatto, con una sala ipostila al piano terra e ai livelli superiori delle tribune porticate, che si aprivano verso le navate della chiesa (oggi non più conservata). Ai lati due imponenti torri scalati (sopraelevate nell’età romanica e integrate dai restauri) completavano la monumentalità della struttura.

Accanto alle opere maggiori, promosse dai sovrani della dinastia, si conservano episodi di committenza legati ai personaggi più influenti della corte, come la cappella di Germigny-des-Prés, voluta dal vescovo Teodulfo d’Orléans, e la chiesa di Steinbach, costruita da Eginardo, il biografo di Carlo Magno. I due edifici mostrano caratteri architettonici fortemente diversificati: mentre la cappella di Teodulfo presenta una delle prime elaborazioni nell’Occidente cristiano della pianta centrale con quattro sostegni isolati (quinconce), la chiesa di Eginardo è caratterizzata da un impianto basilicale a tre absidi, aperte su un basso transetto, e da una cripta a corridoio cruciforme, interamente coperta da un sistema di volte. Alla cappella di Teodulfo si collega in parte uno dei pochi edifici conservati in Italia che possono essere ricondotti alla rinascenza carolingia: la cappella di S. Satiro costruita a Milano dall’arcivescovo Ansperto (868-881).
I centri abbaziali maggiori, legati alla politica imperiale, rappresentano un altro settore di sviluppo di notevole importanza. In gran parte trasformati nei secoli successivi, sono oggi indagati tramite scavi archeologici, immagini storiche e descrizioni letterarie, come nei casi dei monasteri di Centula e di Fulda. Nell’abbazia di Lorsch, in Franconia, si è eccezionalmente conservata una porta monumentale di accesso, che riprendeva l’immagine degli archi di trionfo romani, liberamente rielaborata. Il prospetto principale è decorato da due ordini architettonici sovrapposti e da una geometrica decorazione di formelle policrome.
La pianta dell’abbazia di S. Gallo, in Svizzera, tracciata su pergamena intorno all’830 e ancora conservata presso il monastero (Stiftsbibliothek, cod. 1092), rappresenta l’organizzazione ideale di un grande monastero dell’età carolingia, con una rigida suddivisione degli spazi e delle funzioni. Il modello planimetrico illustrato nel disegno sarà destinato a grande successo nei secoli successivi, e rimane un segno forte dell’eredità lasciata dalla civiltà carolingia alla storia dell’architettura europea.

Bibliografia

Ciotta G., L’architettura carolingia durante il regno di Pipino III (751-768), in «Quaderni di storia dell’architettura», 4 (2002), pp. 21-34; Heitz C., L’architecture religieuse carolingienne. Les formes et les fonctions, Paris, 1980; McClendon Ch. B., The Origins of Medieval Architecture. Building in Europe, A. D. 600-900, New Haven–London, 2005; Poeschke J. (a cura), Sinopien und Stuck im Westwerk der Karolingischen Klosterkirche von Corvey, Münster, 2002; Tosco C., La trattatistica architettonica nell’età carolingia, in «Bollettino d’arte», 98 (1996), pp.17-34.

 

Carolingia, architettura

Wikitecnica.com